La sorpresa che non ti aspetti – Ae 44

Numero 44, novembre 2003Per il momento si tratta di delusione. Non si fa in tempo a tesserne le lodi, che Coop rischia di spiazzare i suoi sostenitori. Nella “Guida” del Centro nuovo modello di sviluppo -ne parliamo da pagina 6-…

Tratto da Altreconomia 44 — Novembre 2003

Numero 44, novembre 2003

Per il momento si tratta di delusione. Non si fa in tempo a tesserne le lodi, che Coop rischia di spiazzare i suoi sostenitori.

Nella “Guida” del Centro nuovo modello di sviluppo -ne parliamo da pagina 6- la grande distribuzione Coop non riceve nemmeno una critica. Forte della struttura cooperativa, della certificazione SA8000 sulla responsabilità sociale, del rifiuto verso gli ogm, desta invece apprezzamenti. E quindi i suoi prodotti a marchio passano l'esame del consumatore più critico.

Almeno sinora. Il problema è che da settembre sulle nuove etichette dei prodotti a marchio è sparito il nome dell'impresa, dalla quale Coop fa produrre.

Un'involuzione in fatto di trasparenza, innanzitutto.

In realtà qualcosa di più: tra i fornitori che ora rimangono celati ci sono infatti anche alcune imprese che del tutto “apprezzabili” non sono, come Dole (banane), Kimberly-Clark (carta assorbente e tovaglioli), Philip Morris (oggi Altria, oltre alle sigarette è un colosso alimentare). Aziende comunque presenti sugli scaffali dei supermercati Coop, ma non nei suoi prodotti a marchio o, almeno, non dichiarati.

Il sasso nello stagno lo ha gettato a settembre il mensile “Rosso fiorentino” (www.controradio.it/red/rossodove.htm), scatenando la reazione di alcuni consumatori prima, del Centro nuovo modello di sviluppo poi.

“Mi rivolgo a lei -ha scritto Francesco Gesualdi al vice presidente di Coop Italia, Riccardo Bagni- per sapere se conferma che la nuova politica è di non inserire in etichetta il nome dei produttori, e in caso di risposta affermativa le chiedo di conoscerne le motivazioni. In ogni caso desidero farle sapere che non condividerei assolutamente una scelta del genere, e che la considererei lesiva del diritto alla trasparenza. Come consumatore rivendico il diritto di disporre di tutte le informazioni che mi consentano di effettuare scelte di consumo consapevole e fra queste l'indicazione del produttore assume un ruolo determinante”.

La lettera del Centro nuovo modello di sviluppo viene inviata anche da altri consumatori, suscitando le preoccupazioni di Coop. La risposta quindi non tarda ad arrivare, e porta la firma dello stesso Bagni: “Le confermiamo che abbiamo deciso di togliere il nome del produttore dalle nuove etichette dei prodotti a marchio Coop. Questo, ovviamente, non perché abbiamo paura della trasparenza ma, al contrario, perché vogliamo assumerci interamente la responsabilità di quello che facciamo e diciamo”.

Invece che lasciare il mercato nelle mani di una o due multinazionali, in sostanza, Coop preferisce rifornirsi da una di queste, purché il prodotto rispetti tutti i criteri dell'azienda, compresi quelli per la SA8000. Quando un fornitore produce per noi, dice Coop, lo fa rispettando le nostre regole, insomma.

Ma l'assunzione di responsabilità, ribattono dal Centro, non elimina il diritto dei consumatori a disporre di informazioni: “Che ne diresti ad esempio di un supermercato che, poiché si fa garante della genuinità dei suoi prodotti, togliesse la lista degli ingredienti? Sarebbe un grave errore se l'assunzione di responsabilità dovesse trasformarsi nella richiesta di un atto di fede nei confronti delle imprese”. E ancora: “Se Coop è convinta di aver scelto dei buoni fornitori perché non pubblica i loro nomi?”.

Coop non sembra voler tornare sui suoi passi, anche se il numero verde consumatori (800.80.55.80) fornisce a chi lo chiede il nome dei fornitori, prodotto per prodotto. La lista integrale dei produttori dovrebbe inoltre essere pubblicata a breve su www.e-coop.it. Ma nulla sulle etichette.!!pagebreak!!

Il primo gruppo nella grande distribuzione
Dalla farina alle crocchette per cani. Sono circa 2.000 i prodotti (in gergo “referenze”) a marchio Coop, commissionati a terzi per poi essere venduti nei supermercati. Nel 2002 la vendita dei prodotti a marchio ha fatturato 1.730 milioni di euro. Solo in riferimento a prodotti confezionati e fresco industriale, hanno coperto il 17% sul totale del venduto. Sono circa 300 i fornitori da cui si serve Coop, dalla piccola azienda siciliana alla grande multinazionale statunitense. Recentemente le confezioni hanno subìto un restyling, con conseguente campagna pubblicitaria. Tra le varie “linee” di prodotti ci sono i “Bio-logici”, prodotti da agricoltura biologica, “Solidal Coop”, che è la linea di prodotti garantiti da Transfair, “Eco-logici”, col marchio di garanzia europea Ecolabel. L'elenco completo si trova su www.e-coop.it .

Coop Italia è un sistema cooperativistico che oggi comprende una rete di 180 aziende di distribuzione. La proprietà è riconducibile ai soci, circa 4 milioni e 700 mila. È il primo gruppo nella grande distribuzione italiana. Oltre 9 miliardi di euro il fatturato, 44.330 i dipendenti.

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