Il mondo in città

Le biografie urbane ripercorse attraverso le storie delle migrazioni: sono i “Migrantour”, a Firenze, Genova, Lisbona, Marsiglia, Milano, Parigi, Roma, Torino e Valencia. Un progetto di Fondazione ACRA-CCS e Viaggi Solidali e un libro -in allegato con Altreconomia per tutti gli abbonati-  scaricabile qui

Tratto da Altreconomia 172 — Giugno 2015

“Per conoscere e comprendere Torino bisogna entrare in contatto con le molteplici storie di migrazione che da sempre hanno contribuito allo sviluppo sociale, culturale, economico e urbano della città”.
Con queste parole s’apre il racconto della prima delle 9 passeggiate interculturali raccolte nel libro “Migrantour, il mondo in città”,  dedicato al capoluogo piemontese.
Seguono itinerari e immagini da Firenze, Genova, Lisbona, Marsiglia, Milano, Parigi, Roma e Valencia, per una guida di 92 pagine -chi è abbonato la trova in allegato a questo numero di Ae, ma tutti possono scaricarla in formato PDF al link www.altreconomia.it/migrantour– utili per chiunque voglia organizzare e realizzare -anche in autonomia, improvvisandosi guida- i tour presentati.
Gli itinerari “Migrantour” (www.migrantour.org) sono il frutto di un progetto co-finanziato nel 2014 dalla Commissione europea, realizzato da Fondazione ACRA-CCS (acraccs.org), Viaggi Solidali (viaggisolidali.it), Oxfam Italia (oxfamitalia.org) con i partner internazionali Baština, Marco Polo Échanger Autrement, Associaciò Periferies del Mon, Associação Renovar a Mouraria, Instituto Marquês de Valle Flôr, European Alliance for Responsible Tourism and Hospitality. L’obiettivo: favorire l’integrazione dei cittadini di origine straniera nelle città coinvolte attraverso la comprensione e il rispetto tra tutti i residenti.   
La storia dei tour per (ri)conoscere le città migranti è iniziata nel 2010, quando Viaggio Solidali promosse -proprio a Torino- il primo corso per “accompagnatori interculturali”.

Mirafiori, via Paolo Sarpi, Santa Maria Novella e l’Esquilino. Il tour in Italia
La storia di Mirafiori, quartiere operaio a Sud di Torino, è legata in modo indissolubile a quella della Fiat, e allo stabilimento industriale che portò decine di migliaia di immigrati dall’Italia meridionale. Anche Porta Palazzo e San Salvario hanno “storie antiche”, ma quelle recenti raccontano le “nuove” migrazioni. A Torino, sono in tutto 5 i tour migranti che, a partire dalla guida, è possibile seguire anche con mappe virtuali che si aprono dai QR Code in pagina. Gli altri due sono dedicati a Borgo San Paolo e al Regio Parco. 
Sono tre invece gli itinerari milanesi, dov’è possibile scegliere di conoscere la Chinatown di via Paolo Sarpi, aprire una “finestra sul mondo” percorrendo la lunghissima e multi-etnica via Padova oppure visitare uno spaccato del Corno d’Africa nel quartiere di Porta Venezia, con la chiesa ortodossa di via San Gregorio e i ristoranti eritrei.
A Genova, l’itineraio migrante porta alla scoperta del centro storico, di quella “città vecchia” descritta nei testi di Fabrizio De André, e oggi raccontata dai nuovi cittadini.  
Dei tre itinerari fiorentini, il più famoso è senz’altro quello dedicato a San Lorenzo, con il mercato, culla di cibi e di culture. Ma Firenze è anche Santa Maria Novella, la porta della città per chi arriva in treno,
e Sant’Ambrogio, l’area vicino al complesso delle Murate, ex convento e poi carcere.  A Roma, infine, il “Migrantour” accompagna il turista al rione Esquilino, partendo dalla multi-etnica Piazza Vittorio, e a Torpignattara, dov’è forte la presenza di migranti indiane e bengalesi.

I passaporti di Marsiglia

“La storia delle migrazioni è fondamentale per comprendere Marsiglia”, perché la città francese è da sempre un crocevia sul Mediteranneo, luogo di passaggio. Due sono -così- gli itinerari migranti realizzati nell’ambito del progetto “Migrantour”, che portano a conoscere il quartiere Panier/Joliette, vicino al vecchio porto della città, e quello centrale Belsunce/Noailles, le cui vie somigliano a un suk del Maghreb.  A Parigi, invece, il turista potrà conoscere La Goutte d’Or, per capire il contributo che i migranti hanno dato alla sartoria e al prêt-à-porter francese, Belleville, il quartiere multi-etnico per eccellenza della capiatale francese, e infine a Masséna e Olympiades, dove si concentra una forte percentuale di cinesi e migranti del Sud-est Asiatico, con una forte presenza cinese, cambogiana, laotiana, vietnamita e thailandese.

Valencia, crocevia di migrazioni
Orriols, nella zona nord di Valencia, è il frutto di tre ondate di immigrazione. Fu costituita
dalle famiglie dei prigionieri della colonia penale situata nel Monastero di Sant Miquel dels Reis, per lo più repubblicani prigionieri repubblicani del franchismo.Tra gli anni Sessanta e Settanta, invece, Orriols è cresciuta grazie all’esodo dal mondo rurale (spagnolo) verso la città. Infine, a partire dai primi anni Duemila sono arrivati cittadini da Ecuador, Bolivia, Colombia, Romania, Nigeria, Algeria e Pakistan.
Il termine che guida alla scoperta di Orriols è escondido, nascosto, perché la passeggiata propone di collegare diversi spazi sociali, culturali e commerciali che rendono questo quartiere unico a Valencia per la ricchezza
del suo carattere interculturale. Il tour inizia presso la sede di Acoge, organizzazione che lavora all’accoglienza, supporto e consulenza per gli immigrati in tutta la città.

I cieli sopra Lisbona
Il quartire della Mouraria è uno dei più antichi di Lisbona, molto ricco dal punto di vista del patrimonio storico. Qui vissero i mori dopo la conquista cristiana, qui è nato il fado e qui si stabilirono i migranti provenienti prima dalla Galizia e poi dal resto del mondo. Oggi nel quartire sono rappresentate oltre 50 nazionalità, con un tasso di residenti stranieri (il 24% sul totale della popolazione) ben più alto della media cittadina (circa il 9%) e nazionale (meno del 4%).
Le collettività immigrate più numerose sono quelle di Bangladesh, India, Cina e Brasile, mentre le comunità africane hanno la tendenza a risiedere in quartieri limitrofi, anche se frequentano abitualmente la Mouraria (dove animano interessanti mercati informali). Sono due i “Migrantour” all’interno del quartiere, tra mercati e musei, ristoranti e botteghe.

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