Opinioni

L’editoria, la crisi e i numeri di Altreconomia

Un bilancio del 2013: la rivista e la sostenibilità economica della cooperativa. Sullo sfondo, lo stato di quotidiani e periodici in Italia, a partire dai dati della Federazione italiana degli editori di giornali. L’editoriale di Pietro Raitano, direttore di Ae

Tratto da Altreconomia 160 — Maggio 2014

Il racconto ci ha resi umani. Narrare storie non vuol dire solo descrivere la realtà o una sua alternativa: è anche un modo di fissare la realtà, acquisirla. Raccontare il presente ci prepara, ci allena al futuro. Esistono tre tipi di mondo: c’è il mondo così com’è, il mondo come dovrebbe essere, e il mondo che è come dovrebbe essere. Guardiamo l’Italia, guardiamo il mondo oggi per capire come sarà e come vogliamo farlo diventare.
Noi di Altreconomia raccontiamo le storie di chi vuole e costruisce il mondo come dovrebbe essere. Nonostante le paure e le difficoltà.

A fine maggio i soci di Altra Economia società cooperativa, l’organizzazione che edita questa rivista, il sito e i nostri libri, si riuniranno in assemblea per l’approvazione del bilancio 2013.
L’assemblea sancirà la conclusione del triennio 2011/2013, forse il più significativo della nostra storia.
Per quel che riguarda la rivista, oggi possiamo anticipare che il 2013 si è concluso con un numero di copie vendute -sia pur di poco- superiore a quello del gennaio 2011. Tuttavia il loro numero è stato inferiore alla media del triennio precedente (2008/2010): all’inizio del 2008 vendevamo circa un quinto di copie in più di oggi. Nel corso del 2011, del 2012 e del 2013 i lettori sono rimasti pressoché costanti, con un picco nel 2012, anche se dobbiamo registrare un preoccupante calo nel canale di vendita delle botteghe del commercio equo e solidale. 
Dall’altra parte, sono aumentati di oltre il 30% i lettori del nostro sito (oggi viaggiamo al ritmo di 25mila utenti unici al mese), mentre i nostri “fan” su Facebook sono  ormai 37mila (11mila i “follower” su Twitter). Tenendo a mente tutte le volte che, in un modo o nell’altro, siamo stati interpellati per partecipare a dibattiti, convegni, presentazioni in giro per l’Italia, in radio, sui giornali, in televisione, possiamo ragionevolmente affermare che oggi Altreconomia, alla soglia dei 15 anni di attività (a novembre il nostro “compleanno”), è più conosciuta, autorevole e letta che mai.
Purtroppo la sostenibilità economica è un’altra cosa, e non si fa con la notorietà. E i numeri che registriamo nei primi mesi del 2014 non ci incoraggiano.
La Federazione italiana degli editori di giornali (Fieg) ha fotografato il comparto a metà aprile 2014. I dati parlano di quotidiani e periodici che in un anno, il 2013, perdono il 10% dei lettori (e nel caso dei periodici addirittura il 24,5% delle inserzioni) e altrettanto di fatturato.
Questo è il mercato dell’informazione e le implicazioni del suo andamento sono una questione su cui riflettere con attenzione, onestà e intelligenza.
Ma se “il mercato” va in un certo modo, non vuol dire che noi di Altreconomia non dobbiamo fare autocritica. Ci assumiamo -chi scrive innanzitutto- le nostre responsabilità: potevamo fare una rivista più bella, più attenta alle esigenze dei nostri lettori, più attraente verso lettori potenziali. Più coinvolgente e inclusiva. Ci abbiamo provato, ma non è ancora sufficiente e continueremo a lavorarci.
Se il fatturato è sceso è anche a causa dell’allagamento che la nostra sede ha subìto a metà settembre. In quella occasione, però, abbiamo una volta di più verificato l’affetto dei nostri lettori e dei nostri sociin un anno da 551 sono diventati 633!-, che ci sono stati vicini con i loro messaggi, le loro donazioni, il loro impegno a nostro favore. Senza allagamento avremmo avuto un bilancio senz’altro più solido.
Il 2013 è stato dunque un anno di grandi sacrifici per tutti i lavoratori. E per il consiglio di amministrazione, che con l’assemblea di fine mese conclude il suo mandato triennale.
A tutti i suoi componenti va il nostro ringraziamento per la dedizione, la competenza, la pazienza e la professionalità che a titolo del tutto gratuito hanno messo a diposizione di Altreconomia.

Invitiamo pertanto i soci a partecipare alla nostra assemblea. Non si tratta solo di votare un documento, ma di ribadire che l’informazione indipendente si fa anche con la partecipazione di chi crede nel nostro progetto. E visto che si tratta anche di rinnovare il cda, vi ricordiamo che è possibile mandare candidature.

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