L’Italia di vino in vino

Itinerari a piedi e in bici alla scoperta dei vignaioli biologici e naturali di Luca Martinelli, Sonia Ricci e Diletta Sereni
ISBN 9788865163122

Prezzo: 15,00

176 pagine / 12×20 cm / maggio 2019
Il libro sarà disponibile per spedizioni dal 27 maggio 2019


A piedi o in bicicletta?  In campagna o in citta? A Nord o a Sud?
L’importante è girovagare a ritmo lento, facendo lunghe pause conviviali e culturali tra vitigni e cantine per godere del buon vino e incontrare chi lo ha coltivato e prodotto.

E “L’Italia di vino in vino” è una guida pensata proprio per chi ama camminare o pedalare alla scoperta del vino naturale, dei suoi territori e dei vignaioli che di quei territori sono il “genius loci”.

Perché – diceva Luigi Veronelli – per capire un vino bisogna “camminare le vigne”, respirare le cantine, toccare la terra, conoscere le storie di chi lo fa.

Questa guida nasce per fare incontrare i viaggiatori a piedi e a pedali con i piccoli vignaioli, “anime gemelle”, legate dall’attenzione all’ambiente, dall’amore per i ritmi lenti e la schiettezza delle relazioni.

25 itinerari inediti e 100 idee di viaggio per scoprire i vini artigiani e naturali d’Italia che (forse) non avete ancora bevuto.

Dentro al bicchiere vini veri, vivi, unici, diretti, integri, vibranti, che danno emozioni. Fuori un’Italia conviviale, che si appassiona al vino e sceglie vie poco battute, strade bianche, sentieri, tratturi, attraversando borghi antichi e fermandosi accanto a filari assolati, sotto patii ombrosi, dentro fresche cantine. Ma senza trascurare anche i percorsi urbani e le enoteche del vino bio e naturale a Milano, Roma, Bologna, Venezia.

Prefazione: Armando Castagno
Con il contributo di: David De Ranieri

In copertina: Illustrazione di Silvia Marinelli, silviamarinelli.tumblr.com

“[…] una ‘radiografia’ del nuovo vino italiano, il che risponde a un’istanza che va assai oltre il ciclo-turismo. Leggendo le schede, abbiamo constatato che l’indagine ha tracciato un quadro più aggiornato rispetto a quasi tutte le guide “storiche” nazionali. Si dà conto cioè nel volume delle novità più interessanti emerse negli ultimi anni” (A. Castagno)

Cosa c’é in questa guida?

Gli itinerari principali. Il cuore della guida sono i 21 itinerari da Nord a Sud dell’Italia: Langhe, Roero, Monferrato, Colli Tortonesi, Valle Camonica, Oltrepò Pavese, Alto Adige, Colli Berici, Valpolicella, Collio, Carso, Val Trebbia, Colline Lucchesi, Chianti Senese, Lago di Bolsena, Valle Umbra, Colline Pescaresi, Cupramontana, Irpinia, Cilento, Etna.
Gli itinerari cittadini. Un focus su 4 grandi città, che hanno fatto da apripista all’“invasione” dei vini naturali: Milano, Roma, Venezia
e Bologna, con le loro enoteche storiche o innovative, i ristoranti, i vignaioli urbani.
I suggerimenti. Brevi segnalazioni di itinerari a piedi e in bici e delle Strade del vino in tutte le Regioni, per ispirare il prossimo viaggio.
L’incontro con i vini e i vignaioli biologici e naturali. 100 vignaioli pionieri da conoscere e i loro vini da “ascoltare”, perché raccontano storie di territorio e di lavoro.

Rassegna stampa

Rai 2, TG2 Eat parade, 24 maggio 2019

Alcune pagine

La prefazione

Chi cerca strade nuove trova vignaioli sensibili
di Armando Castagno

Il volume che avete tra le mani rimedia a un’esigenza almeno triplice. Prima: uno strumento per muoversi nei territori del vino con rapidità e criterio, per apprezzarne non solo la vocazione, ma anche il contesto ambientale, culturale, gastronomico, sociologico in cui tale vocazione si è rivelata. Seconda: uno stimolo forte a integrarsi, come “turisti del vino”, nella stessa scala di valori che nel vino stesso riteniamo fondamentale (se la riteniamo fondamentale, beninteso).

Proviamo a chiarire meglio. Prelevare una bottiglia di un vino artigianale dallo scaffale è buona cosa; muoversi e viaggiare, andare a conoscere le persone, i luoghi, le convinzioni e le procedure che a quella bottiglia stanno dietro è meglio; e l’ideale, in questo itinerario di scoperta, è scoprire il vino artigianale nel suo formarsi, innestandosi nella sua stessa gerarchia di valori.

Siamo consci che non tutti abbiano età e fiato per scalare a piedi alcune terrazze verticali in Liguria o dribblare massi per le strade bianche del Carso, ma converrete che dirsi integralisti del “vino naturale” e affumicare i vigneti arrivando in visita su una Trabant del 1979 a kerosene non è il massimo della coerenza. Per la verità, il turismo “ciclo-pedonale” è già ora in forte sviluppo: ebbene, questo libro è perfetto per i suoi adepti. Come gli autori ci hanno confidato, l’idea era proprio di “mettere assieme due ambiti di sostenibilità”, e visto in quest’ottica il libro è un’idea brillante e una novità autentica.

Troverete inoltre (terza esigenza) nelle pagine a seguire una “radiografia” del nuovo vino italiano, il che risponde a un’istanza che va assai oltre il ciclo-turismo. Leggendo le schede, abbiamo constatato che l’indagine ha tracciato un quadro più aggiornato rispetto a quasi tutte le guide “storiche” nazionali. Si dà conto cioè nel volume delle novità più interessanti emerse negli ultimi anni, in coincidenza con un risoluto avvicendamento generazionale e con il dilagare di nuove sensibilità e visioni diverse del mestiere di vignaiolo-produttore, legate a temi quali l’etica agricola ed edilizia, l’economia di scala, la messa in discussione dei dogmatismi estetici, la ricerca di nuove modalità di comunicazione, l’instaurare con la terra un rapporto più complesso e vicendevole che la sua mera, distratta messa a reddito.

Il volume ha una scansione geografica – i capitoli riguardano aree delimitate, talvolta letteralmente risarcite dopo anni di desolante silenzio, come il Carso, la Valle Camonica, il Roero, la Tuscia – e un’inclinazione narrativa, un gusto per le storie.

Organizzato com’è per itinerari, il libro consentirà ai lettori di imitare i tre antichi principi di Serendip, quelli che andando per il mondo cercando cose ne trovarono per caso così tante altre, e così sorprendenti, da dare al viaggio un senso nuovo, più profondo. È il nostro augurio: perché se c’è una promessa che il mondo del vino sa mantenere sempre è quella di poter destare meraviglia a ogni svolta di strada, dietro ogni porta di cantina per sconnessa che sia, nelle pieghe di ogni storia raccontata.

Il banner

Gli autori

Luca Martinelli

È nato nel 1980 nel territorio della Doc Colline Lucchesi, da genitori astemi. Cresciuto in campagna, da piccolo ha visto estirpare dal padre la vigna di famiglia, prima di poter capire che invece a lui avrebbe fatto comodo. Scoperto tardi il vino, ha preso la rincorsa. Fondamentali nella sua formazione i due anni e mezzo a Torino, condividendo casa con un’amica del Roero e l’incontro con sua moglie Marianna, che nel suo appartamento di Milano teneva bottiglie di Aglianico con la dicitura a mano “Taurasi” (il suo paese in Irpinia nonché DOCG). Con queste basi, è partito alla scoperta dei vitigni italiani, “valorizzando” il lavoro su paesaggio e territorio portato avanti da giornalista e autore di libri nella redazione di Altreconomia (2006- 2017). Oggi collabora con la Repubblica e il Manifesto (anche nell’inserto ExtraTerrestre).

Sonia Ricci

È nata non lontano da Montefalco, tra rotoli di rocciata, fiumi di lumache col sugo e maiali di nonno Alibrando. Il Sagrantino lo ha scoperto solo con la maggiore età, così come il vino in generale. La filosofia e Nanni Moretti le hanno insegnato che le parole sono importanti, i contadini la loro profondità e la grande città la gioia di stare a tavola. A Roma - dove vive e lavora come giornalista parlamentare - una sera d’autunno viaggia mentalmente per la Mosella assaggiando un Riesling artigianale indimenticabile e si rende conto del troppo tempo perduto a non bere vino. Quel viaggio “proustiano” si è tradotto in trasferte a zonzo per l’Italia tra vigneti e fattorie. Oggi collabora con La Repubblica. Scrive di suore vignaiole e artigiani del vino, progetti contadini sparsi, cooperative agricole di migranti e disoccupati, cuochi emergenti e hotellerie.

Diletta Sereni

È cresciuta alle porte del Chianti senza mai interessarsi al vino. Ha vissuto in cinque città pensando ad altro finché una sera, al bancone di un’enoteca di Milano, assaggia ignara un vino naturale dei Colli Piacentini che stravolge la sua idea di vino e, in modo silenzioso e inesorabile, la convince a cambiare mestiere. Mette dunque il dottorato in semiotica nel cassetto e tira fuori le scarpe comode, per camminare nei campi e nelle vigne e incontrare le persone, contadini e vignaioli, custodi di territorio e di storie da raccontare. Collabora con Vice dal 2017 e saltuariamente con altre testate. Scrive di cibo e agricoltura, di pescatori di moeche e cacciatori di cinghiali, di cucina rom e miscugli evolutivi, e persino di quel vino dei Colli Piacentini. www.dilettasereni.com