L’agonia della scuola dei giornalisti di Milano

Ore contate per l’Istituto per la formazione al giornalismo. A 30 anni dalla sua istituzione, l’Ifg “Carlo De Martino”, creato dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia e fiore all’occhiello nel panorama delle scuole di giornalismo nazionali, rischia di chiudere i battenti….

Ore contate per l’Istituto per la formazione al giornalismo. A 30 anni dalla sua istituzione, l’Ifg “Carlo De Martino”, creato dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia e fiore all’occhiello nel panorama delle scuole di giornalismo nazionali, rischia di chiudere i battenti. E la causa è, fondamentalmente, quella economica.
A mettere la parola fine potrebbero essere le decisioni della Regione Lombardia, che in passato garantiva all’Istiituto finanziamenti e una sede per la scuola, negli stabili di via Filzi 10. Nel corso del 2008, infatti, la Regione ha tagliato i fondi, che ammontavano a 250mila euro annui, e ha venduto gli stabili, che rimarranno a disposizione della scuola solo fino al 2010.
Una decisione a sopresa: “Nonostante le affermazioni contrarie della Regione, l’Ordine dei giornalisti ha avuto notizia della vendita degli stabili solo ad accordi già siglati con l’acquirente egiziano” ha spiegato Letizia Gonzales, presidente dell’Ordine di giornalisti lombardi.
Informati a cose fatte, i giornalisti hanno tentato di correre ai ripari. Anche all’interno dell’Ordine, però, esiste una diversità di vedute sulla sorte della scuola, e ciò aggrava la situazione. La speranza è riuscire a individuare nuovi fonti di finanziamento entro giugno 2009, termine massimo oltre il quale non sarà più possibile lanciare il bando per il biennio 2009/ 2011. Ma quali sono le prospettive? “Per facilitare la raccolta di fondi istituiremo sicuramente una fondazione, che richiederà mesi per la raccolta delle adesioni dei soci” chiarisce Carlo Maria Lomartire, presidente dell’Ifg e dell’associazione “Walter Tobagi”, deputata all’amministrazione della scuola. “L’Ordine non può pensare di avere responsabilità senza obblighi -continua-: o dismette la scuola oppure continua a finanziarne corsi e struttura”. L’alternativa, non priva di problematiche, è il ricorso a docenti e strutture del master organizzato dall’Università Statale. Un passaggio non indolore, a partire dall’aumento della retta, che passerà da 4mila a 6.500 euro annui.
La scelta implicherebbe inoltre la rinuncia da parte dell’Ordine a una formazione indipendente da qualunque altro istituto, e, per quanto le università siano tenute a rientrare nel Quadro di regolamenti stabilito dall’Ordine nazionale dei giornalisti, il prestigio e la credibilità di cui l’Ifg ha sempre goduto non sono paragonabili ai master concorrenti. Senza contare che la scuola dell’Ordine gode di particolari agevolazioni, non indifferenti per i potenziali iscritti: l’Ifg, infatti, offre ai propri studenti stage nei mesi estivi, un periodo in cui -viste le assenze di personale nelle redazioni, per le ferie- è maggiore la possibilità per gli stagisti di partecipare attivamente al lavoro di “fare un giornale”. Lo stesso non vale per i master universitari, che in base a una recente normativa sono tenuti a organizzare gli stage dei propri frequentanti in periodi diversi dall’estate. Sarebbe da ridefinire, infine, il calendario scolastico, che al momento prevede lezioni in università fino a giugno. Per il neonato master di giornalismo dell’Università Statale di Milano si configurerebbe poi un quadro curioso: master universitario, quindi soggetto ai controlli periodici dell’Ordine, ma allo stesso tempo formazione superiore dell’Ordine stesso, che quindi finirebbe per dover scegliere tra controllare se stesso (con tutti i possibili conflitti di interesse del caso) e garantire invece una reale concorrenza tra i master universitari presenti, tirandosi fuori in maniera totale e trasparente dalla formazione giornalistica.

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