Opinioni

Sicuri, eppure impauriti

In Italia il numero di reati diminuisce, ma le prossime campagne elettorali per le elezioni amministrative saranno centrate sul tema della sicurezza. La militarizzazione del territorio non serve

Tratto da Altreconomia 178 — Gennaio 2016

Siamo un popolo di insicuri e di impauriti. Nei primi giorni di dicembre, il più importante quotidiano economico italiano titolava in prima pagina: "Quasi 8.000 reati al giorno. Allarme su furti e borseggi". L’occasione è stata la presentazione dei dati contenuti nell’Annuario statistico del ministero dell’Interno, il documento che ogni anno il Viminale elabora mettendo insieme tutta una serie di statistiche riguardanti l’andamento della criminalità nel nostro Paese.

I reati compiuti in Italia nel 2014 sono stati più di 2,8 milioni, il 2,74% in meno rispetto all’anno precedente. I furti in generale, e quelli in abitazione in particolare, insieme ai borseggi e alle estorsioni sono i reati che hanno fatto registrare un trend in crescita mentre, al contrario, sono calate le rapine, gli scippi e le frodi informatiche. Le città del Nord Italia, in primis Milano, seguita da Rimini, Bologna e Torino guidano la classifica del rapporto tra popolazione residente e numero di denunce alle autorità competenti.
La sicurezza, che nell’immaginario collettivo richiama le dinamiche della cosiddetta “criminalità predatoria” e, di recente, anche la lotta al terrorismo, sarà sicuramente uno dei temi della prossima campagna elettorale per l’elezione dei sindaci di diverse città, insieme all’altro grande tema dell’immigrazione. Basta guardare l’enfasi e la costanza con la quale la stampa, in particolare quella locale, pubblica notizie riguardanti furti nelle ville, sovente accompagnate da editoriali e lettere inviate dai cittadini in cui si chiede al legislatore nazionale di emanare delle norme che diano la possibilità anche di armarsi privatamente per difendersi. Come avviene negli Stati Uniti dove, al contrario, il presidente Barack Obama ha iniziato una battaglia per andare esattamente nella direzione opposta, visto i danni che troppe armi in giro per il paese stanno producendo da tempo.

La sicurezza, sia detto chiaramente, è un tema serio che riguarda la vita di milioni di cittadini effettivamente impauriti e preoccupati, che stanno trasformando le loro abitazioni in prigioni domestiche dotate di inferriate, allarmi, porte e vetri blindati. Spesso, per dare segnali di rassicurazione, i politici parlano di inasprimento delle pene ma, nei fatti, la percezione dell’impunità di coloro che rubano e minacciano è piuttosto diffusa tra i cittadini.
Insieme alla repressione, che certamente dà conto immediato dei suoi effetti e fornisce visibilità mediatica, è necessario lavorare, e molto, sulla prevenzione. A tal proposito vale la pena spendere due parole per descrive il progetto sperimentale eSecurity elaborato da un gruppo di studiosi di diverse discipline dell’Università di Trento -criminologi, statistici, informatici- coordinato dal professor Andrea di Nicola (www.esecurity.trento.it). Utilizzando un apposito database in cui vengono inseriti ed elaborati una serie di dati forniti dalle Forze di Polizia nonché informazioni su vittimizzazione, percezione dell’insicurezza, disordine urbano, fisico e sociale e altre variabili socio-demografiche e ambientali -ad esempio, arredo urbano, illuminazione, clima- georiferite, il sistema è in grado di fornire una mappatura e una serie di elementi oggettivi che servono per porre le basi necessarie ad elaborare una politica di prevenzione, sia da parte degli amministratori locali che delle strutture deputate alla repressione dei reati. Il gruppo di studiosi ha predisposto anche un portale web, denominato eSecWEB, per rafforzare la comunicazione e la collaborazione tra i cittadini e gli amministratori locali al fine di rafforzare la partecipazione finalizzata all’elaborazione di politiche e iniziative su possibili comportamenti preventivi.

A Trento, grazie a questo progetto sperimentale, si è visto che in alcuni quartieri dove si verificavano furti nelle abitazioni, i reati sono calati non militarizzando le zone, ma migliorando l’illuminazione pubblica, curando il decoro urbano e organizzando iniziative che non hanno lasciato sguarnito il territorio. La sicurezza è una questione politica che riguarda tutti, non è solo ed esclusivamente un problema di ordine pubblico. —

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