Opinioni

L’illegalità diventa sistema

La corruzione dilaga a venti anni da Tangentopoli. Per questo è stata scritta la “Carta di Pisa”, un codice etico per la trasparenza e la legalità nella pubblica amministrazione. _ _ _
 

Tratto da Altreconomia 137 — Aprile 2012

Partiamo dai fatti. La corruzione dilaga e i cittadini onesti pagano sempre più tasse. Parola della Corte dei conti.
A vent’anni da Tangentopoli nulla è cambiato. Sono state fatte leggi che hanno ostacolato la scoperta della corruzione piuttosto che favorire il suo contrasto. Affermazione lapidaria di Gherardo Colombo, ex pubblico ministero del pool Mani Pulite di Milano. L’Italia, che passa dal ventinovesimo posto del 2001, al sessantanovesimo posto nel 2011 della classifica internazionale di Transparency International sulla percezione della corruzione, risulta essere un Paese più corrotto del Ghana e del Rwanda.
E, da ultimo, lo scioglimento di consigli comunali per infiltrazione mafiosa al Nord -vedi Bordighera e Ventimiglia -, gli arresti di sindaci accusati di avere intrattenuto rapporti con la camorra in Campania, e politici nazionali e regionali accusati di aver sottratto milioni di euro al loro partito o di aver percepito tangenti.
Benvenuti nell’Italia del 2012, Paese in cui l’illegalità si è fatta sistema -mafioso e dal colletto bianco- dove ogni cittadino ha una quota di debito pubblico pari a 31.000 euro, un giovane su tre è disoccupato, il lavoro è sempre più precario e insicuro e la parola futuro è scomparsa dal dizionario di molte persone.
Per anni, una parte della società e della politica ha sperato e delegato alla magistratura il compito di fare pulizia, di ripristinare la legalità, di ridare credibilità al nostro Paese. Ma delegare tutto ad un apparato repressivo dello Stato si è dimostrato un’azione utopistica ovvero un modo per scaricare la responsabilità su altri. Quello che è venuto a mancare, anche in questi ultimi vent’anni, è la maturazione di un diverso rapporto tra gli italiani e le regole, un’assunzione diretta, individuale e collettiva, di responsabilità, tanto da parte dei cittadini elettori che dei politici ai vari livelli.
La corruzione, ha affermato Gherardo Colombo, “è un problema che non si risolve all’interno delle aule giudiziarie, ma in quelle di scuola, trattandosi di un problema educativo” e il suo ex collega Piercamillo Davigo, oggi alla Corte di Cassazione, ha sostenuto che “basterebbe che scattassero dei meccanismi di autocontrollo della politica” per ridurre il livello di illegalità presente in Italia.
In quest’ultima direzione si inserisce la Carta di Pisa, il codice etico che l’associazione Avviso Pubblico propone agli amministratori locali che intendono rafforzare la trasparenza e la legalità all’interno della pubblica amministrazione per prevenire la corruzione e l’infiltrazione mafiosa. La Carta è frutto del lavoro di un gruppo di esperti coordinati dal professor Alberto Vannucci, docente dell’Università di Pisa, e composto da amministratori locali, docenti universitari, giuristi e funzionari della pubblica amministrazione.
L’input a predisporre il codice etico, presentato a Roma lo scorso 27 febbraio, è nato sulla scia della campagna “Corrotti” che Avviso Pubblico ha condotto insieme a Libera nel corso del 2011 per chiedere che il Parlamento emani una legge che ratifichi la Convenzione di Strasburgo firmata dal nostro Paese nel 1999, e dal fatto che, a fronte dei pesanti tagli finanziari subiti dagli enti locali, in Italia si registrano cifre spaventose per quanto riguarda la sottrazione di risorse pubbliche operata dalle mafie, dalla corruzione e dall’evasione fiscale.
La Carta di Pisa, già dalla sua genesi, può considerarsi un primo tentativo di formulazione di una politica anticorruzione che nasce dal basso. Infatti, in attesa che il legislatore nazionale promulghi delle nuove norme per prevenire e contrastare il malaffare nella pubblica amministrazione, gli amministratori locali della rete di Avviso Pubblico hanno deciso di darsi delle regole ben precise alle quali attenersi per rafforzare la barriera contro il dilagare di nuove forme di illegalità.
La Carta, che può essere adottata con un atto di giunta, di consiglio ed anche da un singolo amministratore locale, prevede norme di comportamento in materia di conflitto di interessi, di rapporti con la magistratura, di cumulo degli incarichi, di assegnazione di consulenze, di accettazione di regali, di trasparenza nel finanziamento dell’attività politica.
“La politica deve essere alla testa e non alla coda della promozione della cultura della legalità e della trasparenza”.
Parola di Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico e primo sottoscrittore della Carta di Pisa. —

* Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di “Avviso Pubblico, enti locali e regioni per la formazione civile contro le mafie”,
www.avvisopubblico.it

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