Opinioni

Sinodo, i nodi al pettine di Francesco

"Non sono passati i conservatori. L’autorità di papa Francesco è rafforzata. Soluzioni tra luci e ombre. La riforma è lenta, ma è iniziata". Lo scrive Vittorio Bellavite di Noi siamo chiesa, sezione italiana del movimento internazionale We Are Church per la riforma della Chiesa cattolica, una delle principali realtà che Altreconomia racconta in "La Chiesa di tutti", il libro dedicato all’altra Chiesa, tra esperienze ecclesiali di frontiera, gruppi di base, movimenti e comunità
 

"Noi siamo chiesa", sezione italiana del movimento internazionale per la riforma della Chiesa Cattolica, ha analizzato i 94 paragrafi della Relazione finale del Sinodo dei vescovi su “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. Ecco le questioni più scottanti nella prospettiva del movimento "non allineato". "Un Sinodo -scrive Noi siamo chiesa- che ha avuto ‘caratteri conciliari’, ben diversi da quelli del passato quando esso sembrava poco di più un semplice incontro di ecclesiastici che si trovavano per conoscersi e discutere su una traccia già definita e dall’esito lasciato alla completa discrezione del papa".
Un Sinodo con una posta in gioco alta e molto mediatico. "Possiamo dire che, quale che sia il giudizio che si possa dare su di esso, questo Sinodo ha comunque discusso di questioni che l’area “conciliare” della Chiesa aveva sollevato da tempo e che il sistema ecclesiastico, salvo eccezioni, aveva silenziato per anni". Ne esce molto rafforzata l’autorità di papa Francesco:  "L’esito delle votazioni e la qualità del documento conclusivo hanno detto che papa Bergoglio non è in minoranza. Ma soprattutto ne esce rafforzata un’idea diversa di Chiesa: meno gerarchica, meno papocentrica, meno occidentale, appunto più sinodale, con tutte le aperture di visione e di comportamenti che questo implica, e che non mancheranno di ampliarsi e di produrre effetti a tutti i livelli, sia nelle gerarchie che nei fedeli".

Sulle questioni generali che riguardano la famiglia, i problemi sociali con cui ha a che fare il vissuto della generalità delle famiglie, non solo di quelle cristiane, è venuto a galla. "Si è usato -sottolinea Noi siamo Chiesa- un metodo induttivo: nella prima parte di questa Relatio invece di esporre i grandi principi e la dottrina si è esaminata la realtà. Da una parte le situazioni esterne: la povertà, il lavoro, la casa, le migrazioni, l’assenza di politiche per la famiglia, l’esclusione sociale, dall’altra le situazioni interne alla famiglia, la terza età, la vedovanza, i disabili, i bambini e l’educazione dei figli, la condizione della donna, i giovani […]. Questo approccio ha permesso alla maggioranza dei padri sinodali di non usare moduli preconfezionati ma di attingere alla fonte inesauribile della fede e di scavalcare così la barriera costituita dai ‘principi immutabili’ che sarebbero contenuti nel Vangelo e che è eretta dai custodi del ‘sabato’ contro l’uomo e di discutere anche a partire dall’incontro di Gesù con l’adultera, con la samaritana, con la straniera". È anche aumentata la consapevolezza che le culture sono molto diverse tra di loro e che “ogni principio generale ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato… l’inculturazione non indebolisce i valori veri ma dimostra la loro vera forza e la loro autenticità, poiché essi si adattano senza mutarsi, anzi essi trasformano pacificamente a gradualmente le varie culture” (dal discorso alla fine del Sinodo di papa Francesco). Per quello che riguarda l’ammissione all’Eucaristia dei divorziati risposati. è prevalsa la così detta soluzione tedesca -spiega Vittorio Bellavite-. Si tratta della scelta di affidare al singolo credente, affiancato da un presbitero, il discernimento e  la revisione personale, di ‘coscienza’, della propria vicenda. È quella già praticata da un certo numero di credenti che si trovano in questa condizione, accompagnata spesso dalla guida di preti di cui si ha fiducia e che è stata proposta da molto tempo dai cristiani di base (e) da illustri teologi (bocciata da Ratzinger, prefetto dell’ex-S.Uffizio)". Una soluzione che ha dei limiti ma che non è stata indolore:  "Lo prova la forte opposizione che essa ha incontrato. Contro il capoverso 85, che tratta della questione, si è organizzato nel Sinodo il dissenso, che probabilmente riguarda altri aspetti del pontificato di Bergoglio e che su questa questione aveva l’occasione giusta per contarsi […]”.

Sugli omosessuali la moderata apertura della Relatio post disceptazionem del sinodo precedente è finita nel cestino. Nessuna modifica alla linea precedente è passata. Troppe divisioni. "Tutte le elaborazioni e proposte che da anni sono state elaborate dai gruppi di omosessuali credenti e condivise da tanti altri sono state ignorate fa notare "Noi siamo chiesa"-. La sbrigativa conferma della non equiparazione delle unioni omosessuali col matrimonio dovrà comunque confrontarsi con un’opinione contraria che si va diffondendo ovunque. Potevamo sperare almeno che la coppia omosessuale stabile fosse considerata come positiva (o non negativa) o almeno che si lasciasse, alle situazioni ecclesiastiche locali, la possibilità di un approccio pastorale diverso".
Discutibile è stata anche la chiusura alla possibilità di adozioni da parte di coppie omosessuali. "Comunque ci sembra che almeno il problema delle persone omosessuali nella Chiesa ora sia stato posto con molta forza e siamo abbastanza sicuri che esso sarà ancora oggetto di necessaria contraddizione nella vita delle nostre comunità cristiane. Esse  si dovranno confrontare con il vissuto di tante sorelle e fratelli, iniziando a praticare per davvero una posizione di completa accoglienza e di attivo intervento contro ogni discriminazione all’interno della Chiesa ed anche all’esterno". Ma dove è finito il “chi sono io per giudicare di papa Francesco?” si chiede Vittorio Bellavite.
 
Sulle coppie di fatto e il matrimonio civile la Relatio di quest’anno al paragrafo 70 si dice esplicitamente "che queste situazioni devono essere affrontate in modo costruttivo cercando di trasformarle in opportunità verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo. In tempi relativamente recenti i conviventi more uxorio o sposati solo civilmente venivano definiti ‘pubblici peccatori’ e nei documenti del Concilio non esiste alcun riferimento alle coppie di fatto. Vorremmo ricordare tutto ciò a chi continua a parlare di dottrina e di pastorale immutabili nel tempo e nello spazio". Il Sinodo su altre questioni che sono connesse con la vita della famiglia e che sono di grande rilevanza etica e sociale dice poche parole, confermando la posizione tradizionale della Chiesa; così è per l’aborto (paragrafo 64), per l’utero in affitto e il mercato dei gameti e degli embrioni (par.27), per l’eutanasia e il suicidio assistito (par. 20). Per quanto riguarda la procreazione assistita il paragrafo 33 descrive la situazione di fronte alla quale la Chiesa “avverte la necessità di dire una parola di verità e di speranza”. A sorpresa non dice niente altro. "Forse i padri sinodali -rileva Bellavite- non si sentono ancora all’altezza di parlare su questa realtà così difficile e in rapido sviluppo, che incombe sulla famiglia e-  diciamolo pure – su tutta l’umanità".

Sulla pedofilia invece (par. 26 e 78) dopo aver detto parole ovvie si dice “nella Chiesa sia mantenuta la tolleranza zero in questi casi, insieme all’accompagnamento delle famiglie” . Tutto qui. Che significa “sia mantenuta”? Significa che in passato c’era questa tolleranza zero ed ora si tratta solo di continuare a mantenerla? Chi ha scritto questa frase? E la pedofilia del clero con il sistema, ovunque diffuso negli episcopati, di insabbiare in varie forme le denunce a carico del clero? Ma non ci si ricorda della realtà nel mondo e in Italia? Noi  avevamo chiesto che il Sinodo fosse l’occasione perché la Chiesa, da parte dei suoi massimi responsabili nel mondo, esprimesse un atto di profondo pentimento per quanto è successo e chiedesse perdono alle vittime e alle loro famiglie. Questo non è successo.
Infine il Sinodo denuncia al par. 8 l’esistenza “dell’ideologia del “gender”. Un "fantasma" secondo Noi siamo chiesa che è "frutto di una enfatizzazione, da parte di movimenti fondamentalisti, di aspetti del tutto marginali e isolati di alcuni frammenti della cultura femminista e queer. Essi hanno trovato nella campagna contro il fantasma del gender motivo di identità e di scontro contro un  non esistente complotto della cultura “radicalgay”, in assenza delle loro precedenti campagne a difesa dei famosi “valori non negoziabili” che non piacciono a papa Francesco (e a noi)".
 
Infine una nota sulla composizione del Sinodo. "Nonostante Papa Francesco il Sinodo era composto da 270 maschi, celibi e votanti a fronte di un milione di suore rappresentate da tre superiori generali, non votanti e nominate. Le donne quasi assenti su una tematica in cui il vissuto è anche maschile ma molto femminile". E quindi la donna nella Chiesa? "Alla fine del paragrafo 27 si auspica ‘una maggiore valorizzazione delle loro responsabilità nella Chiesa…’. Saranno le solite parole al vento? Anche papa Francesco fino ad ora non ha fatto niente di concreto in questa direzione". Altra cosa curiosa: "nei 94 paragrafi non si ricorda in nessun passaggio (salvo in un accenno semi invisibile) che ben due questionari proposti dalla segreteria del Sinodo hanno fatto discutere in tutto il mondo  per mesi sulla famiglia una parte consistente del popolo di Dio". Infine, fa notare Noi siamo chiesa, "nella Relatio la descrizione del magistero della Chiesa nel tempo parte dal Concilio Vaticano II. Dei diciannove secoli precedenti non si dice niente, forse perché, se si fosse detto qualcosa, ci si sarebbe accorti che la dottrina e la pastorale sono ben variate nel tempo e che quindi i conservatori che parlano di verità immutabili scritte nel Vangelo dovrebbero essere più prudenti".
L’invito è alla lettura integrale del discorso finale, la sera del 24 ottobre, di papa Francesco "perché vi emerge, con particolare  chiarezza, il punto di vista nuovo con cui egli vuole guidare la Chiesa. Ci ricorda i migliori interventi di papa Giovanni. Ci sono tante gemme: ‘Il Vangelo rimane per la Chiesa la fonte viva di eterna novità, contro chi  vuole ‘indottrinarlo’, in pietre morte da scagliare contro gli altri’, la Chiesa vuole ‘difendere e diffondere la libertà dei figli di Dio, per trasmettere la Novità cristiana, qualche volta coperta dalla ruggine di un linguaggio arcaico o semplicemente non comprensibile’, ‘i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera ma lo spirito; non le idee ma l’uomo; non le formule ma la gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono’.
E chiosa Bellavite: "Le parole di papa Francesco continuano a darci molta speranza per il futuro".

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