Opinioni

La rivoluzione possibile (non è quella di Corrado Passera)

Nell’era della solitudine, incontriamo ogni mese persone, reti ed esperienze che ci ricordano l’importanza di ribaltare priorità e modelli di relazioni con l’altro. Chi contribuisce al cambiamento non sempre è consapevole di questo ruolo. L’editoriale di Pietro Raitano, direttore di Altreconomia

Tratto da Altreconomia 169 — Marzo 2015

Una serata qualsiasi, in una qualsiasi cittadina italiana. Si parla di “stili di vita e buone pratiche”. La sala è quella del consiglio comunale, l’iniziativa di un gruppo -trasversale- di associazioni locali. Quaranta, cinquanta persone partecipano. Una parte del lavoro che facciamo lo dobbiamo a chi, in tutta Italia, ci invita  a confrontarci sui temi che tutti i mesi ospitiamo sulla nostra rivista. È così da quando esiste Altreconomia: non portiamo lezioni o ricette, tantomeno soluzioni, ma le esperienze, le storie e le notizie sul mondo che cambia e sulle persone che contribuiscono al cambiamento. Purtroppo, raccontiamo anche le cose che non vanno, i pericoli che corriamo, e cerchiamo di sottolineare il valore che l’informazione riveste in questo delicato periodo storico.
È sempre piuttosto stupefacente arrivare, magari una sera d’inverno, e trovarsi di fronte a decine di persone che hanno lasciato la comodità del divano e del telecomando per ascoltare e ragionare su temi quali la sostenibilità ambientale, la giustizia, nuove forme di benessere, col rischio di uscirne frastornati, magari arrabbiati, o peggio demoralizzati. Spesso si tratta di donne e uomini che nelle loro scelte quotidiane hanno già tramutato in prassi quel bagaglio di nozioni -economiche e non- che ci convince ogni giorno di più che un mutamento nel sistema sociale internazionale sia necessario. Fanno parte di un gruppo di acquisto solidale, o sono vegetariani, o non usano l’automobile, fanno acquisti in una bottega del commercio equo (o addirittura ne hanno aperta una). Ma è possibile che tra “il pubblico” -un’espressione che andrebbe rivalutata, senza associarla per forza a uno spettacolo televisivo- ci sia anche chi, nel rispetto dei propri tempi di vita, si affaccia per la prima volta sul vasto orizzonte della globalizzazione, dei cambiamenti climatici, della finanza etica, delle economie solidali. Non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta.

Di solito finisce con una domanda: che cosa possiamo fare? e di solito la risposta è: lo state già facendo.
Noi invece ce ne torniamo a casa quasi sempre con altre storie da raccontare, a volte tanto belle quanto sottovalutate persino da chi le vive. E con la consolazione di aver vissuto un momento di comunità, nell’era della solitudine (l’espressione è di George Monbiot).

Nell’urgenza di questi anni, noi pensiamo che queste persone stiano compiendo una lenta e inesorabile rivoluzione. Il termine è forte e può anche spaventarci (noi abbiamo però sempre in mente la “rivoluzione non violenta” di Danilo Dolci), ma di questo si tratta. Un radicale ribaltamento delle priorità, in campo produttivo, distributivo e di consumo. Una rinnovata prospettiva sul nostro modo di relazionarci agli altri, in ogni parte del Pianeta. Le parole sono utensili che ci scambiamo -direbbe Erri De Luca– e dobbiamo fare attenzione a non farcele portare via. (Pensate all’ex banchiere ed ex ministro Corrado Passera, che lancia un movimento politico il cui slogan è “La rivoluzione è possibile”. Chissà se ricorda che il sistema da rivoluzionare è proprio quello di cui lui è stato un valente leader).

Concludiamo con una nota di orgoglio -ci perdonerete-. Il Comitato direttivo dell’Associazione Comuni Virtuosi, riunitosi lo scorso 25 gennaio a Capannori (Lucca), ha assegnato alla nostra redazione la terza edizione del Premio “Giornalista virtuoso dell’anno” (prima di noi il riconoscimento era andato a Riccardo Iacona di Presa Diretta e Milena Gabanelli di Report). “Per noi è stata una scelta quasi obbligata, visto lo splendido lavoro che da anni Altreconomia porta avanti rispetto alla narrazione di un mondo altrimenti semi-nascosto -ha spiegato Marco Boschini, coordinatore dell’associazione-. Quando tre anni fa abbiamo pensato all’istituzione di questo premio, il nostro obiettivo prioritario era valorizzare quelle realtà informative che, con il loro impegno e serietà, cercano di squarciare il velo dell’ipocrisia rispetto ad un modello di sviluppo e di azioni locali che i media nazionali confermano con il loro quotidiano silenzio”.
La cerimonia di premiazione si terrà nell’ambito della festa nazionale dei Comuni virtuosi, prevista a Colorno (Parma) dal 12 al 14 giugno. —
 

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