I lavoratori di IBM in sciopero. Su Second Life


Mi sono buttato giù dal tetto
e sono volato all’isoletta dell’IBM. La sensazione di essere in ritardo mi ha sopraffatto mentre sorvolavo una piramide psichedelica, come al solito calcolo male le distanze tra i continenti. Mi sono teletrasportato, ci ho messo un po’, a dire la verità (la rete era un po’ sovraccarica) ma alla fine, un po’ affannato, sono comparso a destinazione.

“Ma l’altro giorno pareva così normale, mi ha pure riconosciuto”. Sì, infatti non sto dando i  numeri. Vi ho solo descritto la mia partecipazione alla manifestazione dei dipendenti dell’IBM su Second Life, il mondo virtuale creato dalla Linden Lab di San Francisco.

di Alberto Zoratti

Un mondo, diciamo pure, vuoto e stantìo. Dei quasi dieci milioni di utenti non se ne vede manco uno, ogni giorno ci sono sì e no ventimila persone connesse, molte delle quali si ritrovano a ballare come rimbambiti in discoteche virtuali, ad organizzare sexy party in tenuta sadomaso o a chattare con l’avatar di chissà chi di un posto chissà dove. La tristezza di Second Life sta qui: avevamo la possibilità di strutturare un mondo altro sul web e ne abbiamo riprodotto uno più squallido del reale. Che noia.

Ma nel vuoto pneumatico che ha fatto ricchi pochi e ha fatto sborsare denaro a moltissimi, la manifestazione dei lavoratori IBM del 27 settembre scorso è stato uno squarcio di sereno. Intanto perché c’era qualcuno (quasi 2000 persone si sono succedute nel portare solidarietà ai lavoratori in sciopero) e già questa è “la” novità del deserto Second Life.

E poi perché i problemi esposti sono problemi reali, di persone in carne ed ossa che usano la rete in maniera intelligente, per comunicare una situazione di disagio concreto. Secondo la piattaforma promossa da FIM, FIOM e UILM assieme alle RSU della IBM Italia (http://www.lomb.cgil.it/rsuibm/) si denuncia lo squilibrio tra i crescenti profitti della IBM, il cui valore dell’azione è cresciuto del 20% negli ultimi sei mesi, i crescenti guadagni dei dirigenti, ed il costante ed effettivo deprezzamento del valore d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori. Così come si denuncia una prospettiva preoccupante, che parla di possibili delocalizzazioni ed un atteggiamento di chiusura dell’azienda nei confronti delle esigenze dei lavoratori.

Insomma gli effetti del libero mercato si fanno sentire. Curiosamente anche in un settore in cui, ci hanno spiegato eminenti economisti come Francesco Giavazzi ed Alberto Alesina, dovrebbe essere ad alto valore aggiunto (ma non siamo un’economia votata ai servizi, noi?).

La manifestazione online è stato un modo molto intelligente per bucare il video, per spiegare che le magnifiche sorti e progressive della globalizzazione senza limiti lascia feriti sul campo anche da noi, esattamente come in altre parti del mondo. E la corsa verso il basso salariale e sindacale coinvolge tutti, pure quelli dal “valore aggiunto”.

La mobilitazione virtuale è stato il primo passo, i sindacati hanno deciso di utilizzare «tutti gli strumenti e le forme della comunicazione che saranno ritenuti utili per coinvolgere i lavoratori in Italia e quanti, singoli lavoratori, associazioni sindacali e politiche, in Italia e nel mondo, vorranno riconoscersi nell’iniziativa e nei più generali principi di difesa e riconoscimento del lavoro e dei diritti dei lavoratori». Ce n’est qu’en debut, connettons le combat.

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