Il padrone dell’acqua


Pubblichiamo un intervento di Nicola Atalmi, consigliere regionale in Veneto per il Partito dei comunisti italiani. Atalmi è l’artefice dell’emendamento alla Finanziaria regionale 2007 che ha portato il canone di concessione per le aziende che imbottigliano acqua minerale a 3 euro per metro cubo. Anche se si tratta di soli 0,003 euro al litro, è il più alto in Italia: un modo di restituire allo Stato, almeno in parte, i guadagni del settore. Il provvedimento ha provocato uno scontro (ne parliamo sul numero di novembre di Ae) tanto che ieri è arrivato in Consiglio regionale Ettore Fortuna (nella foto), presidente di Mineracqua, l’associazione confindustriale degli imbottigliatori. Il racconto di Nicola Atalmi. 

Cosa succede quando arrivano i padroni dell’acqua? Come qualcuno sa, nel Consiglio regionale del Veneto abbiamo fatto un blitz notturno durante la votazione della Finanziaria regionale 2007: assieme al compagno Pettenò di Rifondazione Comunista e a Bettin dei Verdi, abbiamo aumentato il canone che le industrie delle acque minerali (in Veneto imbottigliano “giganti” come San Pellegrino-Nestlé e San Benedetto, i primi due gruppi sul mercato italiano, ndr) pagano per prelevare la nostra acqua.

Un po’ è stato grazie all’ora tarda in cui si discuteva di bilancio, un po’ grazie a qualche coscienza critica nella maggioranza (soprattutto i leghisti), ma siamo riusciti, con un maggioranza trasversale, a far approvare un emendamento che portava da 1 a 3 euro per metro cubo (mille litri d’acqua) il canone di concessione.

Per intenderci, si tratta del costo della materia prima e, anche avendolo triplicato, si resta comunque all’1% del prezzo finale della bottiglia: stiamo parlando di qualche millesimo di euro.

Meglio, si resterebbe, perché da allora è successo di tutto: gli imprenditori veneti dell’acqua hanno minacciato, tra le risate generali, di delocalizzare, di metter in cassa integrazione i dipendenti (portando in sfilata accondiscendenti sindacalisti), hanno invocato l’Antitrust, si sono perfino autoridotti il canone appellandosi a un futuro provvedimento di Giunta che vendicasse l’onta subita.

Ieri a palazzo Ferro Fini, sul Canal Grande, a Venezia, è sbarcato addirittura il padrone dell’acqua. È arrivato con i suoi sigari, con assistenti bellocce e avvocati rampanti, niente meno che l’avvocato Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua con tanto di aquilotto di Confindustria stampato in rilievo nel biglietto da visita.

Il padrone dell’acqua si è meravigliato che le leggi le facesse un Consiglio di eletti dal popolo e non un consiglio di amministrazione, che dei comunisti avessero convinto dei leghisti, che non credessimo (e cedessimo) al ricatto occupazionale, che si parlasse addirittura di acqua come “bene comune”.

Quando ha capito che una legge regionale bisogna rispettarla, quando ha capito che il Consiglio regionale, stranamente, non avrebbe interrotto ogni suo lavoro per approvare (sotto sua dettatura) una legge che cancellasse il terribile salasso, quando ha sentito che perfino la maggioranza di centro-destra gli chiedeva di abbassare i toni e rispettare il voto in aula, quando gli abbiamo spiegato che, intanto, per il 2007 dovevano pagare e poi per il prossimo anno ne avremmo discusso.

Dovevate vedere la faccia di un padrone dell’acqua.

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