Opinioni

Rimanere nel protocollo di Kyoto è necessario

Il logo di LegambienteDurante il convegno internazionale sul clima (Cop10) a Buenos Aires, il ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli, ha annunciato che l’Italia potrebbe ritirarsi dalla seconda fase del protocollo di Kyoto. Infatti, nel 2012 scadrà il trattato climatico e si negozierà per il Kyoto2.
Il commento di Roberto Della Seta, presidente di Legambiente.

“I dubbi sull’eventuale ritiro dell’Italia –ha spiegato Della Seta– credo nascano dal pessimo risultato che il nostro Governo ha raggiunto, fino adesso, nella riduzione di anidride carbonica. In base al Protocollo di Kyoto dovremmo ridurre del 6% le nostre emissioni, ma fino ad oggi non abbiamo fatto nessun passo in questa direzione, anzi le nostre emissioni sono cresciute di più del 10%. Legambiente è convinta che i Paesi che accetteranno la seconda fase del trattato, cambiando il loro sistema energetico e investendo sulle energie rinnovabili, saranno più competitivi nel mondo globalizzato. Cambiare modello energetico serve all’ambiente, è necessario per fermare i mutamenti climatici ed è indispensabile per il futuro delle nostre economie. Il Governo pensa che l’Italia non sia in grado di raggiungere gli obiettivi fissati nel 1997 dal Kyoto1 e preferisce rimanere legato alla difesa di interessi miopi, tipici di chi ha paura di cambiare”.Dopo il 2012 la Comunità internazionale discuterà per il Kyoto2 e il nostro Paese dovrà decidere se continuare con gli obblighi attuali, o modificare gli impegni stabiliti nella prima fase. “Il rischio che corre l’Italia -ha aggiunto il presidente di Legambiente- è di rimanere indietro rispetto ai Paesi industrializzati. Questi, con la sola eccezione degli Stati Uniti, hanno accettato la sfida di Kyoto e la stanno giocando fino in fondo. L’energia è uno dei tanti campi purtroppo dove l’Italia sta perdendo il treno dell’innovazione e l’ambiente rischia di pagare prezzi molto alti. Ridurre i consumi di petrolio serve a scongiurare il rischio di mutamenti climatici terribili e a combattere l’inquinamento dell’aria. In Europa siamo uno dei pochissimi Stati dove la maggioranza delle merci e dei passeggeri viaggiano su gomma: uno dei materiali più “energivori” e inquinanti. Questo è uno dei terreni di arretratezza che pesano di più sull’ambiente e soprattutto sulla competitività dell’Italia. Serve una grande svolta nella politica energetica e rendersi conto del nesso esistente tra modernità e nuovo sistema energetico”.

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