Se piove sul bagnato è colpa del sistema – Ae 18

Numero 18, giugno 2001La liberalizzazione totale dei mercati finanziari mondiali porta crisi e instabilità economica, soprattutto a danno dei Paesi in via di sviluppo. Sembra uno slogan contro il G8, che infatti a Genova tratterà anche di questi temi. In…

Tratto da Altreconomia 18 — Maggio 2001

Numero 18, giugno 2001

La liberalizzazione totale dei mercati finanziari mondiali porta crisi e instabilità economica, soprattutto a danno dei Paesi in via di sviluppo. Sembra uno slogan contro il G8, che infatti a Genova tratterà anche di questi temi. In realtà è l'Onu a dirlo, attraverso l'Unctad, la conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, che da poco ha presentato il suo rapporto annuale.
Dagli anni Sessanta l'Unctad indaga gli scenari dell'economia globale, monitorando produzione, scambi, investimenti. Quest'anno ha dedicato una parte del rapporto alle distorsioni dell'architettura finanziaria internazionale, proponendo misure a favore dei Paesi più poveri e chiamando in causa i maggiori protagosti istituzionali, Fondo monetario internazionale in testa.
Limitarne l'intervento in caso di crisi è una delle proposte -clamorose per certi aspetti- dell'Unctad. Accade di frequente infatti che operatori internazionali investano nei Paesi in via di sviluppo concedendo crediti che difficilmente possono essere ripagati. Simili operazioni risultano comunque “sicuri” perché c'è la garanzia implicita che il Fondo interverrà col proprio denaro in caso di insolvenza dei debitori.

“Il punto è che investire in Paesi dall'economia poco solida -spiega Stefano Chiarlone, tra gli estensori del rapporto- oltre al normale rendimento porta un 'premio per il rischio' che aumenta il guadagno di chi investe”.
Il 'premio' è un incentivo utilizzato per attrarre capitale verso economie poco competitive. “Se l'investimento-base va male le imprese iniziano a fallire in massa, ma senza coinvolgere gli investitori esteri. Per loro interviene il Fondo, che anticipa il denaro al Paese, divenendone creditore a sua volta”.
Questo non fa altro che indebolire ulteriormente l'economia di un Paese in via di sviluppo.
Se il Fondo coprisse solo in parte il pagamento dei debiti del Paese insolvente -sostiene l'Unctad- si ridurrebbero i rischi di crisi e i creditori concorrerebbero nel finanziare i costi dei loro investimenti azzardati.
Un discorso analogo può essere fatto per gli investimenti a breve termine, che nei Paesi in via di sviluppo sono sempre di più rispetto agli investimenti di lungo periodo. Gli investimenti a breve non servono a finanziare progetti di sviluppo, il più delle volte sono semplici azioni speculative condotte da operatori di Borsa.

“È tipico l'esempio -dice Chiarlone- delle divisioni-finanza delle grosse multinazionali che, in attesa di impiegare i fondi nei progetti industriali, li impiegano in speculazioni a breve termine”.
In caso di crisi -dice in sostanza l'Unctad- sarebbe giusto consentire ai Paesi debitori di sospendere unilateralmente e temporaneamente il pagamento del debito.
La sospensione dovrebbe essere regolamentata da un organismo internazionale ma estraneo al Fondo (che, oggi, è parte in causa perché è uno dei creditori).
Va da sé che un organismo del genere oggi non esiste né c'è la volontà politica di sperimentare la sospensione del debito.
Le soluzioni proposte dall'Unctad riguardano problemi noti alle istituzioni internazionali almeno dalla crisi asiatica del 1997, quando l'insolvenza delle “tigri asiatiche” provocò la bancarotta dell'intera regione, con conseguenze pesanti sull'economia mondiale.
I provvedimenti adottati sono stati guidati solo “dall'interesse dei maggiori Paesi creditori”. In caso di crisi infatti il Fondo monetario fissa precisi vincoli cui i Paesi debitori devono attenersi per ricevere finanziamenti: aumento delle tasse e riduzione della spesa pubblica (in primo luogo nel settore sanitario e scolastico), ma anche interventi sulle politiche agricole e industriali.
Tutto questo ricade inevitabilmente sulla popolazione dei Paesi in via di sviluppo.
Dall'altro lato invece, viene data poca attenzione al ruolo giocato dalle istituzioni e dalle politiche dei Paesi creditori: agli investitori stranieri infatti rimane garantito dal Fondo il pagamento dei crediti, e quindi il rendimento atteso, senza che sopportino alcun costo delle crisi che hanno contribuito a scatenare. !!pagebreak!!

L'agenzia Onu per lo sviluppo

La Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad) diviene un realtà permanente nel 1964. L'obiettivo: massimizzare le opportunità di crescita dei Paesi in via di sviluppo, assistendoli nello sforzo di intergrarsi nell'economia mondiale.
Oggi l'Unctad conta 191 Paesi membri. Nella sede di Ginevra lavorano circa 400 persone, coordinate dal Segretario generale Rubens Ricupero. Le Nazioni Unite mettono a disposizione dell'Unctad 45 milioni di dollari ogni anno, più altri 24 che derivano da risorse esterne. I campi di indagine dell'Unctad sono il commercio e le merci, gli investimenti e lo sviluppo delle imprese, politiche macroeconomiche, debito e finanziamento dello sviluppo, trasporti e tecnologie.
I compiti: l'Unctad organizza un forum intergovernativo di confronto su questioni riguardanti il commercio e lo sviluppo, produce ricerche e analisi sugli effetti della globalizzazione e sull'integrazione dei Paesi in via di sviluppo nel sistema mondiale del commercio, fornisce assistenza tecnica ad almeno 300 progetti di sviluppo in un centinaio di Paesi nel mondo. Oltre al rapporto sul commercio e lo sviluppo pubblica ogni anno uno studio sugli investimenti mondiali e uno sui più poveri tra i Paesi in via di sviluppo. Info: www.unctad.org

Come sta il mondo? Male, grazie

Il Trade and Development Report viene pubblicato annualmente. Offre la visione dell'Unctad sui trend dell'economia mondiale e sugli scenari per il futuro. È suddiviso in due parti: la prima è un rapporto congiunturale sui mercati globali, sui valori delle produzioni e degli scambi e sui dati di commercio per Paese e per aree geografiche. La seconda è monografica, e quest'anno riguarda la riforma dell'architettura finanziaria internazionale e il ruolo delle istituzioni internazionali. Può essere scaricata da www.unctad.org/en/pub/ps1tdr01.en.htm

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