L’uragano lascia il Nicaragua in ginocchio


A 2 mesi dal passaggio dell’uragano Felix
, in Nicaragua la situazione è ancora di estrema emergenza. Il rischio di epidemie e i danni subiti da infrastrutture e coltivazioni, hanno costretto il governo ha dichiarare lo stato di “disastro naturale”. La furia dei venti, che soffiavano a oltre 260 chilometri all’ora, e le successive inondazioni hanno lasciato un bilancio drammatico. Il numero di morti e scomparsi ha raggiunto quota 254, mentre le case di oltre 200 mila persone sono ridotte a un cumulo di macerie.

di José Carlos Bonino

Pesanti conseguenze anche per agricoltura e allevamento: migliaia di alberi da frutta sradicati, 100 mila ettari di coltivazioni e 45 mila capi di bestiame andati perduti. In molte aree del Paese inoltre, l’acqua non è più potabile a causa delle inondazioni che hanno inquinato le falde.

“La Protezione civile -spiega il tenente colonnello Rogelio Flores, vice capo della Protezione civile nazionale- è impegnata ad arrestare il diffondersi di epidemie come quella di leptospirosi scoppiata nell’occidente del Paese, dove ci sono 9 vittime e più di 1700 presunti contagiati -ci spiega- e a dare soccorso alle comunità ancora isolate. La rete viaria del Paese è fortemente compromessa: il 55 per cento delle strade risulta danneggiato, per un totale di 72 mila chilometri inutilizzabili. Danni che ostacolano anche il trasporto dei raccolti e che potrebbero protrarre la situazione d’emergenza alimentare per tutto il prossimo anno”.

Felix si è abbattuto sulle coste atlantiche di Nicaragua e Honduras all’alba di martedì 4 settembre. Da allora le piogge non hanno dato tregua a una terra e una popolazione ormai stremate. La zona più devastata è la Regione autonoma dell’Atlantico Nord (circa un quarto del territorio nicaraguense) dove si concentrano le etnie indigene dei mískitos e dei sumus-mayangnas. Ironia del destino, l’uragano ha fatto i danni maggiori proprio nelle aree economicamente più svantaggiate, quelle rurali, dove la sopravvivenza era già un’impresa durissima. Nelle campagne del Nicaragua infatti, solo il 53 per cento della popolazione ha accesso quotidiano all’acqua potabile (contro il 90 per cento nelle città), percentuale che scende al 34 per cento (contro il 56 per cento delle città) se si considera l’accesso a strutture e servizi sanitari. È qui che si concentra in massima parte quel 45% della popolazione che, ancora oggi, vive con meno di 1 dollaro al giorno.

Il programma “Hambre cero” (fame  zero), lanciato dal governo di Daniel Ortega (del Frente sandinista de liberaciòn nacional), risulta fortemente compromesso dall’uragano. “In questa emergenza – ha dichiarato il presidente – ci troviamo con una pistola puntata alla tempia: se ci rifiutiamo di pagare il debito estero, i programmi di aiuto promessi dal Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale verranno immediatamente bloccati”.

“I danni causati dall’uragano -spiega Alta Hooker, rettrice dell’Università delle Regioni autonome della costa caraibica del Nicaragura (Uraccan)- sono incalcolabili. Il bilancio del disastro non sarà mai completo. Felix ha distrutto molto di più di quello che vediamo nelle fotografie. Ha distrutto l’equilibrio e l’armonia che esisteva tra le persone, nelle famiglie e nella comunità. La sfida maggiore sarà restaurare quell’equilibrio, quell’armonia”.

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