La casa è un diritto. Rom in piazza a Firenze


Cinquanta rom sotto la prefettura che chiedono “casa, lavoro e scuola per i bambini”
: giovedì mattina a Firenze, nelle vie del centro, molti passanti osservavano stupiti uomini e donne, venuti in centro dagli accampamenti del circondario, che si alternavano al megafano per rivendicare i diritti negati. Non è frequente assistere a manifestazioni del genere. I gruppi rom in genere sono confinati anche fisicamente nelle periferie più lontane (nella foto) e inaccessibili e quasi mai sono protagonisti attivi delle lotte che li riguardano. Stavolta hanno partecipato anche loro al presidio organizzato dall’Assemblea autoconvocata, che cominciò a riunirsi nell’estate scorsa, all’indomani della delibera comunale che criminalizzava l’attività dei lavavetri.

di Lorenzo Guadagnucci

In questi mesi l’Assemblea ha continuato a lavorare, portando all’attenzione pubblica l’emergenza sociale e umanitaria di centinaia di “invisibili” che vivono ai margini fisici e culturali della città.

Nel dicembre scorso l’Assemblea aveva chiesto alla prefettura un intervento d’emergenza, con gli strumenti della protezione civile, ad esempio una tendopoli, per proteggere dal freddo le centinaia di persone che vivono all’addiaccio in varie zone del territorio comunale. La prefettura si dichiarò disponibile a intervenire, precisando però che toccava al Comune di Firenze indicare i luoghi e le specifiche esigenze. Dal Comune arrivò una presa di distanza: l’assessore alle politiche sociali sostenne che non c’era alcuna emergenza e che i piani comunali già previsti erano più che sufficienti ad affrontare il gelo di fine anno. Nei giorni attorno a Natale, la morte per freddo di Pal Surinder, un cittadino indiano senza fissa dimora, alla stazione di Campo di Marte, mise a nudo e rese visibile a tutta la città la condizione dei molti senza tetto fiorentini.

L’Assemblea autoconvocata nelle ultime settimane ha portato all’attenzione di tutti l’esistenza di un accampamento di fortuna nella zona dell’Osmannoro, fra i Comuni di Firenze e Sesto Fiorentino: qualche decina di famiglie, prevalentemente rom rumeni, vivono in baracche insalubri, al riparo di teloni, circondati dai topi, senz’acqua né luce, esposti a tutte le intemperie. Giovedì mattina il presidio davanti alla prefettura è servito a chiedere un intervento straordinario per trovare una sistemazione decente, sia pure provvisoria, per le famiglie rom, e per scongiurare ogni ipotesi di sgombero. È stato il sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi, la settimana scorsa, ad affacciare l’ipotesi con toni minacciosi. Il capo di gabinetto del prefetto, ricevendo una delegazione composta da partecipanti all’Assemblea autoconvocata (rappresentanti rom inclusi), ha sostenuto di non avere competenza specifica per affrontare il caso, lasciando comunque intendere che non sono in programma sgomberi.

Il caso resta aperto, ma intanto le famiglie rom hanno scoperto la voglia d’essere protagoniste. La lotta necessariamente continua. Martedì l’appuntamento con l’assessore regionale alla casa, Eugenio Baronti.

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