In bici a Vicenza. L’economia dell’altro comune

Nel centro storico della città veneta, l’economia solidale e la partecipazione crescono tra memorie palladiane e il presidio dei “No Dal Molin” Chissà se ad Andrea Palladio piaceva il baccalà. Tra questi due estremi -l’arte sublime del rinomato architetto padovano…

Tratto da Altreconomia 104 — Aprile 2009

Nel centro storico della città veneta, l’economia solidale e la partecipazione crescono tra memorie palladiane e il presidio dei “No Dal Molin”

Chissà se ad Andrea Palladio piaceva il baccalà. Tra questi due estremi -l’arte sublime del rinomato architetto padovano e il piatto popolare, tipico della tradizione culinaria vicentina- è racchiusa tutta la storia della città di Vicenza. Se ci sei nato, fin da piccolo, dalle scuole elementari, sei destinato a sentirti raccontare la storia dell’architetto, “padovano di nascita, ma vicentino d’adozione”, che con le sue opere rese celebre Vicenza, riconosciuta nel 1994 dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità. Così scopri che Andrea Palladio era davvero un maestro dell’architettura, tanto da far apprezzare la sua arte anche oltreoceano, fino negli Stati Uniti d’America. Gli statunitensi sono da oltre 60 anni i “coinquilini” dei vicentini, una convivenza forzata dalla militarizzazione del territorio vicentino iniziata nell’immediato dopoguerra. Dal 1954 la caserma Ederle ospita i militari Usa della 173esima brigata del comando Setaf (Southern european task force) e in provincia sono presenti altre due installazioni militari, il deposito della Fontega, a Torri di Arcugnano, e Site Pluto, a Longare. L’intenzione statunitense di costruire una nuova base militare -in puro stile palladiano- al Dal Molin, ha generato in città una mobilitazione senza precedenti e negli ultimi due anni ha acceso un fertile dibattito su un’altra Vicenza possibile. “Vicenza non è gemellata con Washington”: a ricordarlo sono i cartelli dei cittadini che manifestano contro la nuova base militare al Dal Molin. Questa base che dovrebbe sorgere sopra la più grande falda acquifera del Nord Italia, ha portato alla luce tutte le contraddizioni di un sistema -politico ed economico- senza futuro, come rivela la crisi economica attuale, e ha spinto i cittadini a riorganizzarsi per cercare le alternative possibili. Alternative che, come dimostra questo itinerario attraverso l’altra Vicenza, sono oggi concrete e visibili, più rumorose di un tempo e decise a farsi sentire -qualcuno, per farlo, suona una “pignatta”, una pentola-. Torna alla ribalta l’anima della città -quella del baccalà cotto secondo la ricetta tradizionale-, popolare ma pronta a ricevere stimoli sempre nuovi, che diventa così capace di offrire una concreta alternativa politica ed economica.
Scoprirla sarà meno difficile di quanto non sembri e, forse, questa mappa potrà essere un buono strumento per chi decidesse di visitare “l’altra Vicenza”.
Il vostro itinerario potrebbe partire proprio dalla piazza centrale della città. Piazza dei Signori (nella foto in apertura) è dominata dalla Basilica Palladiana, ricostruita nel 1549 da Andrea Palladio e occupata nel 2007 dal movimento No Dal Molin in segno di opposizione alla costruzione della nuova base militare statunitense a Vicenza. La Basilica è diventata così il simbolo dell’“altro comune”,
di un’altra città possibile, dove la partecipazione dal basso diventa la protagonista di un percorso di difesa dei beni comuni e riappropriazione del concetto di cittadinanza. Muniti di bicicletta, da qui potete raggiungere facilmente i luoghi che vi segnaliamo.

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