Se la commissione europea autorizza il mais ogm

La Commissione europea, il 3 Marzo scorso, ha dato definitivamente il via libera all’importazione e all’uso nell’alimentazione animale del mais geneticamente modificato identificato come Pioneer 1507. La richiesta di autorizzazione era stata avanzata alle autorità competenti olandesi nel 2001 da due multinazionali impegnate nella ricerca del transgenico: la “Pioneer Hi-Bred” (appartenente alla DuPont) e la “Mycogen Seeds” (affiliata alla Dow AgroSciences).

di Piero Orlando

La decisione della Commissione è avvenuta dopo la mancata decisione del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura del 20 dicembre scorso che non era riuscito a riunire una maggioranza qualificata, né a favore, né contraria, non esprimendosi di fatto sulla questione.

Il dossier, secondo la procedura comunitaria, è passato alla Commissione europea che, per esprimere il giudizio ha tenuto conto del parere positivo dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa), secondo cui non esistono prove del fatto che l’immissione sul mercato di prodotti contenenti il nuovo Ogm possa avere conseguenze nocive sull’uomo, sugli animali e sull’ambiente.

Diverso il parere di molte associazione ambientaliste tra cui Greepeace, che mette sotto accusa l’intera procedura autorizzativa europea degli Ogm, e secondo cui: «ci sono diversi frammenti di materiale genetico che non sono stati adeguatamente studiati dall’Efsa: gli animali nutriti con questo mais mostrano una serie di reazioni differenti non riscontrate sui ratti nutriti con mais convenzionale, non ci sono informazioni sulla tossicità di questo mais su specie non target e sull’accumulo e la persistenza nel suolo di una specifica tossina (Bt)».

Il mais in questione è stato modificato per resistere alla piralide del granturco (l’“Ostrinia nubilalis”) ed ad altri lepidotteri che attaccano le coltivazioni, ma contemporaneamente per essere tollerante al “glufosinato ammonio”, un erbicida prodotto dalla Monsanto. L’autorizzazione permette per 10 anni l’importazione e l’uso di questo tipo di mais, ma solo per l’alimentazione degli animali: sono esclusi, quindi, la coltivazione e l’uso per l’alimentazione umana, le cui richieste sono tutt’ora sotto esame.

Il pericolo, comunque, è che il gene possa essere assunto anche dall’uomo mangiando le carni degli animali alimentati con questo granoturco, e, una volta nell’intestino, possa essere assimilato anche dal DNA umano. Stesso discorso per l’erbicida a cui questo mais è resistente, di cui è provata la nocività per la salute e l’autorizzazione incentiverà l’uso. I prodotti immesso sul mercato e contenenti il Pioneer 1507, ad ogni modo, saranno etichettati secondo le regole di tracciabilità e il contenuto di mais geneticamente modificato sarà chiaramente indicato ai consumatori.

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia