Pena di morte: i numeri di Amnesty

“L’idea dell’assassinio ispira molto meno orrore quando è la stessa legge a darne spettacolo ed esempio”. Era il 1791 quando Robespierre pronunciò queste parole contro la pena capitale. Oggi, dopo oltre due secoli, sono ancora migliaia le persone che ogni anno vengono condannate a morte.
Una morte che la maggior parte delle volte avviene per impiccagione o attraverso la fucilazione. Soprattutto in Oriente, ma anche nella patria della democrazia: gli Stati Uniti d’America.

Amnesty International ha pubblicato il rapporto sulla pena di morte nel mondo: nel 2004 sono state eseguite almeno 3797 condanne in 25 Paesi e ne sono state inflitte 7395 in 64 Stati. La maggior parte delle esecuzioni si concentrano in Cina, che dichiara di aver giudicato colpevoli della pena capitale 3400 prigionieri (ma secondo altre fonti la cifra reale sarebbe di circa 10.000 vittime).
A seguire ci sono Iran e Vietnam, rispettivamente con 159 e 64 esecuzioni, e quindi gli Stati Uniti che l’anno scorso hanno condannato a morte 59 persone. Tanto il Paese del Sol Levante, quanto la “Terra delle libertà”, sembrano sorde all’appello lanciato da Amnesty all’Onu: condannare la pena capitale come violazione dei diritti umani fondamentali. L’augurio dell’organizzazione internazionale è che l’economia emergente, e il più grande mercato del mondo, invertano la tendenza, aggiungendosi ai 120 Stati che hanno già abolito la pena di morte.

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