Speciale Hong Kong – Benvenuti nel Terzo Millennio

I grattacieli dello skyline di Hong Kong che si illuminano a ritmo di musica dance in prima serata, strade illuminate ad albero di natale, la pubblicita’ del telefonino di ultima generazione che pesa solamente ottanta grammi e ti sta nel portafoglio. Ad Hong Kong il Terzo millennio e’ gia’ realta’, un misto di grandeur tecnologica e di bricolage futurista per nulla discreto, anzi diremmo particolarmente ingombrante. Altrettanto ingombrante come il prossimo grande appuntamento globale che tutta la citta’ sta aspettando da mesi, la Sesta Conferenza Ministeriale della Wto. Una sorta di prova del nove per un’organizzazione in piena crisi di legittimita’, dopo il fallimento di Seattle, ma soprattutto dopo la debacle di Cancun, e che rischia di festeggiare il suo decimo compleanno con un ulteriore nulla di fatto.

Alberto Zoratti – Tradewatch Monica Di Sisto – Fair/Tradewatch

La pretesa di trasformarsi nell’unico grande organismo di regolazione globale (e non solo dei mercati) sta mostrando la corda, soprattutto per l’opposizione sempre maggiore a livello di delegazioni governative del sud del mondo che, aldila’ dell’oramai consolidato G20 con Brasile ed India in testa, vede un maggior protagonismo dei paesi africani. Una presunzione che pero’ pare avviata al fallimento in seguito alle sempre piu’ evidenti reazioni che la spinta alle liberalizzazioni data dalla Wto sta sollecitando in tutto il mondo. Migliaia di contadini, pescatori, piccole e grandi organizzazioni di base, Ong, stanno convergendo in questi giorni fin di fronte ai cancelli del Convention Center per chiarire ancora una volta che l’agricoltura non puo’ essere considerata bene di scambio e che i servizi, soprattutto quelli pubblici, non potranno essere elencati come semplici voci nei listini di borsa. La manifestazione dell’11 dicembre ha dimostrato questo, cosi’ come le iniziative che via via in questi giorni, durante la settimana di azione globale sulla Wto, verranno organizzate. La Rete Our World Is Not For Sale ha cominciato i suoi strategy meeting gia’ lunedi’ 12 dicembre, mentre le reti del commercio equo internazionale (a cui parteciperanno Roba, Ctm Altromercato, Agices e Fair) comincera’ il suo lavoro il 13 dicembre, giorno dell’apertura del vertice. Tutti gli occhi sono puntati su Hong Kong, ed in particolare sulla Cina, altra grande incognita di questa fine 2005. Sara’ disposta la patria del turbocapitalismo in salsa socialista a veder fallire il vertice del gotha della liberalizzazione globale? Sara’ disposto Mr Pascal Lamy, gia’ commissario al commercio dell’UE ed oggi direttore generale dell’organizzazione, ad essere considerato per l’ennesima volta complice di un ennesimo falimento dopo il crollo di Cancun? I giochi sono ancora aperti, si parla sottovoce di un possibile accordo di bassissimo livello per salvare la faccia, attendendo una sorta di Hong Kong 2 per la primavera prossima; certo e’ che i movimenti sociali accorsi in questi giorni in Cina hanno intenzione di dire la loro (e i circa 80 tra workshop e seminari, nonche’ ben tre manifestazioni lo stanno a dimostrare), in particolare nel tentativo di fare deragliare l’ Agenda di Doha, chiamata retoricamente “Agenda per lo sviluppo”, ma in realta’ pensata per dare un’accelerazione drastica all’apertura indiscriminata dei mercati.

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