Più trasparenza sui derivati. Una proposta per gli Enti locali

In occasione della giornata mondiale del risparmio (31 ottobre) l’associazione Finansol.it ha lanciato “A carte scoperte! Campagna per la trasparenza dei derivati finanziari”. L’obiettivo è spingere le amministrazioni pubbliche a far luce su tutte le operazioni finanziarie realizzate con lo strumento dei “derivati” (swap, future, forward e così via). 

“A carte scoperte! -spiega Marco Gallicani, presidente di Finansol.it- chiede alle amministrazioni pubbliche che dal bilancio 2008 rendano rintracciabili e ben visibili tutte le operazioni con i derivati, oggi completamente fuori da ogni documento contabile. Se proprio si vuole giocare come se si fosse al Casinò almeno lo si faccia a carte scoperte, visto che le fiches sono dei cittadini”.

I derivati sono quegli strumenti finanziari il cui valore “deriva” da quello delle attività sottostanti, come valute, merci, titoli, crediti, indici finanziari o addirittura altri derivati. Secondo il ministero del Tesoro, l’utilizzo di derivati a fine 2006 ha portato gli Enti locali italiani a un’esposizione finanziaria pari a 13 miliardi di euro. Ma il valore non tiene conto delle operazioni realizzate con banche estere. Finansol.it ha stimato che queste ultime curino almeno il 60 per cento (in volume) delle operazioni, portando l’esposizione complessiva a circa 33 miliardi di euro. Quanto ai risultati, stando alla Consob l’80 per cento dei contratti sarebbe in perdita, con una rimessa media per operazione pari a 80mila euro. Sono gli Enti locali ad aver subito le perdite più pesanti: in media 430 mila euro ad operazione, contro i 76 mila euro delle imprese. Complessivamente, la Banca d’Italia calcola che a fine agosto 2007 il valore di mercato dei derivati in tasca agli enti locali era negativo per 1miliardo e 55milioni di euro. Due terzi di queste perdite interessano i Comuni, un quarto le Regioni e il resto le Province. Considerando anche i privati, la perdita totale per il nostro Paese si aggira intorno ai 5miliardi di euro. «Inutile dirlo – continua Gallicani – ma le uniche a guadagnare da questa roulette sono le banche: il loro saldo netto è di 1 miliardo di euro».

In gergo, sul mercato dei derivati si parla di contratti “plain vanilla”, per caratterizzare quelli più semplici, e di contratti “esotici”, in riferimento a quelli più sofisticati. Nati per coprire le imprese e altre istituzioni da una serie di rischi legati alle loro attività, tali strumenti sono ormai adoperati più a fini speculativi che di protezione. Negli ultimi anni il loro utilizzo è cresciuto esponenzialmente (il valore totale delle operazioni realizzate fino a giugno 2007 è stimato intorno ai 430mila miliardi di euro) e sono spesso serviti a nascondere perdite di bilancio, o a spostare in avanti un indebitamento difficilmente affrontabile sul momento (è il caso di molte amministrazioni pubbliche italiane).

La malafede di alcuni operatori e/o un’insufficiente comprensione del funzionamento dei derivati da parte degli utilizzatori, possono portare a perdite enormi (è il caso del Comune di Torino, in rosso per 100milioni di euro). Proprio la difficoltà di comprensione piena di tali strumenti, aveva portato le banche italiane a pagare costi pesanti quando i derivati hanno cominciato a essere importati nel nostro Paese dalle grandi banche anglosassoni. Ma una volta impadronitesi dello strumento, le stesse banche si sono abbondantemente rifatte sulle spalle degli enti pubblici e delle piccole e medie imprese.

Per far fronte a una situazione divenuta esplosiva, il dibattito politico si sta orientando verso un ruolo autorizzativo e di controllo del Tesoro. Un errore secondo finasol.it: “in questo modo – spiega Gallicani – dalle stanze chiuse delle banche si passerà alle scrivanie polverose del ministero dell’Economia e delle Finanze, il tutto sopra la testa e gli interessi dei cittadini. La nostra idea è dare piena trasparenza e pubblicità a queste operazioni nei documenti contabili degli enti pubblici. Così chi le ha autorizzate dovrà quanto meno renderne conto agli elettori. I cittadini devono essere informati su un fenomeno che colpisce duramente la finanza pubblica attraverso meccanismi quasi mai trasparenti. I debiti verranno ripianati attraverso l’aumento dei prelievi fiscali e con un’erosione dei servizi offerti dagli stessi enti pubblici.”

Per sostenere la campagna “A carte scoperte” è sufficiente aderire alla petizione (modulo on line, oppure scrivendo a info@finansol.it). È possibile inoltre scaricare la mozione (on line) e farla presentare dai vostri consiglieri in Comune, in Provincia e nelle Regioni.

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia