Mali 2006: ritorno a Porto Alegre

Se fosse consentito un confronto tra le diverse versioni di un Forum globetrotter, in un impeto di reducismo si potrebbe paragonare l’edizione maliana del WSF 2006 a quella brasiliana del 2001. E non solo rispetto al numero dei partecipanti, ufficialmente diecimila concretamente un po’ meno, ma anche al coinvolgimento delle realta’ della societa’ civile locale. di Alberto Zoratti, da Bamako

Come a Porto Alegre alla vigilia del G8 genovese, il Forum di Bamako prende linfa dalle realta’ che lo animano, dal territorio in cui si radica, e se in Brasile la CUT ed il PT erano l’elemento trainante, in Mali sono le organizzazioni contadine che ne compongono ‘impalcatura politica e sociale. Nel Mali della produzione cotoniera, considerato che quasi il 50% del Prodotto Interno Lordo e’ legato all’oro bianco, della popolazione rurale, visto che oltre l’80% vive fuori dalle zone urbane tra le quali Bamako ricorda piu’ un grande paesone che la capitale dello stato, ma anche della grande esclusione sociale, visto che il Mali e’ tra gli ultimi posti tra le classifiche della Banca Mondiale e che l’88% della popolazione non sa leggere, le organizzazioni contadine sono uno degli aspetti piu’ vivi e leggibile nel mare confuso della societa’ maliana ed il Forum Sociale rappresenta un’assoluta novita’, in vista del Forum 2007 che si terra’ sempre in Africa, a Nairobi. Come ha avuto modo di dire Aminata Traore’, gia’ Ministro della Cultura ora scrittrice ed attivista sociale “il Forum e’ occasione per avvicinare le persone direttamente dove vivono, per far emergere le contraddizioni della globalizzazione neoliberista, per costruire assieme risposte efficienti e sostenibili per le nostre comunita’”. Una globalizzazione neoliberista che qui ha il volto dell’invasione delle sementi Ogm, della privatizzazione spinta della CMDT e della filiera agricola, delle sovvenzion i occidentali all’esportazione. E sulla quale i contadini stanno costruendo azione politica e sociale, collegando le attivita’ del ROPPA e della CNOP, le piu’ importanti reti dell’Africa Subsahariana, alle azioni di Via Campesina e cercando relazioni di collaborazione politica con le organizzazioni del nord del mondo. Secondo Ibrahima Coulybali, presidente della CNOP, il Coordinamento maliano delle organizzazioni contadine, la risposta passa attraverso una riconversione della produzione agricola verso l’autosussistenza, passa da un progressivo sganciamento dalla filiera del cotone verso una diversificazione che sappia rispondere alle crisi alimentari e sociali. In tutto questo la domanda che viene posta ai movimenti del nord e’ duplice: costruire piattaforme politiche comuni, che sappiano pero’ rispondere alle esigenze dei piccoli produttori, sostenendo mobilitazioni ed azioni nei propri paesi per condizionarne le politiche economiche. Un riferimento e’ al cotone e alle sovvenzioni agricole, certamente, ma anche agli EPA, gli Accordi di Partnership Economica che l’UE sta continuano a imporre ai Paesi africani. Una sorta di Wto-plus che dopo l’accordo di minima di Hong Kong rischia di mettere sotto amministrazione controllata le economie di interi paesi.

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