Opinioni

La finanza è domestica

Escluse dagli uomini, le donne si scoprono impreparate di fronte ai meccanismi della finanza, compresa quella speculativa. A certificarlo è una recente ricerca condotta dall’Ocse _ _ _
 

Tratto da Altreconomia 150 — Giugno 2013

Sono numerose le ricerche che evidenziano la scarsa competenza finanziaria delle donne. Tra le più complete quella del 2012 dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) nell’ambito del progetto sulle differenze di genere, che rileva praticamente ovunque una più bassa preparazione finanziaria femminile. In un contesto di diffusa ignoranza in materia, emerge chiaramente non solo che le donne sono meno capaci di calcolare il tasso di interesse e di capire il tasso di inflazione, ma soprattutto che hanno minor fiducia in se stesse, con riferimento alla propria preparazione. Si evidenzia quindi che se la maggior parte è abilissima a gestire quotidianamente il bilancio familiare, tende comunque a sopravvalutare la difficoltà degli strumenti finanziari che possono essere utilizzati per la gestione del risparmio, un’adeguata pensione e la costruzione di un sistema assicurativo personale in grado di proteggere dai casi della vita.

Il problema centrale è quello della vita privata delle donne, dove un incremento della loro preparazione le renderebbe più abili a gestire il risparmio, il denaro, i debiti in generale; le renderebbe inoltre più propense a investire sui mercati finanziari e inoltre più capaci di accumulare ricchezza.
Il miglioramento della conoscenza finanziaria può sicuramente accrescere la propria finanza individuale, ma può soprattutto rappresentare un contributo per le donne intese come gruppo, in relazione alle scelte di politica pubblica e di politica internazionale.

Ann Pettifor (nella foto) leader del movimento per la cancellazione del debito e attualmente impegnata per la riforma del sistema finanziario internazionale, riassume in una frase molto efficace uno degli aspetti che deve diventare centrale per i movimenti femminili: “passare dalla micro finanza, alla macro finanza”. 
Il dibattito relativo alle disparità di genere e agli effetti diversi che l’attuale crisi economica ha su uomini e donne, le analisi interessanti sui tagli alla spesa pubblica, la riduzione dei servizi, il ritorno sulle spalle delle donne della maggior parte delle attività di cura che questa crisi sta causando, insieme alla scarsa abilità ed abitudine femminile a trattar di finanza, potrebbe portare le donne a concentrarsi sulla micro finanza, quindi gli effetti più palpabili e che le toccano direttamente, trascurando ciò che veramente potrebbe arrecare beneficio stabile nel lungo periodo, la riforma della macro finanza.
C’è una donna che tenta da tempo di richiamare all’ordine un settore dominato da uomini: è Cristine Lagarde, managing director del Fondo monetario internazionale. Anche nella suo ultimo discorso all’Economic Club di New York ha sostenuto con forza la necessità di una profonda riforma del sistema finanziario internazionale, e dichiarato che “non possiamo avere un sistema bancario pre-crisi, in un mondo che oramai è post crisi” e richiesto nuovamente una maggiore spinta in relazione alle regole, ai derivati e la finanza cosi detta “ombra”.
Ma il settore finanziario è una lobby potentissima, fatta soprattutto di uomini. L’HuffPost Politics stima che Sifma, la più importante associazione delle banche americane, solo nel 2008 abbiano investito quasi un miliardo di dollari in lobby ed advocacy. Ovviamente sono tutti uomini nel consiglio di amministrazione di Sifma, molti dei quali ancora oggi incontrano i loro colleghi europei e asiatici in club riservati, dove a volte l’accesso alle donne non è neppure consentito, a Londra o New York.  Basta guardare le foto degli incontri annuali del Fondo monetario internazionale per capire chi comanda.
L’economista indiana Javaty Gosh da anni chiede le stesse cose della Lagarde, pur essendone profondamente lontana. In un recente articolo apparso su IDEAs, sottolinea che il settore finanziario deve continuare a ridursi prima di poter tornare ad essere un settore esclusivamente al servizio dell’economia reale. 

È necessario convincere le donne e i movimenti di donne a interessarsi di finanza, perché l’incapacità dello Stato a fornire servizi di cura dipende anche dal fatto che si consente ancora alle banche di investimento di scambiarsi senz’alcun obbligo di registrazione i titoli del debito pubblico, mentre il costo della pasta al supermercato è fondamentalmente determinato dal prezzo dei derivati sul grano del mercato di Chicago e le loro pensioni dipendono molto di più dallo spread che dalle loro abilità di selezionare i prodotti di risparmio gestito. —
 

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia