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L’Italia selvaggia

Guida alla scoperta di luoghi incontaminati per tutti i piedi di Elisa Nicoli
ISBN 9788865162873

Prezzo: 15,00

256 pagine a colori / 12×20 cm / II edizione


Attraverso il ritorno alla natura, questa guida invita a guardare al nostro paesaggio interiore. E se è vero che la wilderness è anche uno stato d’animo, ci dispone a sperimentarlo“.

Un libro sulla wilderness in Italia. Per camminare in luoghi solitari, ospiti della natura tra paesaggi incontaminati, sentieri silenziosi.

  • 16 aree selvagge svelate da un “custode del luogo” che ci invita a scoprire la distanza dalla “civiltà” e la bellezza maestosa della natura.
  • Decine di luoghi e parchi segnalati per fare wild swimming, rotolare dalle dune, inerpicarsi su sentieri solitari, esplorare canyon e forre.

“L’Italia selvaggia” è una guida utile e divertente per tutti gli appassionati di escursionismo alla ricerca di trekking poco battuti, escursioni nella natura, percorsi “segreti” dove turismo e ambiente convivono – ancòra – felicemente.
Un’Italia magica e poco conosciuta fatta di montagne solitarie, valli perdute, boschi sterminati, acque limpide. Luoghi dove si dorme, si mangia e ci si muove secondo i valori del turismo responsabile.

Sentieri selvaggi dove si può camminare nel silenzio, lontani da ogni traccia umana, dove si respira all’unisono con la natura e ci si perde (con prudenza) tra selve e radure. Aree selvagge da Nord a Sud del Paese: dalla mitica Val Grande in Piemonte ai ginepri del Supramonte sardo, dalle pozze smeraldine in Valtramontina alla Cava d’Ispica di latitudine africana.

Una guida per tutti i piedi, che vi farà scoprire cammini ed escursioni pensati non per superatleti, ma per persone comuni, ecoturisti… perché l’obiettivo non è sfidare la natura ma ascoltarla, entrare – con il corpo e con la mente – in una “relazione selvatica” con lei.

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Che cosa trovi in questa guida
  • Lo spirito con cui avvicinarsi ai luoghi selvaggi, lo zaino perfetto, la preparazione fisica e tutte le cose che è bene sapere prima di partire “a piedi”: dalle scarpe allo spazzolino.
  • 16 schede di aree selvagge dal Nord al Sud dell’Italia, isole comprese: Val Grande, Valle Cervo, Val Codera, Val di Vesta, Lagorai, Val Tramontina, Dolomiti Bellunesi, Fosso del Capanno, Valle dello Scesta, Cicerana, Majella, Monti della Meta-Mainarde, Orsomarso, Aspromonte, Cava d’Ispica, Supramonte.
  • Per ogni scheda: gli itinerari più belli, la natura da scoprire e i consigli del genius loci, il “custode” del territorio.
  • Oltre 150 luoghi “wild” segnalati, dalle Alpi agli Appennini, dai grandi Parchi alle piccoli oasi segrete da scoprire con lo spirito dell’ecoturismo.
  • I focus su wild swimming e fiumi, canyon e gole, foreste ataviche, coste e dune solitarie, paesi fantasma.
Alcune pagine

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Recensioni

Edizione 2018:

Il sole 24 ore online
TG2 Eat Parade, Rai 2, 18 maggio
Avvenire, L’Elzeviro del 4 aprile 2018
oggigreen.it
Festival IT.A.CA’

Edizione 2017:

Sport outdoor 24, “Libri da leggere
News-town.it, L’Italia selvaggia
Radio Nuova, “Un libro per audaci
Radio onda d’urto, navdanya, “intervista a Elisa Nicoli
Amati, settembre 2017, La guida
Radio Popolare, Cult, puntata 27 luglio 2017, minuto 32:50
In viaggio (Bio Magazine), libri da viaggio, luglio/agosto 2017
Radio Capital, Happy summer, happy Capital, puntata del 15 agosto 2017
TG 2 Eat Parade, puntata del 11 agosto 2017
Ambienteambienti.com, “vacanze green
Anordestdiche.com, “Una guida tra valli perdute
Unsic.it, “Una guida dei luoghi incontaminati
Viaggiemiraggi.it, “L’Italia selvaggia
Slowrevolution.com, “L’Italia selvaggia
Ecoseven.net, “L’Italia è selvaggia
Agoravox.it, “L’Italia selvaggia

La Gazzetta dello Sport, running, 12 dicembre 2017:

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La relazione selvatica
Prefazione di Franco Michieli, geografo

Quando ci incamminiamo verso la wilderness, come invita a fare la gui- da che avete tra le mani, una cosa dovrebbe esserci chiara: l’universo è selvaggio nella sua quasi assoluta interezza. Solo a causa del particolare e limitatissimo punto di vista umano, circoscritto a pochi istanti d’e- sistenza di un granello di materia perso nello spaziotempo – il nostro, contemporaneo, pianeta – viviamo la preoccupante impressione che la wilderness, la natura selvatica, sia sempre più rara e in via di scompar- sa. Ciò non è vero su grande scala: nessuno può deviare la naturale e selvaggia evoluzione del cosmo.

Ma giustamente la nostra attenzione si sofferma sull’eccezionalità del minuscolo ambiente vivente di cui siamo parte: l’ecosistema terrestre, che per quanto piccolo rispetto al tutto, racchiude una conquista che supera ogni capacità immaginativa. È il mistero per cui pochi tipi di particelle elementari, aggregandosi in atomi, molecole, cellule, sono diventate vita e passione per essa, e perfino molteplici forme di coscienza, numerose quante sono le specie sulla terra, ognuna con un particolare modo di percepire se stessa e l’ambiente. Questa evoluzione spontanea e “selvaggia” della materia è ben più eclatante della tecnologia umana e dei paesaggi antropici, che sono solo una conseguenza delle doti che, nel bene e nel male, ci ha fornito la terra.

Ne siamo poco consapevoli a causa del narcisismo e della megalomania insiti nel DNA umano, che ci spingono a enfatizzare le nostre effimere opere. Eppure dovremmo il nostro più alto rispetto, e un’attenzione devota, agli ambienti terrestri che mantengono qualcosa di primigenio e non ingabbiato dai nostri fini. Là infatti – e non nelle identità culturali – stanno le radici profonde nostre e degli altri viventi; là si trovano sempre possibilità di interpre- tazione del mondo diverse e complementari a quelle già contenute nel nostro cervello. Ed è là che possiamo ritrovare il sentimento perduto del sentirci “a casa”, nella nostra antica dimora originale, dove proprio in assenza di comodità e servizi protettivi ci riscopriamo inaspettatamente in equilibrio dentro noi stessi, perché stimoli esterni e reazioni interne tendono a compensarsi, come in ogni essere selvatico.

Oggi però dobbiamo anche chiederci: nelle nostre escursioni nelle località italiane ed europee che ci paiono meno antropizzate, siamo davvero immersi nella wilderness? Alla domanda si può rispondere in molti modi – alcuni sono proposti in questo libro -, perché comunque il termine wilderness non identifica una natura intatta in senso oggettivo, ma il modo in cui percepiamo un ambiente selvatico.
Come noto il wild è stato percepito per millenni, a fasi alterne, come negativo, orrendo e pericoloso, contrapposto ai paesaggi umanizzati delle città e delle campagne coltivate. Numerosi studi hanno narrato come da oltre due secoli il modo di intendere la natura selvatica abbia cominciato a mutare, fino quasi a ribaltare la precedente repulsione.

Da tempo “andare nella wilderness” è di moda. Spesso non si tratta davvero di territori selvaggi, anzi: se pensiamo per esempio alle Alpi e agli Appennini, ci troviamo in ambienti in cui l’uomo ha modificato drasticamente gli ecosistemi, trasformando le foreste originali in bo- schi di essenze a lui utili, sostituendo le selve con pascoli, sterminando gran parte degli animali predatori di media e grossa taglia, introducen- do animali domestici. Anche i sentieri rappresentano un mutamento enorme rispetto a terreni impervi dove si deve camminare cercando passaggi naturali. Eppure, dove l’uomo sta ritraendo le proprie attività di utilizzo della terra, una nuova selvaticità, o wilderness di ritorno, sta rioccupando i monti. Non c’è un mondo primordiale, ma ambienti in cui le forze della natura riprendono ad agire con scarsa influenza diretta dell’uomo: entrando in autentica relazione col divenire di questi ecosi- stemi, col rigenerarsi di elementi selvatici, si può percepire la filosofia naturale senza tempo che anima l’evoluzione sulla terra e riscoprire le nostre capacità di adattamento fisiche e immaginative che essa ci ha donato. Lo scrittore britannico Robert McFarlane, in conclusione del suo fortunato libro Luoghi selvaggi, sottolinea: «Durante la mia discesa verso sud il mio modo di intendere la selvaticità aveva conosciuto una trasformazione – la gamma delle manifestazioni della natura selvaggia si era ampliata.

L’iniziale immagine dei luoghi selvaggi come posti remoti, privi di storia e vestigia, mi appariva parziale e inadeguata. (…) Avevo imparato a riconoscere anche un altro genere di selvaticità, per la quale prima ero cieco: quella della vita naturale, la pura forza dell’esistenza organica in atto, vigorosa e caotica. Questa selvaticità non aveva a che fare con l’asperità, ma con l’esuberanza, la vitalità, il gioco». Una riflessione che pare adattarsi bene anche alla natura del nostro Paese.
Non dobbiamo quindi chiederci fino a che punto un ambiente in cui ci inoltriamo sia oggettivamente selvaggio (di solito non lo è del tutto), ma come esso ci possa parlare di sé, delle nostre antiche radici e di noi stessi. Incontrare la wilderness significa entrare in una relazione selvatica, ovvero percepire e reagire per mezzo del nostro corpo e della nostra psiche, indipendentemente da dove ci troviamo. Non c’è wilderness in Amazzonia, al Polo Nord o sull’Everest, se ci andiamo in fuoristrada, in elicottero, col GPS, su una via attrezzata e respirando da bombole d’ossigeno: anche i luoghi estremi della terra divengono puramente artificiali quando chi li visita si nasconde dentro bolle tecnologiche che mediano tra l’uomo e la natura, banalizzando le mete e distribuendo risposte pronte.

C’è wilderness solo se le andiamo incontro utilizzando sensi, facoltà psichiche, forze fisiche che naturalmente abbiamo in noi. Come io stesso ho sperimentato con meraviglia durante innumerevoli traversate di terre selvagge – e come racconto con molti esempi nel mio libro su questo tema, “La vocazione di perdersi” (Ediciclo 2015) -, quando togliamo il superfluo, quando è la nostra persona che si muove, interpreta, dubita, sceglie a ogni passo, e si sente responsabile di ogni gesto senza affidarsi a strumenti tecnologici o servizi che prendono il posto della relazione tra uomo e natura – in altre parole se siamo noi a ritornare almeno in parte selvatici – allora anche l’ambiente circostante rivela la sua wilderness, nascosta o eclatante che sia. Una wilderness che non coincide mai con uno scenario da cartolina, ma con ciò che accade stando là dentro senza mediazioni, in attesa che la natura lasci capitare l’inaspettato, aprendo una dimensione spirituale.

Come noto, anche un libro, come la natura, non mostra un significato identico a tutti, ma ciascun lettore trova specifici messaggi scoprendo nella narrazione qualcosa che lo riguarda, e che l’autore non poteva co- noscere. Le proposte appassionate degli autori di questa Italia selvaggia sono dunque una grande opportunità che ciascuno può cogliere in modo diverso, e che esistono grazie alla bellezza naturale che nel nostro Paese, nonostante tutto, resta eccezionale.

L’aura selvaggia – ma in verità ricca di storie passate – di questi luoghi non è scontata, né la si può acquistare già pronta. Dipende dalla capacità di ogni escursionista di inselvatichirsi quanto basta per saper stare nella natura con i soli propri sensi, in silenzio, in ascolto, con rispetto. Così scoprirà quei messaggi speciali che quei luoghi contengono e che sono indirizzati a lui, e solo a lui, e che nessun suggerimento preconfezionato potrà sostituire. Quando qualcuno si accorgerà di sentirsi in autentica compagnia, là dove pare non ci sia nessuno, allora saprà che lo spirito del wild l’ha raggiunto.

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Il libro

La prima parte – oltre a dichiarare lo spirito della guida – fornisce il “decalogo” delle indicazioni pratiche per partire in piena sicurezza: la preparazione del viaggio, lo zaino ideale – che cosa non si può dimenticare, dai vestiti al cibo -, la documentazione essenziale, le mappe più affidabili, l’eventuale e opportuna tecnologia, la scelta di una buona compagnia o le condizioni per andare in “solitaria”.

Le ampie schede delle 16 aree selvagge offrono nell’apertura i “buoni motivi” per cominciarne la scoperta: una sorta di mappa concettuale e fotografica che prelude a una descrizione minuziosa di itinerari e sentieri, bellezze naturali, paesaggi, flora e fauna, gastronomia. Ma a rendere straordinaria l’Italia selvaggia, ma sono anche la Storia, le storie e gli uomini che l’hanno percorsa. Lo dimostrano le preziose interviste alle persone che vivono o frequentano questi luoghi, i “genius loci”, le persone che conoscono davvero il territorio. La memoria e i segni delle guerre e della Resistenza o semplicemente la quotidianità di chi qui viveva e lavorava non fa che arricchire il fascino di valli e montagne.

Si scoprono così veri gioielli naturali: la nuova edizione propone infatti il fascino dei Piani Eterni delle Dolomiti Bellunesi e la Majella, la montagna Madre, ascetica e ricca di luoghi sacri quasi come il Tibet. E poi pietre grezze come la Val Codera, l’unica valle alpina abitata tutto l’anno senza una strada carrozzabile dove agirono le Aquile Randagie, gli scout clandestini. O Cava d’Ispica, 14 chilometri di canyon dominato da una natura rigogliosa, aranceti e macchia, nello splendore della Sicilia. Si passa poi dai grandi spazi della Val Grande, l’area selvaggia per eccellenza alle fiumare dell’Aspromonte, dall’incontro con i camosci di Fosso del Capanno albearwatching della Cicerana, dai pini loricati dell’Orsomarso ai ginepri del Supramonte, dai laghi gelidi del Lagorai alle pozze smeraldine della Val Tramontina.

Ogni scheda, corredata una foto principale e una piccola gallery, contiene inoltre tutte le informazioni essenziali: come arrivare, da dove partire, dove dormire – in riufugi e bivacchi – e che cosa mangiare; quali sono le mappe più affidabili cartaceee oppure scaricabili, la presenza di acqua potabile e di fonti, il campo dei cellulari, una piccola bibliografia e una raccolta di siti web per approfondire. Una parte importante è dedicata agli itinerari che abbiamo scelto – fra i tanti – per voi, nessuno “estremo”, ben descritti e dettagliati. Il testo grazie a piccole icone permette di identificare i temi principali, dai percorsi ai punti d’interesse.

I capitoli “tematici” che chiudono il libro offrono invece un ampio censimento di decine di altri tra i più spettacolari paesaggi del nostro Paese: le acque interne, fiumi, torrenti e cascate dove farewild swimming, i solchi della terra, calanchi, gole e tagliate, le foreste ataviche e i loro alberi secolari, i tratti di mare più preservati, nei limiti del possibile, le aree protette – anche minuscole – e le “aree wilderness” che spesso rappresentano un patrimonio inestimabile e un presidio per la biodiversità animale e vegetale.

Enrico De Luca, Alessia de Iure e Paolo Iannicca – operatori di turismo responsabile (ViaggieMiraggi) – sono autori di alcune schede.

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Gli autori

Elisa Nicoli

Regista di documentari e scrittrice, Elisa Nicoli è una grande camminatrice ed esperta di autoproduzione. È autrice tra gli altri di libri quali “L’erba del vicino”, “Pulizie creative” e della guida “L’Italia selvaggia” (Altreconomia). I suoi siti sono elisanicoli.it e autoproduco.it