Approfondimento

Il gran refuso

Un libro dell’Ordine dei Giornalisti alza il velo sui giornalisti precari: compensi imbarazzanti, contratti inesistenti. Ma ora i freelance si organizzano La vita dei giornalisti precari corre, come le dita su una tastiera. Il buon vecchio taccuino sta sempre lì,…

Tratto da Altreconomia 109 — Ottobre 2009

Un libro dell’Ordine dei Giornalisti alza il velo sui giornalisti precari: compensi imbarazzanti, contratti inesistenti. Ma ora i freelance si organizzano

La vita dei giornalisti precari corre, come le dita su una tastiera.
Il buon vecchio taccuino sta sempre lì, nel taschino della giacca o dei pantaloni, pronto a esser tirato fuori al momento giusto. Al momento richiesto. Non è mai quando vorresti tu: squilla il telefono e devi correre, c’è un pezzo da scrivere, e di fretta (poi ce ne sarà un altro). Se puoi vai direttamente sul posto -a tue spese-, altrimenti farai una telefonata, lunga, costosa e non rimborsata. Poi ti metti davanti al computer, a comporre parole, più veloce che puoi.
Secondo i dati dell’Inpgi, Istituto nazionale previdenza giornalisti italiani -raccolti nel libro Una vita da giornalisti precari, pubblicato lo scorso aprile dall’Ordine dei Giornalisti- su 30mila giornalisti in Italia solo 12mila hanno un contratto a tempo indeterminato. Sarebbero 9mila le testate giornalistiche non iscritte al Tribunale, 20mila i giovani che lavorano senza un contratto e 5mila i precari pagati 5 euro a pezzo in media.
Per denunciare questa situazione, difendere i propri diritti di lavoratori e ottenere un riconoscimento e un ruolo nelle trattative con gli editori, i giornalisti precari si stanno organizzando: in tutta Italia si vanno diffondendo esperienze di coordinamenti e collettivi che riuniscono i precari dell’informazione.
A Padova si è costituito lo scorso maggio “Re:fusi”, il Coordinamento dei giornalisti precari e freelance del Veneto, che raggruppa 180 giornalisti pagati dai 5 ai 15 euro lordi a pezzo. “Ufficialmente non esistiamo: nessuna sede di contrattazione prevede la presenza di una nostra rappresentanza, anche se senza di noi nessun organo di informazione potrebbe funzionare”, si legge nel manifesto di Re:fusi. Tra i primi obiettivi del coordinamento, nato in collaborazione con il sindacato e l’Ordine dei giornalisti del Veneto, c’è la volontà di fare chiarezza sulla “giungla contrattuale” in cui vivono i giornalisti. Serve un censimento di tutti i contratti e i rapporti di lavoro utilizzati in Regione -spiega Martina di Re:Fusi- per arrivare alla costruzione di un contratto di collaborazione che tenga conto delle esigenze dei freelance”. Ma non solo. Il coordinamento chiede anche sale stampa attrezzate e rimborsi delle spese dei trasporti e delle telefonate. “Stiamo lavorando per stipulare una convenzione collettiva con una compagnia telefonica e un’assicurazione”. Obiettivi ambiziosi, che richiedono l’impegno da parte di tutti: “La nostra unica possibilità di successo passa per la costruzione di una solidarietà reale tra di noi, mettendo da parte ogni spirito di competizione”. Il prossimo incontro regionale si terrà sabato 10 ottobre a Padova: “Sarà un’occasione di festa. Non ci piace piangerci addosso. Preferiamo essere battaglieri”, sorride Martina.
Sulla scia dell’esempio veneto, a Bologna (dove i pezzi pubblicati vengono retribuiti in media dai 5 ai 25 euro) in giugno è nato nell’ambito del sindacato regionale il Coordinamento giornalisti freelance dell’Emilia Romagna. Si tratta di un gruppo bolognese, che mira a diventare un coordinamento regionale. “Al momento siamo circa 40, in maggioranza bolognesi -racconta Silvia-. Abbiamo costituito un gruppo di lavoro ristretto, composto da sei giornalisti professionisti: il primo passo sarà organizzare degli incontri nelle altre province, per diventare più numerosi ed organizzati e quindi aprire un dialogo con i nostri datori di lavoro”.
Alcune esperienze sono invece più consolidate. È il caso del Coordinamento dei giornalisti precari del Friuli Venezia Giulia, creato nel giugno 2007 dall’Associazione della stampa regionale. “L’idea era di creare un coordinamento dal basso gestito dai precari, che avesse autonomia organizzativa, ma fosse legato al sindacato e da questo riconosciuto, per rivendicare potere contrattuale e di iniziativa”, racconta Maurizio. Il Coordinamento raggruppa 150 iscritti in tutta la Regione (il sindacato regionale ne conta 700). “Lavoriamo soprattutto su base provinciale. Tra di noi c’è un gruppo di 10 persone che lavorano più attivamente e tre di queste sono state elette nel direttivo del sindacato, come espressione del coordinamento”. La media regionale della retribuzione è di 10 euro lordi a pezzo pubblicato. “Le notizie brevi non si pagano perchè sono brevi e non valgono nulla, le notizie dai comunicati stampa non si pagano perché chiunque le può sfornare -continua Maurizio-. Lo scopo degli editori è riempire pagine al prezzo più basso possibile, ma se le paghe sono basse, anche l’informazione è di scarsa qualità. I più giovani arrivano a scrivere anche 9 pezzi al giorno: solo i pezzi pubblicati sono pagati. Siamo di fronte a un problema collettivo: le condizioni sono dettate dai datori di lavoro, senza alcuna contrattazione e il lavoro deve costare il meno possibile. In questi termini, l’informazione non può essere di qualità”.
In Sicilia nel dicembre 2008, in collaborazione con l’Associazione siciliana della stampa e l’Ordine dei giornalisti di Sicilia, è nata a Messina l’Associazione giornalisti “Terzo Millennio” (Agit). “L’associazione conta circa 100 iscritti in tutta la Regione, tra giornalisti pubblicisti e professionisti -racconta Rosaria-. Il nostro primo obiettivo è ribadire la valenza della legge 150 del 2000, sulle attività di comunicazione negli enti pubblici. Una normativa praticamente ignorata dalla pubblica amministrazione che, se applicata, potrebbe assorbire gran parte dei giornalisti disoccupati”. L’associazione fornisce appoggio legale e commerciale agli iscritti, oltre a rivendicare paghe dignitose: “La media dei pagamenti è di 1,08 euro a pezzo pubblicato: con questo guadagno non possiamo nemmeno permetterci di pagare il prezzo del giornale per cui scriviamo”, dice Rosaria. Anche Natalia, giornalista professionista, fa parte dell’Agit: da tre anni è disoccupata, dopo 20 anni di lavoro senza mai vedere un contratto vero che ne riconoscesse la professionalità. “Ho avuto l’opportunità di imparare un mestiere sul campo, in redazione, quando ancora non c’erano le facoltà di giornalismo -racconta-. Oggi la laurea in Scienze della comunicazione ed editoria apre la strada per questo lavoro: ragazzi giovani e laureati, ma senza esperienza, prendono il posto di chi lavora nelle redazioni, magari da anni. Per noi precari non esiste contrattazione: se non ti accontenti puoi andartene, il tuo posto lo prenderà qualcun altro, più giovane, con una retribuzione ancora più bassa della tua. Sono condizioni di lavoro che non possiamo accettare, un’informazione di qualità deve essere un diritto di chi scrive, oltre che dei lettori. Ma per essere davvero ascoltati dobbiamo riuscire a coordinarci a livello nazionale”. Le mobilitazioni dei precari dell’informazione si moltiplicano, da Sud a Nord, con lo stesso obiettivo: affermare che l’informazione è un bene comune da tutelare, una storia collettiva da raccontare attraverso la partecipazione dal basso.

Il nuovo contratto fa il gambero
Dopo 4 anni -precisamente 1.492 giorni- dalla scadenza del precedente accordo, il nuovo contratto nazionale giornalistico è entrato in vigore. Resterà valido dal primo aprile 2009 al 31 marzo 2013 per la parte normativa e al 31 marzo 2011 per quella economica.
Il nuovo contratto è passato al referendum dello scorso maggio con il 59,7% dei voti favorevoli -i votanti sono stati solamente il 9,8% degli aventi diritto-, contro il 40,3% dei contrari. Il nuovo contratto prevede un aumento della paga base di 265 euro lordi (+9,02%), corrisposto in due parti: la prima -pari a 140 euro- dall’aprile 2009, e la seconda -di 125 euro- dal giugno 2010. Ogni mese vanno devoluti 5 euro al fondo di perequazione per i pensionati. L’aumento è invece di 335 euro per i caporedattori. Ma per i giornalisti precari la situazione non migliora, come denunciato da ogni angolo del Paese dai coordinamenti dei precari dell’informazione. Non solo. La contrazione nel tempo dei salari reali riguarda tutta la categoria, con una decurtazione media dei tabellari minimi retributivi dell’Ordine dei giornalisti del 30% dal 1995. Secondo i dati forniti dall’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi), in questo tempo, la retribuzione di un praticante è diminuita del 38%, quella di un redattore del 19 %.

Reti e coordinamenti
Liguria Coordinamento dei precari dell’informazione della Liguria e del basso Piemonte (dal febbraio 2009). www.associazioneliguregiornalisti.org
Lombardia A Milano c’è la “Rete dei redattori precari” (Re.re.pre), costituita nel gennaio 2008 www.rerepre.org
Veneto “Re:Fusi”, coordinamento dei giornalisti precari e freelance del Veneto (dal maggio 2009) www.refusi.it
Friuli Venezia Giulia Coordinamento giornalisti precari e freelance Friuli Venezia Giulia (dal giugno 2007) www.assostampafvg.it precari.freelance@assostampafvg.it
Emilia Romagna Coordinamento giornalisti freelance dell’Emilia Romagna (dal giugno 2009) freelance.emiliaromagna@gmail.com
Umbria Coordinamento dei precari dell’Umbria (dall’ottobre 2006) www.assostampaumbria.it
Marche “Co.gi.pre.ma.”, Coordinamento regionale dei giornalisti precari d’Italia. Nato ad Ancona nel dicembre 2005 grazie alla collaborazione tra il Sigim (Sindacato dei giornalisti delle Marche) e un gruppo di collaboratori del quotidiano locale Corriere Adriatico. www.sigim.it
Molise Bacino dei disoccupati precari. In seguito alla divisione dell’Ordine interregionale del Lazio e del Molise in due enti distinti (2004), l’Ordine del Molise ha istituito il “Bacino dei giornalisti professionisti disoccupati precari del Molise”. www.odgmolise.it
Sicilia “Agit”, Associazione giornalisti del terzo millennio (dal dicembre 2008), rosariabrancato@email.it
Sardegna Commissione sul precariato: ha redatto nel marzo 2008 una “Carta sul precariato”, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Sardegna. www.odg.sardegna.it

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