Opinioni

Il diritto alla prima casa

L’abitazione principale, oltre ai beni necessari per svolgere una professione, non dovrebbero essere pignorabili: ne va della dignità umana. Da Avviso Pubblico un disegno di legge e la richiesta di una moratoria al governo, in attesa del completamento dell’esame parlamentare. L’associazione invita gli enti locali ad approvare un ordine del giorno con l’invito a trasmetterlo, una volta approvato, al Presidente del Consiglio, ai Presidenti delle Camera e al Ministro della Giustizia

Tratto da Altreconomia 169 — Marzo 2015

Era il maggio del 2013 quando un muratore disoccupato di sessantaquattro anni, di nome Giovanni Guarascio, abitante a Vittoria, in provincia di Ragusa, si è dato fuoco per evitare di perdere la sua unica abitazione, che era stata pignorata e messa all’asta a seguito della sua impossibilità di saldare un debito con una banca locale.  
L’episodio si è concluso in modo tragico, con la morte del Guarascio, e nei mesi successivi altre persone si sono suicidate per i medesimi motivi. Così, nel luglio del 2013 il Comune di Vittoria è diventato capofila di una conferenza nazionale di sindaci che hanno deciso di riunirsi in modo permanente e di proporre un provvedimento di modifica dell’attuale normativa in materia di impignorabilità della prima casa e dei beni mobili e immobili strumentali all’esercizio di imprese, arti e professioni.
Il testo del provvedimento, redatto dall’avvocato Piero Gurrieri -sino a qualche mese fa assessore alla trasparenza del comune siciliano e attualmente vice presidente nazionale di Avviso Pubblico- è stato discusso e votato all’unanimità dall’Assemblea regionale siciliana nell’ottobre dello scorso anno e, nel dicembre 2014, è stato presentato alla Camera dei deputati. Dalla metà di febbraio, quello che è diventato il disegno di legge numero 2778, è stato iscritto all’esame delle commissioni riunite Giustizia e Finanze della Camera. 

Su questo provvedimento, Avviso Pubblico ha deciso di dare vita ad un progetto di mobilitazione nazionale. Il 1° dicembre scorso, a Roma, la rete degli enti locali impegnati in progetti di formazione civile contro le mafie ha organizzato un seminario che ha visto presenti diversi parlamentari, professionisti e rappresentanti di associazioni, sia di categoria che del terzo settore. E, nel mese di febbraio 2015, il presidente dell’associazione Roberto Montà (nella foto) ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi e a quelli di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, per chiedere loro una specifica audizione finalizzata a fornire un contributo per una rapida approvazione del dispositivo legislativo.

Nella sua lettera ai vertici istituzionali, Montà afferma che in materia di impignorabilità della prima casa e degli strumenti che sono indispensabili a una persona per svolgere una determinata professione, alcuni elementi di modifica significativi sono stati introdotti dalla legge 98 del 2013, meglio conosciuta come “Decreto del Fare”, ma chemolto altro resta da correggere.
Montà, in particolare, lancia un forte allarme sulla gestione delle aste immobiliari in cui, come hanno dimostrato diverse inchieste giudiziarie, sono coinvolti soggetti legati a gruppi criminali e mafiosi ovvero soggetti che, seppur  non legati alla criminalità organizzata, sono dediti a pratiche spregiudicate, finalizzate a lucrare sulle difficoltà economiche altrui.

Il provvedimento che Avviso Pubblico ha voluto portare all’attenzione del legislatore nazionale non mira a ostacolare le legittime richieste di pagamento di debiti contratti verso le banche, o lo Stato, da parte di cittadini e di imprenditori.
Il fine del disegno di legge è quello di proporre delle nuove procedure e dei nuovi criteri che tengano conto dello scenario attuale, permeato da una crisi economico-finanziaria che colpisce migliaia di famiglie e di piccoli imprenditori che, dopo anni di comportamenti virtuosi, non sono più in grado di onorare le proprie obbligazioni. Per questo, Avviso Pubblico ha rivolto al presidente del Consiglio anche una esplicita richiesta: quella che il governo intervenga immediatamente, con un provvedimento di urgenza che nelle more dell’esame parlamentare del disegno di legge, stabilisca la sospensione, in tutti i tribunali della Repubblica, del corso delle procedure di espropriazione.
Questo non solo per evitare altre tragedie come quella di Vittoria, ma anche per impedire che quote consistenti di consenso sociale, di immobili e capitali si spostino dallo Stato e dal sistema economico legale alle organizzazioni criminali. —

* Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso Pubblico, enti locali e regioni per la formazione civile contro le mafie”, www.avvisopubblico.it

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