Speciale Hong Kong – Il difficile percorso per incidere sui lavori del Wto

Mentre (14.30) iniziava il primo incontro dei rappresentanti del commercio equo, il corteo della manifestazione antiWTO – quasi 20.000 persone – dopo aver sfilato per un’ora stava concludendo il suo percorso. Quando (17.00) il capo delegazione italiano, Alfonso D’Urso (viceministro Attività produttive) iniziava il suo briefing per stampa e organizzazioni italiane, sottolineando che la conferenza “era partita col piede giusto, grazie alle proposte presentata dall’Unione Europea”, e che tutta la responsabilità di un eventuale non accordo sarebbe ricaduta sugli Stati uniti e la loro volontà di non modificare la loro politica agricola, non lontano dalla sede della conferenza i primi gruppi di manifestanti si erano già lanciati verso i poliziotti.

Giorgio Dal Fiume

Quando (17.30) ha iniziato a parlare il viceministro dell’Agricoltura Adriano Scarpa Bonazza, incolpando la Commissione UE presieduta da Prodi di aver diminuito le opportunità al WTO, in quanto aveva già concesso tutto sull’agricoltura e quindi ai rappresentanti UE non rimaneva più margine per negoziare, decine di giornalisti erano assiepati davanti agli schermi della sala stampa per osservare gli scontri tra poliziotti e dimostranti, e gli occhi di alcuni manifestanti congestionati dal gas urticante, il tutto sotto pareti di grattacieli alte centinaia di metri interamente ricoperte da immense luminarie con Babbi Natali regalanti doni.

Poco dopo (18.00), mentre nella sede della fiera del commercio equo si inauguravano le decine di stand dei produttori, gli ultimi sud koreani che si erano gettati in acqua per cercare di raggiungere la sede della conferenza venivano rispescati e arrestati, ponendo fine alle varie cariche di coreani, filippini, indonesiani, indiani, e immigrati asiatici a Hong Kong. Quando (19.30) è finito il primo partecipato seminario su “commercio internazionale e sviluppo sostenibile”  e stavano terminando i balli delle delegazioni eque e solidali e dei numerosi ospiti (tra cui molti delegati ufficiali al WTO), a duecento metri di distanza continuava il sit in dei manifestanti asiatici, e la loro impressionante ritualità di musica (decine di tamburi e gong), balli, canti e recitazioni collettive, rigidamente inquadrati per gruppi (sindacati dei contadini, donne, pescatori… ognuno con i suoi cappellini, giubbotti e bandiere contro il WTO), circondati da centinaia di poliziotti in assetto da guerriglia urbana.

E proprio allora (20.00) le centinaia di delegati ufficiali alla conferenza del WTO, tra cui anche i 26 rappresentanti ufficiali del Parlamento Europeo e della Commissione Europea, scivolavano sorridenti tra i tavoli del ristorante del loro Hotel da 500 euro a notte (più 30 per la colazione), la cui mole di  58 piani e 513 stanze si affaccia immensa e colorata – come tutti gli altri grattacieli attorno, ognuno col suo gioco di luci – sul braccio di mare che separa l’isola di Hong Kong dalla penisola di Kowloon, dove altrettanti grattacieli riflettono lo stesso spettacolo. In mezzo sfilano lente navi da crociera illuminate a festa, poco oltre il cordone delle motovedette della polizia, che sostano a poche decine di metri dalla banchina del porto dal quale (20.30) salgono i canti e le musiche delle poche centinaia di koreani rimasti a vegliare affinché il WTO non si scordi di loro. Loro non andranno a cena negli eleganti ristoranti di Central, Wan Chai o Causeway Bay, dove molti delegati e rappresentanti di ong finiscono per ritrovarsi, alla fine di questa “estenuante” prima giornata di lavori del WTO.

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