Opinioni

Il calcio, il sistema economico e la “dissonanza cognitiva”

Scriviamo queste righe mentre sono ancora in corso i campionati europei di calcio. Chi vincerà? Al di là del risultato, ci ha stupito tanta attenzione -milioni di telespettatori- verso quella competizione, -la stessa riservata ogni anno al campionato nostrano-, in un momento in cui il calcio italiano ha forse toccato il suo punto più basso, tra scandali, scommesse, inchieste giudiziarie, dichiarazioni inaccettabili da parte di calciatori strapagati.

Tratto da Altreconomia 140 — Luglio/Agosto 2012

Come ha scritto il nostro Pierpaolo Romani, la sola Serie A muove un giro d’affari di oltre 1,7 miliardi di euro (il settore arriva a 7 miliardi). Eppure le vicende che ne rendono palesi le problematiche e i guai finiscono nella pagine sportive -quando ce le aspetteremmo in quelle di economia-, quasi fossero questioni di fuorigioco o cattivi arbitraggi. Nelle pagine sportive è finita l’intervista al procuratore di Bari Antonio Laudati, che ha con rammarico ammesso che rischia una punizione più severa un usciere che intasca 20 euro per far saltare la fila in un ufficio pubblico, di un calciatore che si vende una partita. Anche l’atteggiamento della dirigenza della squadra campione d’Italia, che si è “autorestituita” due scudetti revocati per clamorose vicende passate in giudicato, sembra farsi beffe del principio di legalità, con questo giustificando anche i tifosi dal non rispettarlo.
Forse ha ragione il critico Aldo Grasso quando sostiene che il calcio, un po’ come le banche, è too popular too fail.
Negare le evidenze per aderire alla visione del mondo che preferiamo è un’esperienza che tutti prima o poi facciamo. In psicologia sociale si chiama “dissonanza cognitiva” ed è un fenomeno molto studiato. La dissonanza cognitiva per antonomasia è quella della volpe con l’uva della favola di Esopo, ma la ritroviamo un po’ ovunque. È stata dissonanza cognitiva quella che ha spinto tante persone a giustificare i comportamenti immorali dell’ex presidente del Consiglio, è dissonanza quella che spinge tanti fedeli a sorvolare sui guai delle autorità ecclesiastiche. È dissonanza quella cui si aggrappa l’ormai impresentabile governatore lombardo.
La più clamorosa dissonanza cognitiva riguarda però -manco a dirlo- il sistema economico. Inchiodati agli indici di Borsa e alle decisioni di “tecnici”, facciamo finta di non sapere che il mondo è controllato da un manipolo di soggetti privati che ne dettano le sorti. Per capirci: i 40 principali fondi di investimento gestiscono un patrimonio di 50mila miliardi di dollari (il prodotto interno lordo mondiale è di 64mila). Il maggiore di questi, la BlackRock di New York, da sola muove oltre 3.500 miliardi di dollari (quasi il doppio del Pil italiano). Tutti questi soggetti sono tra loro legati da partecipazioni e affari in comune.
Sentiamo ma non ascoltiamo veramente gli allarmi sulla “finanza ombra” che investe l’Europa (è di aprile un preoccupante rapporto della Bce), quelli sulle dimensioni delle attività economiche criminali in Italia (il rapporto della Banca d’Italia è di giugno). Leggiamo e poi dimentichiamo le parole del procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, che spiega perché le regole internazionali sulle banche incentivano la speculazione. Non badiamo al fatto che già oggi non meno di 10 istituti bancari italiani sono in amministrazione straordinaria, ovvero rischiano il crack.
Dall’altra parte, del fallimento del vertice Onu sulla sostenibilità di Rio non ci importa granché.
Come spiega il professor Fusaro nell’intervista di pagina 42, un’ideologia è davvero dominante quando riesce a inculcarci che quello in cui viviamo sia il migliore dei mondi possibili.
Questo dovrebbe una volta di più convincerci che serve una profonda e capillare azione culturale (a partire dalla cultura dell’onestà, direbbe Hans Küng). Nel mondo dell’economia solidale, a questo andrebbe aggiunta un’attenzione particolare alle cosiddette “contaminazioni”, che a volte sono diventate inconsapevoli complicità, nell’illusione che esistano compartimenti stagni tra “i buoni” e “i cattivi”.
Non sappiamo chi vincerà i campionati europei. Sappiamo però che negli ultimi anni si sono imposte (o quasi) Grecia, Spagna, Portogallo. Ovvero Stati in grave crisi economica e politica. Lo sport è specchio della società. —
 

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