L’insolita avventura nelle assemblee di Eni ed Enel

Per una curiosa coincidenza le assemblee dei soci di Eni ed Enel, le due super-potenze del settore energetico italiano, si svolgono a distanza di sole 24 ore l’una dall’altra. Entrambi gli incontri hanno il compito di eleggere i nuovi – o faremmo prima a dire confermare i vecchi – presidenti e consigli d’amministrazione, forti di risultati strabilianti: nel 2007 Eni ha fatturato per 87 miliardi di euro (con 18 miliardi di euro di utili), Enel ha prodotto ricavi per 43,7 miliardi di euro (con un utile netto di 4 miliardi di euro).

di Luca Manes, Crbm



La 48 ore assembleare inizia nel segno del cane a sei zampe dell’Eni. L’appuntamento è in uno degli stabili che la società possiede all’Eur, quartiere della zona sud di Roma. Dopo una controllatina sotto il metal detector, le zelanti addette stampa dell’Eni ci accompagnano alla sala stampa – invero un po’ minuscola – dove assisteremo, noi che siamo giornalisti, ai lavori. Di entrare nella hall principale nemmeno a parlarne. Noi ci proviamo, ma due hostess ci bloccano subito. Bisogna affidarsi a un video e a due casse che diffondono già a partire dalle 10 – che puntualità! – la voce dei vertici della più grande multinazionale italiana. Il presidente Roberto Poli ci “allieta” per quasi mezz’ora con tutte le formalità burocratiche che l’evento prevede. Poi si parte con gli interventi degli azionisti, ministero dell’Economia in primis. Già, il ministero di via XX Settembre. Troppo spesso di dimentica che la sua quota di azioni dell’Eni è di poco superiore al 20%. Un altro 10% è di proprietà del Cassa Prestiti. Poi è il turno di Ugo Biggeri per la Fondazione Culturale

Responsabilità Etica, che con la sua presenza dà inizio all’esperimento dell’azionariato critico.



E di critiche a Eni bisogna farne tante: dal gas flaring in Nigeria agli impatti delle attività estrattive dell’Eni in Kazakistan. Le critiche non mancano nemmeno da parte da altri azionisti, sebbene siano veramente pochi quelli iscritti a parlare.

A sorprenderci è il fatto che non siano previste repliche agli interventi. Non c’è democrazia o partecipazione a questa assemblea soci: il cda non risponde ai proprietari dell’azienda. O almeno non a tutti.

Poli ci tiene a sottolinearlo, anche se poi alla fine qualche risposta sbrigativa arriva lo stesso. Una timida concessione che serve solo a ribadire la scarsa voglia di confronto manifestata dai top manager dell’azienda, l’amministratore delegato Paolo Scaroni in primis. Diciamola tutta, quelle poche parole dette contro voglia e tirate per i capelli per ribattere alle osservazioni su vari punti della gestione dell’Eni sanno ben poco di “dialettica assembleare”. E infatti le repliche vengono liquidate in pochi minuti. C’è fretta di passare alle procedure di voto. Anche in quel caso ci salta subito agli occhi qualche “anomalia”: due liste rispettivamente di sei e tre candidati per eleggere un totale di nove consiglieri di amministrazione, Paolo Colombo, l’ex presidente del consiglio sindacale, che entra nel CdA come indipendente, un altro consigliere, Alberto Clo, sulla carta anche lui indipendente, eletto per il quarto mandato consecutivo. Ma tutti questi sembrano dettagli, a Scaroni preme più andare in conferenza stampa a celebrare l’acquisizione della Hewett, importante asset britannico, e soprattutto a… togliersi la cravatta.



Una bella mossa a effetto, per mostrare al mondo quanto è sostenibile Eni, che dallo scorso anno, permettendo ai suoi dipendenti un abbigliamento più casual d’estate, ha potuto alzare la temperatura dei condizionatori di un grado, abbattendo del 9% i suoi consumi energetici. Chissà come sono contenti gli abitanti del Delta del Niger o le popolazioni kazake, quotidianamente alle prese con gas flaring o emissioni di zolfo, di questo importante passo in avanti compiuto dall’Eni.



Capitolo Enel. In una Roma blindata per la visita dell’“amico” George W. Bush, riusciamo lo stesso ad arrivare a Viale Regina Margherita, non lontano da Porta Pia. L’atmosfera è molto più rilassata. Niente metal detector, niente uffici stampa troppo solerti, ma molto più discreti nei modi e nella presenza. I responsabili della comunicazione di Enel si infastidiscono un po’ solo quando consegnamo ai colleghi giornalisti un comunicato sull’azionariato critico. Poi, però, riusciamo a instaurare un dialogo alquanto proficuo con uno dei loro addetti stampa. Un po’ come accade in assemblea tra i vertici del CdA e gli azionisti. Qui non solo sono previste le repliche di presidente e amministratore delegato, ma ai soci viene pure concessa la controreplica! Non a caso gli iscritti a parlare sono più numerosi rispetto all’incontro dell’Eni. L’intervento dell’azionista “critico” questa volta si concentra sugli investimenti dell’Enel nel nucleare in Italia ed Est Europa, sul carbone pulito o presunto tale e sulle grandi dighe che Endesa, nuova importante acquisizione della compagnia energetica italiana, vuole costruire nel bel mezzo dell’incontaminata Patagonia cilena.



L’ad Fulvio Conti risponde nel dettaglio e in maniera puntuale a tutti i punti sollevati dagli azionisti. Fra queste, anche i rilievi posti sulla forte esposizione debitoria dell’Enel.

Uno sforzo lodevole, apprezzato da tutti. Ciò non toglie che il suo approccio nuclearista appaia quanto mai granitico e la sua fiducia nel carbone pulito e nella piena sostenibiltà della centrale di Civitavecchia più forte che mai. Apprendiamo anche che l’Enel ha investito oltre sei miliardi di euro nelle fonti rinnovabili e che nel 2007 ha ridotto le sue emissioni di CO2 di sei milioni di tonnellate rispetto al 2006. Un buon primo passo, mi si deve fare di più, anche per rientrare negli ambiziosi parametri fissati dall’Unione europea.



La vivace dialettica societaria fa sì che l’assemblea dell’Enel sia una vera e propria maratona, rispetto alla gara sprint dell’Eni. Però sia nel primo che nel secondo caso spicca come il ruolo dello Stato nel decidere la composizione dei consigli d’amministrazione sia preponderante – e non a caso si è aspettato l’esito delle elezioni per convocare le due riunioni. Il ministero dell’Economia e la Cassa Depositi e Prestiti detengono poco più del 30% delle azioni anche di Enel. In assemblea la presenza di soci raggiunge un 40% del capitale. Ergo, a decidere è il governo…  



Un’ultima osservazione “a latere”: tra i 18 consiglieri di amministrazione delle due società non c’è nemmeno una donna. L’ennesimo dato su cui riflettere.            

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