Opinioni

Nella morsa delle mafie

Sono oltre 200 i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose in Italia dagli anni Novanta. Il primo è stato Bardonecchia (TO) nel 1995. L’ultimo, il municipio di Ostia, dopo l’inchiesta “Mafia Capitale”. Ecco una mappa con tutte le amministrazioni sciolte, curata da Avviso Pubblico e aggiornata al 15 ottobre 2015

Tratto da Altreconomia 174 — Settembre 2015

Era il 1991 quando a Tuarianova, in Calabria, la testa di un consigliere comunale fu lanciata in aria e usata per il tiro al bersaglio. L’eccidio creò grande scalpore in Italia e il governo in carica, secondo una logica emergenziale che per lunghi anni ha accompagnato la legislazione antimafia, emanò un decreto: venne introdotta così nell’ordinamento la possibilità di sciogliere per infiltrazioni e condizionamento mafioso i consigli comunali e provinciali.
La norma era stata pensata come una misura di carattere preventivo, la cui ratio può essere riassunta in questo modo: essendovi il fondato sospetto che si sia verificata la circostanza per cui la pubblica amministrazione non persegue il bene comune ma finalità illegali e criminali, lo Stato interviene con un’azione di bonifica capace di ripristinare la legalità e di creare le condizioni perché al governo della comunità vi siano persone oneste e competenti. Questo principio non ha trovato riscontro alla prova dei fatti: laddove si è provveduto a sciogliere un Comune per infiltrazioni mafiose, infatti, la cosa è stata vissuta non come un toccasana ma come un’onta, un danno all’immagine della città, dei suoi abitanti e della sua classe dirigente.
Più di una voce si è alzata nel corso degli anni per proporre una modifica della normativa esistente, quando non addirittura la sua completa abolizione.
La norma, nel frattempo, è stata inserita nel Testo unico degli enti locali (il decreto legislativo 267 del 2000), all’articolo 143, e di essa si è tornati recentemente a parlare in relazione alla possibilità di scioglimento per mafia del consiglio comunale di Roma, a seguito di quanto emerso con l’inchiesta “Mafia Capitale”.
Qualche dato, elaborato dall’Osservatorio parlamentare di Avviso Pubblico può aiutarci a capire meglio cosa ha prodotto la normativa sopra citata. Dal 1991 al giugno 2015 sono stati emanati 404 decreti di scioglimento da parte del Presidente della Repubblica, il quale ha agito su proposta del Consiglio dei ministri che, a sua volta, ha esaminato la relazione svolta dal ministro dell’Interno, redatta con la collaborazione delle prefetture dei territori interessati.
Di questi decreti, 141 sono di stati di proroga di precedenti provvedimenti. Non solo: 23 decreti sono stati annullati dai giudici amministrativi e 48 amministrazioni sono state colpite da più di un decreto di scioglimento.
In sintesi, i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose sono stati fino ad oggi 201, cui vanno aggiunte anche cinque aziende sanitarie locali.

Le regioni che fanno registrare i dati più rilevanti sono: la Campania con 98 decreti, seguita dalla Calabria con 84 e dalla Sicilia con 65. Anche il Nord Italia ha visto sciogliere di comuni per infiltrazione e condizionamento mafioso. Il primo, nel 1995, è stato il comune piemontese di Bardonecchia (TO). Gli altri scioglimenti, tra il 2011 e il 2013, sono avvenuti ancora in Piemonte, poi in Liguria e, da ultimo, in Lombardia. Nel 2005, nel Lazio, è stato sciolto per mafia il Comune di Nettuno. Recentemente è stato sciolto il municipio di Ostia (nella foto l’ex presidente, Andrea Tassone, del Pd, arrestato a inizio giugno 2015 nell’ambito dell’inchiesta “Mafia Capitale”).

Lo scioglimento dei Comuni richiama il più vasto tema del rapporto tra mafia e politica, cui da tempo si accompagna anche quello della corruzione. Il legislatore italiano, com’è stato rilevato da più di un’autorevole fonte, per diversi anni non ha promulgato provvedimenti tesi a favorire la denuncia, ma ha, al contrario, approvato leggi ad personam e provvedimenti similari che, di fatto, hanno contribuito a costruire un sistema di illegalità e criminalità sistemiche. Recentemente, tuttavia, è stato modificato l’articolo 416-ter del codice penale che sanziona il voto di scambio politico-mafioso in modo più concreto ed efficace, e novità legislative sono state introdotte anche nel campo della lotta alla corruzione e al falso in bilancio. Molto resta ancora da fare. Spezzare il legame mafie-politica-corruzione è possibile e necessario. Oltre alle leggi, serve un sensibile cambiamento culturale. Se i Comuni vengono sciolti per mafia non è soltanto perché i partiti candidano persone impresentabili. È anche perché una parte dei cittadini li votano. Scambiare i diritti per favori: questa è la mafia, questo è il consenso elettorale che essa produce, come ricordava il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

* Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso pubblico, enti locali e regioni per la formazione civile contro le mafie”, www.avvisopubblico.it

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