Non solo fagioli in bodega – Ae 65

Numero 65, ottobre 2005 CHIAPAS – Un magazzino di 20 metri per 10, un vecchio furgone per andare ad acquistare le merci, un consiglio d’amministrazione di sette membri (ovvero un rappresentante per ognuno dei municipi autonomi della regione). Basta poco…

Tratto da Altreconomia 65 — Ottobre 2005

Numero 65, ottobre 2005

CHIAPAS – Un magazzino di 20 metri per 10, un vecchio furgone per andare ad acquistare le merci, un consiglio d’amministrazione di sette membri (ovvero un rappresentante per ognuno dei municipi autonomi della regione). Basta poco alle volte per dar gambe a un sogno.

Si chiama “la nuova alba dell’arcobaleno” la bottega nata nell’ottobre del 2001 a Cuxuljá, terra di indigeni Maya, regione diventata famosa nel mondo dal giorno -era il primo gennaio 1994-  della sollevazione in armi dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln) nel più meridionale degli Stati del Messico, il Chiapas appunto.

Nella primavera del 2002, un finanziamento dell’associazione italiana Mani Tese (www.manitese.it) ha “dato una spinta” al progetto. Un inizio e un legame che arriva fino ad oggi. Ed ora eccoci qui a monitorare e condividere i risultati e gli sviluppi di quel finanziamento iniziale.

Nella bodega nessuno riceve un sueldo, uno stipendio. Le comunità si fanno carico dell’alimentazione (mais, fagioli, riso) di chi ci lavora, e a casa qualcuno coltiva i tuoi campi. Funziona così ovunque, nel Chiapas zapatista. Maestri autonomi, promotori di salute, autorità municipali: tutti svolgono in modo volontario gli incarichi cui sono assegnati dalle assemblee comunitarie.

Nella bodega mese per mese, a rotazione, ogni municipio si occupa della gestione, e tre volontari si alternano dietro il bancone, aiutati dai membri del consiglio a sbrigare le faccende amministrative.

La bodega cooperativa va incontro alle necessità delle comunità della regione (155, circa 22 mila famiglie) di avere accesso a prodotti di base ad un prezzo calmierato. Uno sforzo collettivo, per creare “uno spazio per il commercio pensato e amministrato dai municipi autonomi”, entità amministrative parallele a quelle ufficiali create dagli zapatisti a partire dal 1995, e “per costruire insieme qualcosa laddove prima c’era un accampamento dell’esercito”.

La ricapitalizzazione della cooperativa con l’aiuto di Mani Tese ha permesso di assortire meglio il magazzino, dando il la alla crescita del mercato. Anche grazie alla posizione favorevole, su una strada di grande scorrimento, ogni mese vengono venduti tra i sei e gli ottomila euro di merci.

E i guadagni, tutti, vengono reinvestiti in progetti comunitari. Durante il 2003, ad esempio, sono stati destinati 5.000 pesos (400 euro) al ristorante Compañera Lucha, gestito dai collettivi di donne dei sette municipi, e altri 23 mila (2.000 euro, circa) alla creazione del Caracol Torbellino de nuestras palabras, la nuova istanza di governo regionale dell’autonomia che -dall’agosto del 2003- coordina le attività di tutti i municipi di una stessa zona.

Verso la fine dell’anno poi 60mila pesos sono stati divisi equamente tra i due municipi di Lucio Cabañas e Miguel Hidalgo, per sviluppare il sistema cooperativo a livello comunitario.

La logica zapatista, infatti, è quella di “camminare al passo del più lento”, qualcosa di molto lontano dalla nostra mentalità occidentale.

L’incontro con la bodega  di Cuxuljá, per noi volontari di Mani Tese, è stato fondamentale per capire meglio il Chiapas e la solidarietà, che è “un sentire con”. “Qui continuiamo a organizzarci e a lottare perché crediamo nella solidarietà, nel farci fratelli, nella costruzione di un mondo migliore per tutti. Crediamo nella solidarietà che rispetti le differenze, le culture e le dignità. Questo è il valore che unisce voi e noi”, ci hanno scritto da Cuxuljá.

Otto le bodegas  in tutto lo Stato, da mettere in rete tra loro: il prossimo passo è infatti quello di scambiare i prodotti agricoli tra le diverse zone, creando una sorta di mercato autonomo, che permetta ai contadini indigeni di sfuggire alle maglie degli intermediari (i coyotes) e ai disastri del libero commercio (il Messico fa parte dal 1994 del Nafta -il North American Free Trade Agreement-, l’accordo di libero commercio con gli Stati Uniti e il Canada che, tra l’altro, ha messo in ginocchio i produttori messicani di mais).

Piccolo ma significativo: il progetto delle bodegas , insieme alle cooperative di caffè e artigianato, getta le basi di un’economia autonoma, fondamentale per la sostenibilità del processo zapatista.

Un processo che, senza dubbio, guarda lontano: nel giugno scorso l’Ezln ha diramato la sesta Dichiarazione della Selva Lacandona (la prima è del gennaio del 1994), un manifesto politico nel quale invita e si impegna a creare un fronte ampio delle sinistre extra-sistema in Messico (formato da indigeni, contadini, operai, disoccupati, studenti, omosessuali, sindacalisti…), e si fa promotore di una serie di incontri, per costruire in modo partecipato il progetto di una Otra campaña, fuori dall’agenda politica imposta dai partiti e dalla scadenza elettorale del 2006, quando il Messico eleggerà il nuovo presidente della Repubblica. A partire da Capodanno, gli zapatisti percorreranno tutti gli Stati della Repubblica, per incontrare tutte quelle realtà che -negli ultimi due mesi- hanno sottoscritto l’invito della Sexta, a costruire un Messico nuovo, dove ci siano democrazia, libertà e giustizia per tutti.

Si resiste alla globalizzazione e si creano alternative con piccoli gesti di tutti i giorni: in uno Stato infestato dai cartelli pubblicitari di Coca-Cola, che qui in Chiapas si è comprata tutte le fonti di acqua, a Cuxuljá si inizia anche a parlare di boicottaggio.

Siamo al nuevo amanecer del arcoiris, all’alba del nuovo arcobaleno, e qui non si vendono sigarette né bibite gasate.

Un incontro doc

Un intervento di Pablo Romo, già direttore del Centro Diritti Umani “Fray Bartolomé de Las Casas”, che con Aldo Zanchetta venne nella nostra scuola -avevamo tutti tra i 14 e i 18 anni-, è all’origine della nostra amicizia con la gente del Chiapas e della ri-fondazione del gruppo di Mani Tese di Lucca. È grazie ad Aldo, e ad Ugo Biggeri, se nel 1998 Mani Tese ha iniziato a lavorare in Chiapas.

Da allora l’associazione si è impegnata nel sostegno diretto a progetti educativi e di commercializzazione (le bodegas di Cuxuljá, Joljá, Nuevo Arena e Nueva Jerusalen). Dal Chiapas, l’impegno di Aldo si è allargato ai popoli indigeni di tutta l’America Latina. La Fondazione “Neno” Zanchetta, dedicata al figlio morto nel 2002, appoggia i popoli indigeni ma soprattutto accompagna quelli che, come i volontari di Mani Tese, cercano di comprendere meglio la ricchezza dell’America Latina e delle comunità indigene in lotta per i propri diritti.

Strano Paese, il Messico. Pino Cacuccci, uno dei pochi scrittori che riesce a raccontarcelo, dice: “Questo Paese mi ha costretto a vivere”.

Il Messico, “così lontano da Dio e così vicino agli Stati Uniti”, non può essere spiegato come altri luoghi della Terra. Qui, per settanta anni, ha governato un Partito Rivoluzionario che è riuscito a definirsi istituzionale (è stato sconfitto solo nel 2000, dall’ex-presidente della Coca-Cola messicana). Qui hanno trovato rifugio, per decenni, gli esiliati di ogni rivoluzione. Qui la corruzione è stata solida forma di governo e di potere. Il Messico è considerato, dopo la Colombia, il Paese più violento al mondo: 3mila sequestri nel 2003. Un milione di messicani, lo scorso anno, è stato arrestato mentre scavalcava il muro che corre lungo il confine con gli Stati Uniti.

Ma la grande borghesia messicana è ricca oltre ogni limite: in sei mesi, fra gennaio e giugno, sono stati portati fuori dal Paese 10 miliardi di dollari. Sono oltre 63 i miliardi di dollari depositati e investiti fuori dal Paese. È una somma pari al 90% del suo debito estero. Infine, qui, quando ogni utopia sembrava essere stata dimenticata, il primo gennaio del 1994, gli indigeni maya, all’estremo Sud del Paese, si sono sollevati, in armi, chiedendo, e non è poco, una vita migliore. E questa storia, la ribellione degli zapatisti, non è finita in un massacro, ma in un equilibrio incomprensibile a occhi stranieri. Di fatto, gli zapatisti controllano metà del Chiapas. Attorno c’è l’esercito. L’anno prossimo si vota per le elezioni presidenziali: favorito un candidato della sinistra, Andres Manuel Lopez Obrador (“Amlo”). E, in questi mesi, si è acceso uno scontro di parole di fuoco fra Amlo e il subcomandante Marcos.  Gli zapatisti, dopo mesi e mesi di silenzio, si riaffacciano.

Andrea Semplici

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