Opinioni

Lo (slide) show della Stabilità

L’Italia sembra ancora una volta nel mirino degli speculatori, il timore è che il “buco” generato nei conti pubblici dalla prima manovra del governo Renzi rischia di essere molto profondo. E i tagli agli enti locali potrebbero portare a um aumento dell’ imposizione fiscale, rendendo "debole" la ripresa dei consumi. C’è poi il nodo delle risorse che dovrebbero arrivare grazie alla lotta all’evasione, quasi 4 miliardi

La legge di stabilità concepita dal governo Renzi rappresenta senza dubbio un radicale cambiamento rispetto alle Finanziarie degli ultimi anni. Le due novità più evidenti sono rintracciabili nella decisione di reperire ben 11 miliardi di risorse in deficit, rinviando il pareggio di bilancio, e nella scelta di abbattere il carico fiscale di quasi 18 miliardi di euro.
Queste due poste di bilancio hanno provocato una vera e propria ipersensibilità nei mercati, nonostante gli apprezzamenti espressi da agenzie di rating e da alcune cancellerie europee; nel giro di pochissimi giorni, mentre si riaffacciavano gli spettri di una nuova tempesta finanziaria globale, la Borsa di Milano è salita sull’ottovolante registrando la parziale uscita di capitali in direzione di lidi ritenuti più sicuri, a cominciare dai titoli tedeschi, e gli spread sono tornati a fare capolino.
In altre parole, l’Italia sembra ancora una volta nel mirino degli speculatori ribassisti indotti a puntare sui timori diffusi in merito all’eccessiva carica innovativa della legge di Stabilità, difficile da tradurre in atto per un Paese con un debito gigantesco che continua a renderlo l’anello debole della catena dell’euro. Ma, al di là delle oscillazioni dei mercati sempre difficili da valutare, esistono alcuni aspetti intrinseci a tale legge che la pongono in bilico fra la scommessa vincente e l’azzardo.

1) Una manovra così imponente sul versante del reperimento delle risorse e che poggia sul deficit spending, quasi quanto sulla spending review, ha bisogno in maniera indispensabile di una forte e rapida crescita del prodotto interno lordo, perché altrimenti il “buco” generato nei conti pubblici rischia di essere molto profondo. In estrema sintesi è necessario che il taglio fiscale, il bonus finalmente stabilizzato e un’alta adesioni di trasferimenti del trattamento di fine rapporto (TFR) in busta paga, producano una subitanea ripresa dei consumi e degli investimenti senza la quale il rapporto tra deficit e PIL corre il pericolo di sfondare il limite della tolleranza europea e soprattutto di scatenare nei confronti del debito pubblico italiano tempeste simili a quelle dell’estate del 2011. Non paiono sufficienti, infatti, i 3,4 miliardi accantonati “a riserva” per correzioni in corso d’opera perché sarebbero davvero pochi in assenza di una vera ripartenza dell’economia italiana.

2) Nella legge di stabilità compare un altro numero decisivo, ed è quello costituto dai tagli agli enti locali che colpiscono duramente realtà già provate dalle cure da cavallo degli ultimi anni. Non bisogna dimenticare, in tale senso, che i 15 miliardi di sacrifici imposti a Regioni, Comuni e Province dalla nuova manovra si sommano ai tagli previsti per il 2015 dalle Finanziarie precedenti, e dunque determinano una somma finale decisamente difficile da reggere senza intaccare i servizi essenziali o senza aumentare il carico fiscale. Se una di queste due condizioni si realizzasse – taglio dei servizi o aumento del carico fiscale locale – è molto probabile però che verrebbe indebolita la capacità espansiva della stessa legge di Stabilità, con inevitabili conseguenze sulla crescita del PIL. Rimane irrisolta poi la questione dell’autonomia degli enti locali che di fatto continuano ad essere dei riscossori per conto dello Stato e a dover destinare risorse dei propri cittadini alla copertura della manovra decisa dal governo, senza alcuna reale voce in merito. Forse sarebbe stato meglio allora chiudere subito le Province, semplificare i livelli istituzionali e operare un definitivo risparmio senza prorogare enti già a scadenza.

3) In questa prospettiva può pesare l’incertezza in materia di fisco locale. Sembra profilarsi infatti la quarta “riforma” della tassazione in quattro anni con l’approdo ad una local tax dai contorni ancora nebulosi, data la difficoltà di accorpare nell’ordinamento vigente tasse e imposte in un’unica voce di natura ibrida che, senza il compimento del federalismo fiscale, risulta assai complessa da realizzare. Soprattutto è difficile immaginare che si possa portare a termine una tale riforma in pochi mesi, magari insieme alla complessa armonizzazione dei sistemi contabili; ma se i tempi si dilatano ci troveremo ancora una volta di fronte alle molteplici incertezze delle scadenze e degli importi delle imposte, destinate ad affliggere enti locali e cittadini.

4) Un’ultima questione coinvolge l’importante cifra inserita dalla legge di stabilità in merito al recupero dell’evasione fiscale: quasi 4 miliardi posti tutti a copertura di spese reali risultano davvero tanti, in particolare alla luce delle ingenti cifre già recuperate negli ultimi anni. La lotta all’evasione deve essere uno dei cardini delle politiche fiscali, ma coprire con tali entrate, comunque incerte, spese certe può essere rischioso. Infine una nota conclusiva sul trasferimento del TFR in busta paga: siamo davvero sicuri che con la riduzione della liquidità sui mercati le banche impiegheranno le munizioni della Banca centrale europea in tale direzione?

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