Il rifiuto negato – Ae 69

Si mette in piazza quel che non si usa più: chi ne ha bisogno passa e porta a casa. Accade in Trentino Gettare tra i rifiuti gli oggetti in buone condizioni è un peccato. Per limitare gli sprechi, in particolare…

Tratto da Altreconomia 69 — Febbraio 2006

Si mette in piazza quel che non si usa più: chi ne ha bisogno passa e porta a casa. Accade in Trentino

Gettare tra i rifiuti gli oggetti in buone condizioni è un peccato. Per limitare gli sprechi, in particolare di mobili e vestiti, in Trentino si sono inventati la “Giornata del riuso”.

Due volte l’anno, in primavera e autunno, la gente mette in piazza quello che non usa più: chi ne ha bisogno passa, ringrazia e porta a casa. Le piazze si trasformano così in un bazar del riciclo: non un baratto o uno scambio (mercatini così ne esistono in diverse parti d’Italia, a Novegro, per esempio, in provincia di Milano e a Napoli) ma qualcosa che assomiglia più a una festa, a un incontro tra vicini di paese.

La “Giornata del Riuso” è stata realizzata in via sperimentale a Trento nel 2004, ma lo scorso anno l’iniziativa è stata estesa a tutta la provincia, dalla Val di Fiemme alla Val di Non. Finora sono 13 i comuni che hanno scelto di proporla ai loro concittadini.

Libri, cd, elettrodomestici, mobili e vestiti. Alla “Giornata del riuso” si trova di tutto, comprese biciclette, passeggini e in qualche caso anche tapis roulant e cyclette.

Si rimettono in circolo le cose che non si utilizzano più con la certezza che a qualcun altro possano servire ancora. Un meccanismo che ha una ricaduta immediata: allungare la vita degli oggetti.

A casa non si torna quasi mai a mani vuote, a fine giornata rimane solo una minima parte delle oggetti esposti: i capi d’abbigliamento “invenduti” vengono destinati ai centri raccolta della Caritas o ad altri progetti di sostegno. Il resto finisce nei centri di raccolta rifiuti.

“La giornata del riuso è un successo, un modo efficace per risolvere lo smaltimento del materiale ingombrante”, commenta Andrea Ventura, direttore di Fiemme servizi, la società che gestisce i rifiuti della Valle. 

Nel 2004 la provincia di Trento ha prodotto quasi 20 mila tonnellate di rifiuti ingombranti. Per smaltire questo tipo di materiale nel comprensorio della Val di Fiemme, ad esempio, servono 150 euro a tonnellata. I conti sono presto fatti: i contribuenti ogni anno pagano circa 3 milioni di euro per eliminare divani, elettrodomestici -in molti casi ancora funzionanti-, e altri “rifiuti” ingombranti.

Il riciclo riduce inquinamento e costi. “Non mi aspettavo che il materiale fosse ridistribuito tutto tra i partecipanti -prosegue Ventura-. Anche oggetti che ritenevo cianfrusaglie hanno avuto ‘mercato’. Adesso attendiamo di riproporre l’iniziativa nel mese di maggio”.

Nei comuni che l’hanno organizzata, la giornata si è trasformata in un momento di festa e in un’occasione per parlare di ambiente. “La gente rimane stupita nel vedere le tonnellate di oggetti presenti in piazza -spiega Dario Pedrotti di Rete Lilliput Trento e socio di Piazza grande professional, la società di servizi che ha ideato la Giornata del riuso-. Soprattutto quando si rendono conto che l’alternativa al riuso nella maggior parte dei casi è la discarica”.

Accanto ai tavoli di “potenziali rifiuti”, in alcuni comuni hanno allestito stand informativi sulla raccolta differenziata o laboratori per l’animazione dei bambini. Conferenze, spettacoli teatrali e giochi hanno come protagonista il cittadino e il suo rapporto con “la spazzatura”.

In Trentino Alto Adige la “Giornata del riuso” è stata promossa dalla Provincia di Trento e dal Servizio per le Politiche di gestione dei rifiuti che hanno stanziato 24 mila euro per finanziare il lancio dell’intero progetto.

L’idea può essere facilmente replicata anche in altre città o comuni. La ricetta è semplice: occorre un sindaco ben disposto a offrire gli spazi per la raccolta del materiale e l’esposizione, la collaborazione delle associazioni locali di volontariato e un budget di circa 200 euro per coprire le spese vive, come l’affitto dei tavoli o dei tendoni. Anche il costo per la pubblicità è minimo: sono sufficienti dei volantini e il passaparola.

A chi intende proporre la giornata del riuso nel proprio comune si consigliano un paio di incontri per affrontare le questioni logistiche e verificare la disponibilità delle realtà che vogliono partecipare. Nella realizzazione poi si lascia ampio spazio alla creatività. Così nel comune di Pergine hanno allestito mercatino e stand nell’autorimessa dei Vigili del fuoco per evitare inconvenienti in caso di pioggia. Mentre a Predazzo il nucleo volontari Alpini si è offerto di recuperare il materiale ingombrante direttamente dalle abitazioni. Una società di trasporto sui generis: di solito chiedere l’intervento di un camion per portare in discarica la mobilia ai privati cittadini costa circa 30 euro a viaggio.

In altri casi l’offerta di mobili è avvenuta con una bacheca: le foto di sedie e armadi erano esposte con i recapiti del proprietario.

“In un primo tempo eravamo perplessi -racconta Silvano Longo, sindaco di Predazzo, uno dei comuni dove si è svolta la festa-. Nelle piccole realtà tutti si conoscono e magari la gente si vergogna all’idea di prendere tra i rifiuti altrui un vestito o un ferro da stiro”.

Ai dubbi hanno risposto le tante persone arrivate con i propri oggetti, non solo nei comuni minori, ma anche nei grandi centri. Segno che l’idea del riutilizzo e della lotta allo spreco ha successo non solo in campagna ma anche in città.

Iniziativa italiana, ispirazione tedesca

La Giornata del riuso è un’iniziativa italiana, ma l’ispirazione nasce in Germania. Lì la chiamano “Entrümpelung”, letteralmente “buttar fuori tutto”. Una volta al mese, nei piccoli centri, in un giorno prestabilito gli abitanti si disfano degli oggetti che non usano più e li ammucchiano fuori dalla porta di casa in attesa che gli operatori ecologici li portino via. Divani, lavatrici, biciclette e armadi rimangono così in bella mostra, sotto gli occhi dei passanti.

Nei giorni di raccolta sono molte le persone che, in un piccolo tour negli scarti altrui, cercano qualcosa da recuperare. Fino a 5 anni fa questa abitudine esisteva anche nelle grandi città, come Monaco e Berlino. Ora è rimasta solo nei centri minori.

Se in Trentino il riuso è una scelta consapevole, in Germania è un effetto collaterale.

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