Rivoluzione al dettaglio

A Termoli una piccola bottega del centro diventa crocevia dell’economia solidale e punto di riferimento per i progetti sociali del territorio Un Baobab ha messo radici in Molise. E a due passi dal Duomo di Termoli, nell’antico borgo marinaro affacciato…

Tratto da Altreconomia 102 — Febbraio 2009

A Termoli una piccola bottega del centro diventa crocevia dell’economia solidale e punto di riferimento per i progetti sociali del territorio

Un Baobab ha messo radici in Molise. E a due passi dal Duomo di Termoli, nell’antico borgo marinaro affacciato sull’Adriatico, ha preso in gestione un piccolo alimentari. La bottega, una ventina di metri quadrati, avrebbe chiuso, ma la cooperativa Baobab ha deciso di trasformarla nell’“alimentari del consumo critico”. Eliminati i prodotti delle multinazionali e le bibite gassate, da gennaio 2008 sugli scaffali e dentro il banco frigo c’è spazio per le aziende agricole del territorio, meglio se biologiche e cooperative, e per i prodotti del commercio equo.
Una rivoluzione al dettaglio. “Il negozietto ha una funzione sociale importante perché serve i residenti anziani del borgo” spiega Max Di Luzio. È uno dei due soci della cooperativa Baobab che lavora in negozio: “Lasciarlo chiudere avrebbe significato mettere in difficoltà un po’ di residenti, spingerli verso i negozi della grande distribuzione”.
Solo all’inizio, nel veder sparire certi marchi, c’è stata un po’ di diffidenza. “Anche perché -racconta Paolo Marinucci, un altro socio- era passata l’idea che l’alimentari sarebbe stato stravolto. Dopo un paio di mesi, però, hanno iniziato a vedere che i prezzi erano quasi uguali e i prodotti di qualità superiore. Sul fresco, abbiamo prezzi anche più bassi dei supermercati”. Questo è possibile perché la cooperativa acquista direttamente dai produttori quasi tutti i prodotti presenti sugli scaffali, e applica un ricarico del 20/30%. 
L’alimentari di Baobab, che da quattro anni in città gestisce anche una bottega del commercio equo e solidale, è diventata una vetrina del territorio molisano e dei progetti sociali del territorio. La verdura arriva fresca e di stagione dai campi coltivati a Petacciato (Cb) della cooperativa “Il noce”, che si occupa del re-inserimenti lavorativo di giovani ex tossicodipendenti. È la stessa che produce anche la pasta di grano duro Senatore Cappelli (vedi Ae 98), che ha sostituito la Barilla sullo scaffale del negozio. L’olio biologico è frutto della molitura nel frantoio della cooperativa “Colle di Nisi”, che nel paese di Guglionesi si occupa dell’inserimento lavorativo dei disabili. Anche le mele sono biologiche, coltivate da “Melise”, un’azienda agricola che nel comune montano di Castel del Giudice, in provincia di Isernia, lavora anche alla salvaguardia di specie autoctone come la Piana, la Gelata e la Limoncella.
Con il forno, invece, s’è creata una relazione biunivoca: “Utilizza anche materie prime del commercio equo e solidale, come mandorla, uvetta e cacao -spiega Max-, e farine biologiche, con cui panifica anche per il gruppo d’acquisto solidale che Baobab sta aiutando a nascere a Termoli”.
La relazione con i consumatori va oltre il bene e il prezzo: ha una valenza educativa. Come il vino, locale, che è venduto sfuso, a 1,5 euro al litro. “Con il primo ordine, abbiamo acquistato le bottiglie di vetro. Nel giro di un mese -spiega Max- non le abbiamo più dovute comperare: la gente si presenta in negozio con la bottiglia”.
Dalla risposta dei clienti al vino “alla spina” è nata l’idea degli shopper in cotone (biologico ed equo solidale) da regalare ai clienti abituali, una campagna per la riduzione della plastica promossa da Baobab.
Si chiama “Usami!” ed è autoprodotta, senza alcun finanziamento pubblico.
L’alimentari del consumo critico è l’ultima scommessa di questo gruppo di giovani molisani, tra i 25 e i 40 anni. Lavorano insieme dal 2002 e nel febbraio di cinque anni fa hanno dato vita all’associazione Baobab, per promuovere il commercio equo e solidale in Molise. All’interno dell’associazione è maturata l’esigenza di creare una cooperativa, “una struttura -racconta Paolo- che potesse dar lavoro secondo logiche non clientelari, una realtà che sapesse dar fiducia alle persone, e non assistenziale; una realtà economica, che ragionasse però con un occhio diverso”. Perché, dal Molise, i giovani continuano ad emigrare. La cooperativa -nata nel luglio del 2007- ha chiuso il primo anno di attività con un fatturato di 100mila euro; dei 24 soci, 3 attualmente hanno un contratto di lavoro, part-time. 
A dicembre 2008 ha cambiato indirizzo anche la bottega del commercio equo di Baobab: dal centro storico, a due passi dall’alimentari, si è spostata vicino alla stazione. Per finanziare i propri progetti, la cooperativa ha acceso due mutui: 35mila euro da restituire in cinque anni. “Non potevamo aspettare un finanziamento a fondo perduto. Crediamo in questo progetto imprenditoriale -spiega Paolo-: riusciremo a restituire i prestiti”. Nella nuova sede della bottega c’è spazio anche per una biblioteca, di formazione e informazione, con libri dedicati all’“altracultura e all’economia solidale” (dentro ci sono anche Ae e i nostri libri). Chiunque può prenderli in prestito per 15 giorni, come in una normale biblioteca, che a Termoli non c’è. “In tutta la città, 30mila abitanti, c’è una sola libreria. E certi libri non si trovano proprio”.
Il Baobab è un albero cocciuto: “Crediamo nel consumo critico e nel commercio equo, tanto che appena nati come bottega, nel 2005, ci siamo associati all’Assemblea generale del commercio equo e solidale (Agices). Volevamo far parte del mondo dell’equo italiano. La distanza, per chi è al Sud, e lontano dalla centrali d’importazione, si sente molto. Solo una ventina dei soci Agices sono nel centro Sud, Roma compresa. In Abruzzo e Molise ci siamo solo noi”.
Da cinque anni, a Termoli, il Baobab organizza un’edizione locale di “Altrocioccolato”, una manifestazione sul cioccolato che trae spunto (e riprende il logo) dalla festa nazionale del cacao equo solidale di Gubbio. Per coinvolgere la città, e altri esercizi pubblici del territorio. Perché i prodotti non bastano per far crescere il commercio equo. Qui al Sud servono idee.

Altri due rami
Due rami del Baobab ospitano i nuovi progetti della cooperativa di Termoli. Uno è il catering biologico, locale ed equo e solidale: “Abbiamo già affittato la cucina e partiamo con l’inizio del 2009; contiamo anche di poter assumere un’altra persona” spiega Paolo Marinucci; il secondo è il turismo responsabile: Termoli, lungo la costa adriatica, è la “porta” d’accesso al Molise, da cui partire per andare a conoscere l’interno della Regione. Baobab vorrebbe farlo visitando i produttori legati all’alimentari del consumo critico. Il sogno nel cassetto, però, è portare nelle botteghe del commercio equo e solidale un sapore di Sud Italia: un dolce tipico della tradizione abruzzese e molisana, con ingredienti equo-solidali.

Lucania felix
La partecipazione è il motore della lotta all’usura condotta dal Cestrim di Potenza. Un percorso nel quale c’è spazio anche per i gruppi di acquisto

“Potenza della partecipazione”. In Basilicata la lotta all’usura abbraccia il consumo critico e fa nascere grandi progetti. Per scoprirli, c’è da arrivare a Potenza: un paio d’ore di treno da Foggia, su una linea secondaria a rischio smantellamento. Nella “capitale” della Lucania ha sede il Cestrim, il Centro studi e ricerche sulle realtà meridionali. È nato nel 1995 e si occupa di disagio ed emarginazione, ma nel suo dna c’è spazio anche per la finanza etica e il commercio equo e solidale. La sede del Cestrim -alla periferia della città- ospita anche la delegazione lucana di Libera (l’associazione contro le mafie ha un centinaio di iscritti) e quella di Banca Etica; e il Cestrim, nel 2006, è stato tra i promotori dell’apertura di una delle due botteghe presenti in città, che oggi è gestita dall’associazione “Equomondo”.
Al centro di tutto, però, c’è l’attività della Fondazione antiusura “Interesse uomo”, presieduta da Don Marcello Cozzi. Negli ultimi 8 anni, dai tre centri di ascolto a Potenza e in provincia, sono passi 486 soggetti a rischio usura, come famiglie altamente indebitate, o rimaste invischiate nel gioco delle carte revolving (vedi Ae 90), e 144 vittime di usura.
“L’usura -spiega Don Cozzi, che è anche vicepresidente vicario della Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane- è la conseguenza di un sistema malato da un punto di vista sociale ed economico. Per combatterla non sono sufficienti le leggi, ma bisogna cambiare il modo di concepire il rapporto con il denaro, pensare il consumo critico come un’alternativa ad un sistema economico che butta nelle mani degli usurai. Di per sé, un’economia legale non è sufficiente”.
È per questo, ad esempio, che i due fondi gestiti dalla Fondazione sono “ospitati” da Banca Etica. Complessivamente, 1,3 milioni di euro, quelli del fondo di prevenzione creato dalla legge 108 del 1996, “Disposizioni in materia d’usura”, e del progetto di “Credito etico”, rivolto a coloro che, a basso reddito o con un contratto atipico, si trovano a rischio indebitamente e usura.
La Fondazione non ha voluto lasciare questi soldi a disposizione di altre banche. “Perché la finanza etica è l’unica alternativa all’usura” dice Don Cozzi.
A partire da fine ottobre sono state distribuite gratuitamente 50mila tovagliette “anti-usura” ai gestori di ristoranti, pizzerie, bar, pub e vinerie. Raccontano, in dieci immagini, cos’è il fenomeno e come lo si può arginare; perché anche una famiglia “normale” può diventare vittima di prestiti illeciti e perdere soldi e sogni. E aiutano i clienti a difendersi dall’estorsione.
L’equazione proposta dalla Fondazione è assai semplice: per non cadere nel circolo vizioso dell’indebitamento e del rischio usura è necessario cambiare il modo di consumo.
Modificare le regole del mercato: come fanno, da quattro anni a questa parte, le famiglie (17, al momento) che aderiscono al Gas potentino “L’altra metà del cielo”. Quest’anno hanno in programma anche 11 corsi di auto-produzione. Si terranno nell’azienda agricola biologica “Bioagrisalute” di Cancellara, dove Mariano e Gabriella hanno avviato all’inizio degli anni Novanta un progetto di agricoltura biologica e di ospitalità. Con i loro prodotti (pasta biologica Senatore Cappelli, marmellate, formaggi) oggi servono una quindicina di gruppi d’acquisto solidale in tutta Italia.
Mariano è un emigrante di ritorno (vedi Ae 73) come Felice Curci, un giovane agronomo, che dopo essersi laureato a Milano ha scelto di tornare nella sua terra per aprire un birrificio artigianale. Lo ha chiamato “Br’hant”, brigante, e ha sede a San Nicola di Pietragalla. Le due birre (ottime) che ha creato e prodotto finora hanno i nomi di due leggendari briganti lucani, Crocco e Ninco Nanco.
Nelle piccola bottega di Equomondo, dove il commercio equo parla al femminile (otto volontarie, nessun uomo), ci sono i prodotti di “Liberaterra” ce ‘è anche il miele della cooperativa sociale “Bioflores”, che dal 1999 lavora con ragazzi diversamente abili e al re-inserimento lavorativo di giovani ex carcerati in collaborazione con il “minorile” della città.
Il laboratorio sorge al Bucaletto, un quartiere nato dopo il terremoto del 1980.
Produce miele anche la fattoria Burgentina di Brienza. Viene gestita dal Cestrim ed è un centro socio-educativo polivalente che, sul modello delle fattorie sociali, accoglie 12 ragazzi disabili del territorio della Val d’Agri e Melandro. È un’espansione del consumo critico, dovuta -secondo Don Cozzi- “alla voglia di verità, giustizia e partecipazione della gente di Basilicata. La crisi in cui è caduto questo sistema -spiega- non è sicuramente solo economica, ma è anche etica. Lo dimostrano, in Lucania, inchieste come ‘Toghe lucane’ e ‘Totalgate’. La classe politica dovrebbe proporre misure che aiutino un ritorno all’economia di relazioni”.
E invece ha scelto da che parte stare: quella sbagliata.

Un caso editoriale e due pallottole
Quando la mafia non esiste, di Don Marcello Cozzi (Edizioni Gruppo Abele, 14 euro), è il caso letterario dell’anno in Basilicata. 4.500 copie vendute per questo libro che, in quasi 500 pagine,  ricostruisce le tappe della criminalità organizzata lucana, dalle prime infiltrazioni alla camorra nel Vulture all’arrivo della ‘ndrangheta, ripercorre le indagini sui “colletti bianchi”, il racket, gli appalti truccati e gestiti dalla mala.
Per presentarlo Don Marcello -che è il referente regionale per Libera in Basilicata- è stato in tour in una cinquantina di comuni di Potenza e Matera, al Nord Italia e all’estero. Il libro di Cozzi sfata un mito, quello della Basilicata “isola felice” rispetto alle vicine Puglia, Campania e Calabria. Che non è così lo dimostrano i due proiettili indirizzati, in novembre, a Don Marcello: “Succede, quando non accetti di essere funzionale al sistema”.

Link utili
www.baobabonlus.org, la cooperativa Baobab di Termoli; www.melise.it: Melise è il produttore di mele biologiche che serve l’alimentari del consumo critico di Termoli; www.cestrim.org, il sito del Centro studi e ricerche sulle realtà meridionali di Potenza; www.bioagrisalute.it per scoprire l’azienda agricola di Cancellara; www.birrificiolucano.it è il “Br’hant”, il birrificio dei briganti

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