Opinioni

In politica, se non ora quando

Il cambiamento di cui il Paese ha bisogno passa necessariamente per un nuovo protagonismo femminile, a partire dalle elezioni del 2013 per il rinnovo di Camera e Senato
 

Tratto da Altreconomia 141 — Settembre 2012

L’anno prossimo ci toccherà votare. E lo faremo in un panorama politico ed economico particolare. La crisi non pare intenzionata a dare tregua all’economia mondiale, e le soluzioni proposte da tutti gli schieramenti, e -per dire la verità- da tutte le istituzioni nel mondo, è sempre la stessa: serve la crescita.
Nonostante il fallimento di un sistema, si fatica a farne emergere uno alternativo. In Italia, in particolare, la campagna elettorale sarà probabilmente molto accesa e, come al solito, i suoi protagonisti passeranno ore e ore ad accusarsi a vicenda in relazione ai problemi mai risolti del nostro Paese. L’economia sarà sicuramente al centro del dibattito: elevato debito pubblico, incapacità di attuare una efficace riduzione della spesa, evasione fiscale, arretratezza infrastrutturale, aumento della produttività. Eccetera, eccetera. 
Questa volta le donne hanno però una nuova responsabilità, perché oramai non è più un diritto, ma un dovere, quello di portare e mantenere in primo piano “uno scandalo che non fa scandalo”: la rappresentanza femminile nelle istituzioni del nostro Paese. La rappresentanza è il potere riconosciuto ad un soggetto di agire in nome e per conto di un altro soggetto. In Italia da troppo tempo una generazione di uomini anziani ha questo potere. Se ne sono accorti in molti, e le donne devono diventare protagoniste se vogliono cambiare veramente il Paese.
Tra i tanti  libri usciti recentemente, due preparano alle elezioni e vogliono essere di ispirazione alle donne per spingerle a fare politica. In questa politica solo di uomini, persino decidere di candidarsi diventa “scendere in campo”, come se la politica fosse una partita. Secondo le autrici le donne hanno quindi il dovere di cominciare a giocare, per trasformare questo scontro tra tifosi in un lavoro serio che si prenda cura del nostro Paese.
Il saggio di Assunta Sarlo e Francesca Zajczyk, “Dove batte il cuore delle donne? Voto e partecipazione politica in Italia” (Laterza, 2012) illustra la attuale situazione, e fornisce tutti i numeri di questo scandalo che le donne non possono più ignorare. Le autrici sottolineano, in particolare, il fatto che Italia permane un ritardo culturale nel concetto di pari opportunità tra uomini e donne, che fa sì che la mancata presenza delle donne in ambito politico non sia neppure concepita come una anomalia. Viene sottolineato che le donne, pur essendo la maggioranza della popolazione, rappresentino solo il 21,1% dei deputati e il 18% dei senatori. Nell’Europa dei 25 fanno peggio di noi solo Polonia, Repubblica Ceca e Malta. Negli enti locali le donne sono il 18% nelle amministrazioni comunali, il 14% a livello provinciale e solo il 12% a livello regionale. I partiti non fanno eccezione: secondo le autrici la presenza femminile negli organismi dirigenti è intorno al 20%. I capitoli conclusivi guardano alle elezioni amministrative del 2011 come all’inizio di un cambiamento radicale della nostra politica e lanciano la sfida alle italiane perché il processo continui e si rafforzi durante i prossimi anni.
La stessa sfida è ripresa da Marina Terragni, che nel suo libro “Un gioco da ragazze: come le donne rifaranno l’Italia” (Rizzoli, 2012) ribattezza la questione femminile come “questione maschile”, intesa come il grosso problema che hanno gli uomini che oggi sono abbarbicati al potere. L’autrice si spinge oltre, e definisce deboli “quei vecchi maschi egoisti, prepotenti, avidi di potere e di soldi”. Le parole sono dure, impregnate di rabbia, ma rispecchiano tristemente una realtà: la generazione di anziani uomini che domina in Italia è la stessa da troppo tempo.
Le donne del nostro paese hanno cominciato a dire: adesso basta. Il movimento “Se non ora quando?” (www.senonoraquando.eu) ha portato nelle piazze milioni di donne, ed è indispensabile che si continui a portare avanti con tenacia e determinazione l’istanza della rappresentanza facendo politica.
Le donne da troppo tempo si occupano di prendersi cura di chi viene lasciato in disparte dal sistema, di rattoppare i buchi nella società (creati dallo stesso sistema), di accudire gratuitamente bambini, anziani, malati, stranieri. Hanno ragione le autrici: è ora che si prendano cura del sistema, è ora di entrare nelle stanze dei bottoni per modificare le regole del sistema e come dice Beatrice Costa -che con me ha scritto “Le donne reggono il mondo”- “di uscire dalle case per cucinare insieme il cambiamento di cui questo paese ha tanto bisogno”. Buon lavoro a tutte. —

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