Opinioni

L’economia guidata dalle banche

Il direttore di Altreconomia dedica l’editoriale di dicembre 2011 alla scelta di Mario Monti, che ha affidato i ministeri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture all’ex banchiere di Intesa Sanpaolo Corrado Passera. Una scelta "simbolica" mentre in tutto il mondo le piazze sono piene di persone che non vogliono pagare una crisi che imputano agli istituti bancari.

 

Tratto da Altreconomia 133 — Dicembre 2011

La premessa è che un governo si giudica da quello che fa e dai risultati che ottiene, nel contesto in cui opera. Quindi possiamo con tranquillità giudicare il governo che ha appena terminato il suo mandato. Per la maggior parte, ha prodottomisure inefficaci e inique, quando non sono state pericolose, o addirittura patetiche e ridicole.
Sul giudizio morale di alcuni esponenti del passato governo caliamo -per amor di patria- un velo pietoso.
Seguendo questa logica, non possiamo giudicare il governo in carica mentre scriviamo queste righe. Per la verità, non sappiamo nemmeno se lo sarà ancora quando le leggerete.
Tuttavia -sarà perché è Natale- riteniamo che i simboli siano importanti. Ebbene, nominare come ministro per lo Sviluppo economico e per le Infrastrutture un (ex) banchiere ha una carica simbolica molto potente.
In tutto il mondo milioni di persone protestano perché non vogliono pagare le conseguenze di una crisi le cui cause imputano per la maggior parte agli istituti bancari. Le stesse banche che ora sono in difficoltà e hanno bisogno degli Stati (e dei governi) per non fallire.
Fatte le dovute precisazioni, chi protesta non ha affatto torto.
Nominare un (ex) banchiere a condurre lo “sviluppo economico” di uno Stato sembra quasi voler dire -simbolicamente- che l’economia la guidano le banche. Un’affermazione che, ancor prima che poco condivisibile, di questi tempi non suscita affatto simpatie. E che trascura del tutto quel mondo (che spesso raccontiamo su queste pagine) fatto di economia reale che, con le banche “tradizionali”, non ha niente a che fare. Quel mondo che a queste preferisce tutte quelle realtà di finanza etica (come le mutue auto gestioni, Mag, o Banca Etica) che a differenza dei colossi finanziari ha creduto nei suoi progetti, nella loro “bancabilità”, nel loro “sviluppo”. Che magari consiste nella filiera corta, nella tutela del territorio e del paesaggio, nel risparmio energetico, nelle fonti rinnovabili.
Che tipo di sviluppo ha in mente invece il neo ministro? Non possiamo ancora dirlo. Quello che possiamo fare noi è giudicare il (già) banchiere Corrado Passera e la banca che ha presieduto per tanti anni -Intesa Sanpaolo- da quello che è stato fatto, e di cui abbiamo parlato a lungo sempre su queste pagine. Le modalità con cui il colosso lombardo-piemontese utilizza i soldi dei suoi correntisti sono piuttosto note (per rinfrescarvi le idee potete fare un salto nel nostro archivio su altreconomia.it)
Ecco allora un “fatto”. Per una coincidenza, appena prima della nomina del governo (e del neo ministro Passera), un manipolo di organizzazioni dell’economia solidale e non solo ha lanciato una mobilitazione. Si chiama “Ferma la banca che distrugge il territorio” ed è una campagna di pressione proprio su Intesa Sanpaolo contro le nuove autostrade lombarde. “In Italia i nostri governi continuano a spendere miliardi di euro per costruire grandi arterie stradali e autostradali- si legge nell’appello- anche in territori già densamente popolati e infrastrutturati”. Tuttavia, “la realizzazione di grandi opere è resa possibile dal sostegno finanziario di grandi banche, che spesso entrano anche nella compagine azionaria delle società concessionarie”. In prima fila nel sostegno finanziario alla Pedemontana, alla Brebemi, allaTangenziale Est esterna di Milano e all’autostrada Cremona-Mantova c’è proprio il gruppo Intesa Sanpaolo, che è anche azionista delle società. “Le grandi opere della Lombardia si stanno portando via, secondo i calcoli di Coldiretti, quasi 53 milioni di metri quadri di aree agricole”, si legge nell’appello.
L’attività di “public finance” è gestita dalla controllata Banca infrastrutture innovazione e sviluppo (Biis) di cui abbiamo parlato in un articolo non più tardi di ottobre (Ae numero 131, il pezzo è sul nostro sito). Biis investe in infrastrutture -ma anche in armi-, e presta soldi a molti enti locali.
Cementificazione e “grandi opere”: se questo è il programma di “sviluppo” del neo ministro, sarà la solita, vecchia, inutile e distruttiva ricetta. Lo sapremo presto. —

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