Opinioni

L’amico azero

C’era la Trans Adriatic Pipeline (TAP) al centro dell’incontro tra Matteo Renzi e il premier del Paese caucasico Ilham Aliyev, culminato nella firma di una “Dichiarazione congiunta di partenariato strategico tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica Italiana”. Intanto, il progetto del gasdotto -che dovrebbe attraversare l’entroterra salentino- è bloccato al ministero dell’Ambiente.
E il cantante Roy Paci ha annullato la propria partecipazione a un festival musicale nel leccese sponsorizzato dalla società che vorrebbe realizzare l’intervento
 

La visita ufficiale in Italia del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev è passata relativamente in sordina. Preannunciata da diversi giornali, Palazzo Chigi l’ha “liquidata” con un comunicato che più scarno non si può: due righe soltanto, corredate da foto di rito, che confermano che l’incontro è avvenuto a Villa Doria Pamphilj e che sono stati firmati degli “accordi”.
Per sapere di quali accordi si tratti e che cosa si sono detti Renzi e Aliyev bisogna però andare sul sito dell’ambasciata dell’Azerbaigian in Italia. Si tratta di una “Dichiarazione congiunta di partenariato strategico tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica Italiana”, in cui tra le altre cose i governi si impegnano a “sviluppare la cooperazione e il coordinamento sui gasdotti Trans Anatolian (TANAP) e Trans Adriatic (TAP) per l’esecuzione nei tempi previsti dei progetti nel rispetto degli accordi esistenti e degli impegni delle parti”.

Non era difficile immaginare che “il motivo” che ha guidato Aliyev a fare conoscenza con il nuovo premier italiano fosse proprio il mega-gasdotto che dovrebbe collegare il mercato europeo alle riserve ancora da sfruttare del giacimento di Shah Deniz II, nel Mar Caspio. Un progetto sui cui quella che è già stata definita “una dittatura post-moderna” conta molto: non è un mistero infatti che il petrolio azero stia finendo, nel giro di pochi anni l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan avrà terminato di pompare oro nero verso l’Europa e di foraggiare le casse del governo e della dinastia Aliyev. Così per i vertici dello Stato azero oggi guardare al futuro significa assicurare una “via” al gas e alle revenues derivate dalla sua vendita sul mercato europeo. Per tale ragione ha tutto da guadagnarci, quindi, nel rendere pubblica la dichiarazione firmata a Roma, a conferma che sul TAP “si va avanti”.
E a farsi fotografare con il sindaco Ignazio Marino, mentre le agenzie di stampa riportano la notizia della massiccia donazione (1 milione di euro) per il restauro dei Fori Imperiali.
Diversa è la situazione per il governo Renzi, che solo pochi giorni fa si è esposto a sostegno del gasdotto “alternativo” South Stream (targato Eni e destinato a portare in Italia il gas russo), scatenando le ire di diversi governi europei contrari alla realizzazione dell’opera.

Il nostro premier sa benissimo quanto sia controversa la questione TAP, incastrato tra le pressioni della Commissione europea per “velocizzare la sua implementazione”, sebbene il progetto non sembri avere le carte in regola per andare avanti.
L’approvazione della valutazione d’impatto ambientale, infatti, è ancora sotto esame al ministero dell’Ambiente e l’opposizione al TAP è in crescendo sul territorio pugliese e non solo. Sono molti gli aspetti che non tornano, a partire dalla sostenibilità economico-finanziaria di un progetto legato a numerose incertezze – dal costo complessivo, agli investimenti pubblici necessari a realizzarlo, al reale avanzamento dei lavori nel resto del corridoio del gas a cui TAP dovrebbe agganciarsi, per citarne solo alcuni – e la cui utilità viene messa in dubbio da molti, di fronte a un mercato del gas ancora in embrione eppure guidato da interessi che nulla hanno a che fare con la sicurezza energetica europea.

Intanto in Azerbaigian la repressione interna avviata dal presidente Aliyev contro gli organi di stampa e la società civile va avanti. Repressione che progetti come il TAP e dichiarazioni come quella firmata il 14 luglio a Roma non fanno che legittimare.

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