In tribunale la “banda del latte”

Il latte in polvere finisce in tribunale. La Procura della Repubblica di Torino ha indagato i responsabili di otto produttori di latte artificiale per neonati per i prezzi troppo alti dei prodotti: anche l’80% in più rispetto al resto dell’Europa. Una situazione che è andata avanti fino al febbraio scorso –stando all’indagine avviata un anno fa dal procuratore Raffaele Guariniello– nonostante le aziende avessero promesso un taglio dei prezzi.

La storia completa della “banda del latte” è raccontata nel libro di Altreconomia Io boicotto Nestlé uscito alla fine di maggio, in libreria e nelle botteghe del mondo in queste settimane (168 pagine, 9 euro): già nel 2000 l’Antitrust aveva sanzionato sei produttori di sostituti del latte materno (Nestlé, Plada, Humana, Nutricia, Milupa, Abbott) per aver formato un cartello restrittivo della concorrenza, mantenendo troppo alti i prezzi, limitando la vendita dei prodotti alle farmacie e “spartendosi” con una rotazione su base mensile gli ospedali (a cui vengono forniti campioni gratuiti di latte in polvere) e i pediatri.
Nel 2004 sempre l’Antitrust ha avviato una seconda istruttoria sulla questione dei prezzi, questa volta a carico di 12 aziende del settore. In base al documento (ma l’istruttoria dovrebbe chiudersi dopo l’estate) il latte in polvere in Italia veniva venduto anche a 40 euro al chilo contro i livelli molto più bassi degli altri Paesi europei (7-8 euro in Ungheria, 12-14 in Inghilterra, 19,50 in Francia).

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