L’ambiente brasiliano orfano di Marina Silva. La ministra si è dimessa, in disaccordo con il governo Lula sull’Amazzonia


La tutela dell’ambiente, in Brasile, è passata in secondo piano.
Il governo Lula la considera un freno allo “sviluppo”. Così la ministra dell’Ambiente, Marina Silva, si è dimesso dal proprio incarico, denunciando “le difficoltà incontrate nell’implementare l’agenda federale di protezione ambientale” e, in particolare, la mancanza di un sostegno dell’esecutivo nella sua battaglia per la difesa dell’Amazzonia. Il governo tutela il latifondo, l’agro-industria e punta sullo sviluppo degli agro-combustibili. Il presidente Lula, al secondo mandato, non ha rifiutato le dimissioni. Marina Silva, ministra dell’Ambiente dal 2002, figlia di “seringueiros” nordestini, è nata a Seringal Bagaso, una sperduta piantagione di caucciù nello stato amazzonico dell’Acre, all’estremità nord-occidentale del Brasile. Ha trascorso un’infanzia povera, aiutando il padre nell’estrazione del lattice dagli alberi della gomma e la madre nei lavori del campo. Analfabeta fino ai 17 anni, come la maggior parte delle persone della zona, Marina è considerata la voce principale dell’Amazzonia e l’erede di Chico Mendes, il sindacalista ucciso nel 1988 per le sue lotte a favore dei “senza diritti”. Alla ministra, premio Nobel alternativo per l’ambiente nel 1996, Ae aveva dedicato la copertina nel settembre del 2005: vi riproponiamo l’articolo.

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