Pagine di sovranità alimentare

Il valore delle tradizioni locali e lo scontro con il sistema agroindustriale. Ne “I semi e la terra” un autentico “manifesto contadino” —

Tratto da Altreconomia 145 — Gennaio 2013

Un libro sui semi si scrive in inverno, quando la terra riposa e i contadini raccontano storie: questa ad esempio è la narrazione dell’agricoltura contadina e della battaglia per difendere la diversità dei semi, la sovranità alimentare delle comunità, la genuinità del cibo che portiamo in tavola.

Il solco de “I semi e la terra” è profondo e netto: l’agronomo Davide Ciccarese unisce -forse per la prima volta- in un quadro sinottico da una parte lo scontro -non certo incruento- tra il sistema agricolo locale, informale e tradizionale e il sistema dominante, quello agroindustriale e convenzionale. Dall’altra parte, l’universo dell’agricoltura resistente, la rete delle organizzazioni contadine che si battono per la propria “diversità” -rurale e organizzativa- e i cui prodotti arrivano sulla tavola di ciascuno di noi, attraverso i gruppi di acquisto solidali, i mercati indipendenti, la conoscenza diretta.
Ma che cos’è “l’agricoltura contadina”? Scrive Massimo Angelini, storico della società e della cultura rurale e fondatore del Consorzio della patata quarantina: “L’agricoltura contadina, ancora straordinariamente diffusa in Italia, è quella più vicina al lavoro delle persone e alla cultura delle comunità, ai bisogni più elementari e a un’economia ciclica, praticata per professione o passione o necessità da chi mangia i propri prodotti perché produce prima di tutto per sé e la propria famiglia e poi anche per vendere; quella che coltiva prodotti, non contributi; quella che mantiene in vita sementi, esperienze, varietà, popolazioni. Un’agricoltura di basso o nessun impatto ambientale, fondata sulla tradizione familiare o su una scelta di vita legata a valori di benessere o ecologia (…) più che a fini di arricchimento e profitto”.
A partire da questo patrimonio, il libro condensa le ragioni profonde della “rinascita contadina” e spiega -con chiarezza- che cosa c’è “in campo” e perché è necessario diserbare la burocrazia, riprendersi le sementi, favorire l’accesso alla terra come bene comune, favorire la sovranità alimentare.
Un quadro legislativo, scientifico e politico che rappresenta un vero manifesto per l’agricoltura contadina. Chiude così Roberto Brioschi di Rete Semi Rurali: “I produttori del cibo sono consapevoli della loro importanza per garantire ai popoli l’autosufficienza e la sovranità alimentare (se non sei padrone di quello che ti metti nella  pancia non sei padrone della tua vita); si riprendono i semi e la terra, i saperi e le conoscenze, ripropagano la biodiversità e il millenario cibo locale a prezzi in armonia con il reddito dei coltivatori e dei consumatori, (…) producono alimenti di naturale eccellenza nutritiva il cui costo coniuga il lavoro impiegato con il valore d’uso. Sono i realizzatori, insieme ai consumatori-cittadini, ai gas di economie orizzontali, di rete, etiche, eque e solidali di un mondo migliore che è possibile”. —

“I semi e la terra. Manifesto per l’agricoltura contadina”, di Davide Ciccarese, 144 pagine, 10 euro.
Dal 15 gennaio in libreria, nelle botteghe del commercio equo e solidale e sul sito www.altreconomia.it.
 

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