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Luce e gas, il risparmio adesso è legge – Ae 60

Numero 60, aprile 2005Dalle lampadine alle caldaie: le maggiori aziende energetiche italiane dovranno -per legge- puntare a quote di risparmio energetico con programmi rivolti all’utenza finale. E chi sgarra paga Risparmiare non è solo una virtù, ma un obbligo. Di legge.Senza…

Tratto da Altreconomia 60 — Aprile 2005

Numero 60, aprile 2005
Dalle lampadine alle caldaie: le maggiori aziende energetiche italiane dovranno -per legge- puntare a quote di risparmio energetico con programmi rivolti all’utenza finale. E chi sgarra paga
 
Risparmiare non è solo una virtù, ma un obbligo. Di legge.
Senza l’attenzione che avrebbero meritato, con l’inizio dell’anno sono entrate in vigore due norme che potrebbero scatenare una piccola rivoluzione nelle abitudini degli italiani, e più in generale nel sempre più critico sistema energetico nostrano. Dal primo gennaio, infatti, sono effettivi gli obblighi stabiliti da due decreti sull’efficienza energetica del luglio 2004, l’uno riguardante l’energia elettrica, l’altro il gas. Si tratta di un passo concreto per sfruttare quella “miniera” costituita dal potenziale risparmio energetico (che alcuni arrivano a stimare fino al 15/20% dei consumi totali) che potrebbe essere ottenuto senza diminuire prestazioni e comfort ma al tempo stesso inquinando meno e con minori costi. E senza costruire nuove centrali, o peggio tornare al carbone o al nucleare.
I due decreti sono la riedizione -con poche modifiche- dei decreti sul risparmio energetico dell’aprile 2001 (vedi Ae n. 42), a lungo attesi da ambientalisti e fautori dell’efficienza energetica, ma mai partiti. Almeno finora.
In sostanza, le norme impongono ai maggiori distributori di elettricità e gas una quota di risparmio obbligato e progressivo, da ottenere attraverso programmi specifici rivolti all’utenza finale. In particolare, si tratta di quelle società che al 31 dicembre 2001 avevano più di 100 mila clienti, o che nel frattempo hanno raggiunto quella cifra: sono 10 società elettriche (tra queste Enel, Aem Milano, Acea Roma) e 22 del gas (Italgas, Asm Brescia, Consiag di Prato tra le altre). Tutte queste, entro maggio 2006 dovranno dimostrare all’Autorità per l’energia elettrica e il gas di aver procurato presso i loro clienti il quantitativo di risparmio energetico richiesto loro per il 2005. Per questo è lecito aspettarsi che durante l’anno qualcuno verrà a proporci di acquistare a prezzo scontato lampadine a basso consumo, oppure qualche altra azienda potrebbe finanziarci l’acquisto di una caldaia ad alto rendimento.
I decreti sono stati emanati dal ministero delle Attività produttive di concerto con il ministero dell’Ambiente. Il meccanismo però sarà regolato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, che ha istituito un’apposita sezione del suo sito (www.autorita.energia.it/ee/index.htm). L’obiettivo del primo quinquennio del programma (2005/2009) è un risparmio di energia pari a 2,9 milioni di tep (tonnellate equivalenti petrolio) l’anno, che poi è il valore equivalente all’incremento annuo dei consumi nazionali di energia registrato nel periodo 1999/2001, al quale si riferiva la prima stesura dei decreti. Gli obiettivi quantitativi (come si vede nel grafico in basso) sono cumulativi, e si immagina (ma è una sottostima) che i loro effetti si protraggano almeno per cinque anni.
Per ognuna delle 32 aziende individuate dall’Autorità, per le quali esiste l’obbligo, sono stati calcolati i tep riferiti al 2005: si va dall’Enel che dovrà portarne a casa oltre 87 mila, all’Italgas che dovrà farne risparmiare  poco più di 20 mila, e giù fino a società come la Deval di Aosta, o l’Amg Energia di Palermo, che hanno obiettivi che superano di poco i 200 tep.
Per adempiere questi obblighi, le aziende avranno due scelte. Da un lato, come si diceva, attuare progetti a favore delle utenze finali. I progetti potranno essere realizzati direttamente oppure attraverso società controllate, o anche attraverso società che operano nel settore dei servizi energetici. Quest’ultimo caso riguarda le Esco (energy service companies), quelle società che attraverso i contratti di “finanziamento tramite terzi” fanno dell’efficienza energetica e del risparmio il loro campo d’affari (si veda ancora Ae n. 42).
L’altra opportunità riguarda chi non sarà in grado di raggiungere gli obiettivi obbligatori. Queste società potranno acquistare da altri “titoli di efficienza energetica”, altrimenti detti “certificati bianchi”, attestanti il conseguimento di un risparmio energetico. I certificati sono emessi dal Gme, il gestore della Borsa elettrica, a tutte le società che (obbligate o meno) dimostrano di aver conseguito risparmi. Per questo il meccanismo, regolato dall’Autorità, potrebbe far nascere un “mercato” di certificati, e quindi incentivare il risparmio energetico, che da semplice obbligo potrebbe essere visto come opportunità per fare affari. Il sistema inoltre garantisce così che gli obiettivi annuali siano sempre raggiunti, con costi complessivi per il loro raggiungimento inferiori rispetto a uno scenario in cui i distributori non possano ottenere da altri i certificati per coprire i loro obblighi.
Ogni distributore riceverà per il primo anno 100 euro per ogni tep risparmiato, a titolo di rimborso, mentre dovrà pagare una sanzione, non ancora stabilita, se non raggiungerà gli obiettivi indicati. L’elemento determinante sarà il numero di “unità” installate, non i soldi spesi. Con ogni probabilità, gli interventi più tipici proposti dai distributori saranno proprio lampadine a basso consumo e la rottamazione di caldaie da sostituire con caldaie efficienti. Ma l’Autorità ha elencato una serie di interventi standard, per i quali il riconoscimento del risparmio ottenuto è più semplice: si tratta -oltre che delle lampadine e delle caldaie- della sostituzione di vetri semplici con doppi vetri, dell’isolamento termico degli edifici, dell’impiego di impianti fotovoltaici o di collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria, della sostituzione di frigoriferi o altri elettrodomestici con prodotti a più alta efficienza. La taglia minima per il conseguimento di un “certificato bianco” è di 25 tep annui, equivalenti alla sostituzione di 1.700 lampadine tradizionali con altrettante più efficienti.
Il costo dell’introduzione di questi decreti sarà coperto attraverso un aumento delle tariffe energetiche, cioè in bolletta.
Ma a conti fatti, si tratta di una percentuale minima (lo 0,65% circa), equivalente a un euro l’anno a famiglia. Se si tiene conto che gli interventi produrranno risparmi per le famiglie, che consumeranno di meno a parità di “prestazioni” energetiche, il saldo dovrebbe essere di gran lunga a favore di queste ultime. L’esperienza estera inoltre dimostra che i costi totali per lo sviluppo di molte tecnologie energeticamente efficienti possono subire riduzioni tra il 30 e il 50%, come del resto sempre accade quando una tecnologia si espande passando da una nicchia al mercato di massa, e viene prodotta e distribuita su scala più vasta.
E questa riduzione dei costi delle tecnologie è un beneficio per tutti gli utenti.
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Magli obiettivi italiani sono ancora troppo bassi
“La cosa importante era partire”. Lorenzo Pagliano  è direttore di “Eerg”, gruppo di ricerca sull'efficienza negli usi finali dell’energia, attivo dal 1996 al Dipartimento di Energetica del Politecnico di Milano (www.eerg.it): “Il meccanismo andrà messo a punto e regolato -conferma- ma almeno dopo quattro anni di attesa le cose iniziano a funzionare”.
Pagliano, che è membro del consiglio direttivo dello European Council for an Energy Efficient Economy (Eceee), di cui fanno parte i principali centri di ricerca sull’efficienza negli usi finali, spiega che l’obbligo di risparmio con un finanziamento in bolletta è un esperimento riuscito da anni negli Stati Uniti, in Danimarca, in Inghilterra.
“Gli obiettivi italiani però sono ancora piuttosto bassi, e il nostro Paese è l’unico ad aver introdotto il sistema dei certificati bianchi, la cui efficacia andrà verificata”.
Soprattutto, c’è molta diffidenza da parte delle aziende, sempre restie agli obblighi; e i decreti per certi versi sono in contrasto con la legge Marzano sul riordino del sistema energetico italiano, che limita la possibilità di intervento dei distributori nelle case degli utenti finali.
Il gruppo Eerg ha dato vita a due progetti legati ai decreti sul risparmio. Il primo è legato alla nuova direttiva in fase di approvazione presso la Commissione Europea relativa all’efficienza energetica e alle politiche ad essa finalizzate. Il secondo (“EuroWhiteCert”) supporterà lo sviluppo tecnico dei sistemi di scambio di certificati bianchi e i modi per affrontare le criticità che lo caratterizzano.

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