Speciale Hong Kong – Il giorno del cotone: un raccolto incerto

Al secondo giorno di Conferenza alcuni temi sono chiari: la tensione tra USA e UE sulla questione agricola, con accuse reciproche di non fare abbastanza; le difficoltà a trovare consenso per chiudere l’accordo sulla liberalizzazione dei servizi causa opposizione dei principali paesi del Sud; la volontà dei paesi del Nord (Europa soprattutto) a chiudere la conferenza con un accordo, anche minimo. Ma su tutto oggi è emersa la questione del cotone, che nella sua drammaticità ben rappresenta contrasto tra i paesi produttori, e le proposte del Nord (Stati Uniti in testa) che offrono carità al posto di regole giuste.

Giorgio Dal Fiume

(l’elenco di tutte le news dello “Speciale Hong Kong” è qui)

E’ un caso emblematico per capire i negoziati al WTO:

“GLI STATI UNITI RADDOPPIERANNO GLI AIUTI ALLO SVILUPPO NEI PROSSIMI ANNI” (Rob Portman, capodelegazione USA);

“L’UNIONE EUROPEA RADDOPPIA GLI AIUTI A FAVORE DEL COMMERCIO PER IL SUD DEL MONDO” (Pat Mandelson, Commissario UE al commercio);

“IL GIAPPONE PRESTERA’ 10 MILIARDI DI DOLLARI PER AIUTARE IL SUD DEL MONDO A ESPORTARE” (capodelegazione del Giappone);

“QUI AL WTO SI NEGOZIANO AIUTI ALLO SVILUPPO, MA NOI VOGLIAMO OTTENERE RISULTATI ANCHE SULLE REGOLE COMMERCIALI” (Benoit Outtara, Ministro Commercio e Industria del Burkina Faso);

“L’AIUTO SERVE, MA RENDE DIPENDENTI E NON AIUTA A CRESCERE. L’UNICO AIUTO CHE CHIEDIAMO E’ IL PAGAMENTO DI UN PREZZO GIUSTO PER IL NOSTRO COTONE” (Presidente Associazione lavoratori cotone del Burkina Faso)

“LA QUESTIONE DEL COTONE E’ DIVENTATA EMBLEMATICA DELLE REGOLE DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE” (Choguel K. Maiga, ministra Industria e Commercio, Mali”

“VOGLIAMO TRATTARE DA PARI A PARI, NON CI LASCEREMO COMPRARE PER ALCUNI MILIONI DI DOLLARI” (Massyatou Lauriano, ministra Industria e Commercio, Benin).

Questa è la stagione del raccolto del cotone: ogni anno i coltivatori africani perdono 400 milioni di dollari causa il calo del valore del cotone causato dalle sovvenzioni americane (ognuno dei 25.000 coltivatori di cotone statunitensi riceve in media 114.000 dollari l’anno di sovvenzioni; tale pratica è già stata condannate dal WTO su denuncia del Brasile, ma prosegue indisturbata) che alterano i valori del mercato, procurando una diminuzione artificiale del 15% del prezzo. I 20 milioni di coltivatori africani (un quinto del totale mondiale) sono alla fame. I ministri denunciano l’insostenibile situazione sociale ed economica dei loro paesi, già ultimi nella graduatoria Onu dello sviluppo umano: Mali, Benin, Burkina Faso, Ciad, Niger… Il loro caso è clamoroso, ma non è un’eccezione: rappresenta la regola del commercio internazionale.

Quel commercio che è rappresentato dai nostri media solo tramite l’andamento delle borse internazionali, specchio tramite il quale l’Occidente riflette sé stesso e nulla ci dice su cosa accade davvero nel Sud del mondo, ai 25 milioni di coltivatori di caffè, ai 14 milioni di coltivatori di cacao… Che diventano per un attimo visibili ai nostri occhi solo quando si schiantano sulle nostre spiagge o contro i muri di Ceuta e Melilla, senza che nessuno ci racconti la loro storia, salvo poi chiedere aiuto e solidarietà per questi poveri sfortunati . “TUTTI SANNO CHE QUESTO COMMERCIO E’ INGIUSTO” ha detto la ministra del Benin. Tutti i rappresentanti africani ai seminari di oggi su questo tema hanno detto che è dal 2003 che ricevono promesse: ora la loro vita stessa non gli permette più di attendere. Peccato che ad ascoltarli non ci fossero più i ministri inglesi, francesi e danesi della cooperazione internazionale, che dopo i loro interventi nei quali tutti hanno auspicato un miglioramento, se ne sono andati via (è rimasta solo la ministra della Germania). Peccato. Non hanno potuto ascoltare le grida del sindacalista del Niger che ha diffidato i ministri africani a concludere qualsiasi accordo che non preveda risultati concreti.

E non hanno sentito neanche il contadino del Benin che ha espresso la sua protesta con un canto, il cui ritornello chiedeva la “fine delle sovvenzioni che ci soffocano, giustizia e possibilità di lavorare”. Ogni tanto i problemi reali filtrano dalla nebbia delle dichiarazioni diplomatiche, pacate e fiduciose, dei ministri occidentali, così tipici di queste conferenze internazionali. Ma questi problemi non sono ancora arrivati a toccare la nostra delegazione governativa: lo deduciamo dai 5 minuti della conferenza stampa del ministro per le Attività produttive Claudio Scaiola: l’unica cosa che ha detto è che i negoziati vanno avanti, che l’Italia e l’Unione Europea è per chiudere un accordo a qualsiasi costo, che lui è ottimista; mentre il suo vice D’Urso ieri ha messo al primo posto degli obiettivi italiani il grande traguardo della tutela delle nostre produzione tipiche, con apposite etichette… così che gli affamati africani sappiano da quali regioni italiane provengono i prodotti che non possono comprare.

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