Pascal Lamy, un tour da non perdere


Pascal lamyIl tour internazionale di Pascal Lamy, direttore generale della Wto, vede tre appuntamenti clou e da non perdere. Il primo a Bruxelles, già passato, al cospetto della Commissione Ue e del Commissario al Commercio Peter Mandelsson. Il terzo, prossimo venturo, a Washington davanti a quello che rimane del Presidente Bush e dei suoi sondaggi al ribasso. In mezzo la data italiana, il 24 ottobre, a rapporto dalla Commissione Esteri della Camera dei deputati.

Diciamolo. In questo tour alla ricerca di consensi persino Mino Reitano avrebbe fatto certamente meglio, se non altro perché non avrebbe cantato la solita solfa.



di Monica di Sisto e Alberto Zoratti

Ed invece di fronte ad una platea curiosamente attenta ed in compagnia della Ministra Bonino del Vicepremier D’Alema e del presidente di Confindustria Montezemolo, per una volta d’accordo dopo tanta finanziaria, Pascal Lamy ha saputo ripetere il mantra che oramai dalle vecchie gestioni Ruggero-Panitchpakdi viene recitato dagli addetti ai lavori. I paesi “hanno molto da guadagnare dal punto di vista dei mercati e dalla politica da una conclusione positiva del ciclo di negoziati dell’Organizzazione Mondiale del Commercio”. A poco sono serviti gli stimoli offerti dalle domande di alcuni commissari presenti: quali pari opportunità di fronte alle regole internazionali per tutti i Paesi membri, quale l’impatto dei negoziati commerciali globali sui Paesi più poveri ma anche su alcuni comparti produttivi italiani, come il tessile, ricordato negli interventi come tra i più colpiti.

La risposta arriva prontamente dal Ministro Bonino, perché “il Doha Round ha un enorme valore potenziale per l’Italia e, in particolare per le sue piccole e medie imprese”.

Mai come oggi il parterre fu così compatto. Cosa che lascia piuttosto dubbiosi sulle posizioni che il nostro paese assumerà sulla politiche commerciali del sistema Europa, e se pensiamo che i punti di frizione all’interno dell’ambito Wto sono proprio l’ambito agricolo e i servizi.

Insomma lo chansonnier della Wto continua il suo tour avendo incassato il pieno sostegno del nostro paese e dei suoi comparti produttivi. Prossima tappa sarà Washington, dove le elezioni di mid-term rischiano di ridimensionare enormemente l’immagine dell’Amministrazione Bush e di conseguenza il potere contrattuale dell’ambasciatrice americana alla Wto Susan Schwab. E come conseguenza lo scenario che si profilerebbe è quello del non rinnovo del mandato negoziale concesso dal Congresso all’Amministrazione sui temi del Commercio Internazionale.

Uno stallo che si assommerebbe allo stallo del Doha Round, già in terapia intensiva da luglio.

Tutto fermo quindi? Neanche per idea. Gli accordi bilaterali stanno fioccando come non mai, l’Unione Europea ad esempio è impegnata in negoziati con l’area del Mercosur, in America Latina. Ma soprattutto nei negoziati per arrivare a concludere gli Accordi di Partenariato Economico (EPA) con i paesi ex-colonie ACP (Africa – Carabi – Pacifico). Già ad Hong Kong, nel dicembre 2005, i paesi africani riuniti nel G66 furono molto critici nei confronti di questi accordi, definiti al contrario dal Commissario UE Mandelsson come un’opportunità di sviluppo per i paesi poveri.

Si rimane sempre un po’ perplessi quando le ricette proposte risultano indigeste da chi in teoria dovrebbe beneficiarne. Ma c’è da dire che viste le canzoni proposte a Sanremo, non ci stupiremmo se oltre al Lamy tour avesse successo anche il Mandelsson refrain.

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