Kenya, la violenza e il risentimento

In Kenya, la discussa vittoria del presidente uscente Mwai Kibaki sul leader dell’opposizione Raila Odinga ha scatenato un’ondata di violenze che ha causato un numero imprecisato di morti, qualcuno sostiene anche 300. Ecco il commento di Fabrizio Floris, sociologo di Torino, esperto del Paese africano nel quale ha passato lunghi periodi sin dal 1996.

“In un Paese dove la stampa è libera non c’è la carestia”. È questa la sintesi di un lungo studio del premio nobel per l’economia Amartya Sen. Di conseguenza si può affermare che in un Paese dove la stampa è libera le situazioni di disuguaglianza economica non possono crescere fino al cielo: non possono durare all’infinito. È il caso del Kenya oggi. Il Paese di soli 30 milioni di abitanti ha una stampa sostanzialmente libera, più della metà della popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno e circa il 50% dei suoi abitanti vive in baraccopoli. I famigerati slums da cui i giovani in questi giorni si muovono all’assalto della città.

di Fabrizio Floris

Con una lettera di padre Daniele Moschetti da Korogocho

Sono loro l’anello debole che paga più direttamente gli effetti della crisi in atto. Loro hanno cercato di cambiare attraverso le elezioni, votando massicciamente per Odinga, per provare una volta a passare dalla condizione di sudditi a quella di cittadini. Sulla carta hanno vinto, ma la loro vittoria è evaporata come neve al sole grazie ad appositi brogli elettorali messi in atto dal presidente Kibaki.

Si sentono quindi vittime di un complotto, ma sono già vittime perché “figli dello slum”, e figli di un Paese come il Kenya dove non c’è lavoro e dove può studiare solo la gente che ha i soldi. Pertanto, non possono andare a scuola, né avere una qualifica professionale, ma non possono nemmeno lavorare perché la disoccupazione giovanile è enorme. Quindi sono vittime e vivono un senso di frustrazione e risentimento.

Ma il risentimento non nasce solo in questi giorni. E’ la conseguenza diretta dello sfruttamento a cui sono sottoposti milioni di keniani. In occidente la disuguaglianza economica e sociale può essere affrontata attraverso la rappresentanza politica dei poveri, partiti e sindacati possono portare queste istanze nei posti decisionali che contano.

In Kenya tutto questo precipita nell’etnia, che maschera un conflitto che è prima di tutto economico e sociale. Non si odia il landlord perché è kikuyu (l’etnia al potere), ma perché mi sfrutta, perché vive “alle mie spalle”. Ordinariamente il risentimento viene “tenuto a bada” dalle tante chiese, dall’alcol, dalla fame e si sfoga individualmente nelle violenze domestiche e quotidiane. Tutto ciò non elimina le cause del risentimento, lo sopisce, ma è lì che cova, pronto ad esplodere. Serve solo un “collante” che faccia confluire l’individuale nel collettivo, in qualcosa che riguarda tutti.

L’etnia può essere utile allo scopo e dato che il fine giustifica i mezzi in ogni partita politica del mondo la si usa. Ma badate bene non è solo una questione africana, non si spiegherebbe altrimenti in occidente il fatto che molte classi sociali disagiate anziché votare partiti che rappresentano gli interessi dei poveri, optino per partiti che hanno finalità esattamente opposte. Si tratta di mascherare le ragioni del conflitto sociale, dare altri nomi e altre origini allo stesso. Usare parole persuasive e ripeterle in modo ossessivo finché non diventano vere.

E’ la prima regola della sociologia “se qualcuno ritiene che un fatto sia vero questo lo diventerà nelle sue conseguenze”.

Ma se i poveri insorgono nessuno può prevedere gli effetti di queste conseguenze.

Fabrizio Floris

Il testo che segue è tratto da Floris, F., 2007, Eccessi di città : baraccopoli, campi profughi e periferie psichedeliche pp. 127-128, Paoline, Milano.

Squame

Quando si parla di Africa i volti si contraggono, chiudono, come per timore. Non volti, ma espressioni. Un ispessimento della membrana che separa il mondo dal sé interiore. Un’evoluzione a ritroso. Ora attraverso i media avviene questa trasmutazione genetica: gli occhi si chiudono, le immagini sono squame che ricoprono ogni sussulto interiore. Con la televisione facciamo fluire il mondo dentro di noi, scrutiamo attraverso un tubo stretto gli orizzonti infiniti della vita. Il nostro sguardo sul mondo passa attraverso le facce inespressive dei politici, i prepotenti promossi ora a governare il Paese.

Un’orda di locuste che divorano tutto senza sosta. Ciò che li assorbe è il potere, l’istupidimento del potere. Mangiano e blaterano. Complottano gli uni contro gli altri: complotti lenti che impiegano decenni a maturare. Odinga contro Kibaky, Moi contro Kenyatta, Biwott contro Musyoka. Il loro messaggio è stupidamente uguale, ma la gente li ascolta, si lascia lusingare dalle loro grasse promesse, non perché ci crede, ma per abbandonarsi per qualche minuto al sogno di evadere dal dolore della lotta quotidiana, così per impasticcarsi un po’, inebriarsi, dimenticare di avere lo stomaco vuoto, le tasse scolastiche da pagare e un lavoro ancora da inventare. Il potere, dopo tutto, è potere. Invade. È la sua natura. Invade la nostra vita.

Il nostro risentimento. La nostra identità, ma i poveri prima o poi insorgono.

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La situazione sta diventando sempre peggiore… dopo le elezioni palesemente truccate da Kibaki… la violenza è esplosa prima a Kibera e poi a Korogocho… (due slum di Nairobi, ndr) Sabato (29 dicembre, ndr) c’è stata guerriglia per otto ore a Ngomongo e Grogon … come al solito… vicino a casa nostra… (la casa dei comboniani a Korogocho, ndr), lotte, molte uccisioni e saccheggi. Sette persone hanno perso la loro vita e tra loro due bambini… abbiamo cercato di coinvolgere la polizia in ogni momento, ma non era facile… Sono arrivati troppo tardi alle 3.30 del mattino…

C’è stata di nuovo guerra la scorsa notte dalle 2-3 del mattino ma la polizia era sul campo dalla notte con molti spari… e questa mattina alle 6 la Luo (l’etnia Luo) ha attaccato da Ngomongo verso Grogon… di nuovo molto sangue e sofferenze fino alle 11 del mattino… con la polizia che è andata e venuta, dato che ci sono così tanti luoghi nella nostra area dove esplodono le violenze… a Kariobangi, Gitathuru of Kario, Mathare north, Huruma… e molte persone sono state uccise…

Da ieri Michuki (il ministro degli Interni, ndr) ha ordinato ai media di non trasmettere programmi dal vivo… così ora sono solo i giornalisti internazionali che possono riferire correttamente ciò che accade… fino a quando? Abbiamo raggiunto la cifra di 124 morti, ma io penso che ce ne siano molti di più, visto che è così difficile avere notizie ora… Raila voleva un incontro a Uhura ma gli è stato rifiutato così lo farà giovedì 3 gennaio… speriamo pre la pace… ma penso che il governo non gli darà il permesso all’ultimo momento… al momento gliel’anno dato per fargli piacere…

Questo governo è senza speranze come il presidente… nessuna capacità di maneggiare la situazione… nessuna parola dal presidente… gli americani sono stati i primi a congratularsi con il presidente… e Kivuitu ha perso la sua credibilità come presidente… e ieri alle 18 Kibaki ha fatto giuramento… ha detto che prima delle elezioni del presidente e dopo avrebbe controllato i fogli dei risultati… oggi ha già dimenticato la sua promessa… con 21 ministri mandati a casa dai cittadini, 3 figli di Moi fuori, Biwot e molti altri grandi nomi… io non so dove quest’uomo abbia preso i voti… grandi trucchi…

E ora siamo veramente vicini ad una guerra civile se qualcuno non prende il comando per una conferenza di pace e se non creiamo un forum per il futuro del Kenya… abbiamo preso una strada davvero molto pericolosa… Preghiamo… tutti insieme… niente kasha a Kariobangi stanotte e nemmeno qui a koch… nella nostra casa ci siamo soltanto io e fratel Paolo… tutti gli altri sono nel loro luogo di voto e Luca a e alcuni ospiti li abbiamo mandati a Kariobangi perchè siano al sicuro… oggi abbiamo fattoun grande lavoro andando in giro con alcuni pastori e persone di Kikuyu e Luo per predicare la pace… a Ngomongo Ngunyumu e Grogon Gitathuru… anche a Kisumu Ndogo c’è molta tensione e alcune persone sono state uccise…

Domandate a tutte le persone di pregare per il Kenya in questi giorni…abbiamo bisogno di saggezza e pace, giustizia e verità per prevalere sull’egoismo e sull’orgoglio… Speriamo che questa notte non sia un’altra notte di guerra… dato che ho avuto qualche indizio che due autocarri di Mungiki sono appena arrivati a Gatheca palace e sono pronti ad attaccare stanotte… io ho già avvisato la polizia ma non si sa mai con il tipo di polizia che abbiamo…

Buon anno a tutti… Tuko pamoja

Daniele

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