Opinioni

Gesti d’amore in tempo di guerra

Fermare un conflitto attraverso un conflitto è il paradosso che sta cancellando un intero Paese. Nel 2015, nel quinto anno di combattimento, in Siria sono morte 50mila persone e gli eserciti hanno distrutto altre 200mila abitazioni. Pace e solidarietà non sono utopie, come dimostra una drammatica vicenda accaduta quasi 3 anni fa

Tratto da Altreconomia 181 — Aprile 2016

Una donna di 49 anni. Il ritaglio di giornale è appeso dietro le nostre scrivanie dal settembre 2013. Poco più di un trafiletto, 360 parole in tutto. Il titolo: “Quei tre italiani che tornano a vivere grazie alla siriana morta dopo lo sbarco”. Una storia minima: l’infermiera era sbarcata in Sicilia con il marito -un piccolo imprenditore- e i due figli adolescenti. La Sicilia sarebbe stata solo una tappa: i quattro erano diretti in Svezia, per raggiungere il terzo figlio, il maggiore. Le condizioni della donna erano già gravi quando la Guardia costiera di Siracusa intercetta il barcone, dopo cinque giorni in mare. Poi l’arresto cardiaco. I medici dell’Umberto I chiedono al marito l’assenso all’espianto degli organi, il quale “non ha un attimo di esitazione”, si legge nel pezzo. Che riporta anche le parole del medico rianimatore che ha assistito la donna: “È stata un’esperienza toccante, che insegna che cosa è la vera solidarietà. Il marito e i due figli in un momento di grande disperazione ci hanno regalato tutto quello che avevano con una dignità davvero esemplare”. Il fegato e i reni sono stati trapiantati a due uomini calabresi e una donna di Catania. L’uomo che ha ricevuto il fegato era in attesa dal 2009. L’articolo riferisce anche le parole del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Un gesto commovente. È l’esempio che anche in situazioni drammatiche di estremo bisogno come sono quelle dei profughi che arrivano sulle nostre coste, ci sono persone che riescono a compiere gesti d’amore verso il prossimo che vanno silenziosamente a beneficio di altri”. Non sappiamo altro di quella donna, e dei tre italiani la cui vita ha salvato.

Fine della storia.

Mentre si intravedono deboli segnali di pace -il 26 febbraio 2016 è entrato in vigore un accordo per una cessazione temporanea delle ostilità-, a marzo si è concluso il quinto anno di conflitto in Siria, “un conflitto che ha trasformato gli abitanti in ombre e le città in cumuli di rovine”, come hanno scritto 30 organizzazioni umanitarie -tra cui Oxfam, Save the Children, Norwegian Refugee Council, Care International e organizzazioni della società civile siriana come The Syrian-American Medical Society, Big Heart e Syria Relief and Development- nel rapporto “Siria: benzina sul fuoco”. “Il governo siriano e i suoi alleati, al pari delle opposizioni armate dei gruppi estremisti, hanno la responsabilità diretta e primaria dell’orribile realtà che i civili siriani sono costretti ad affrontare in questa cupa ricorrenza. Hanno preso di mira i civili, posto sotto assedio città e villaggi e negato l’accesso all’assistenza umanitaria, l’unica in grado di salvare vite”. I numeri sono sconcertanti: nell’ultimo anno ci sono state almeno 50mila vittime, gli attacchi contro strutture mediche sono aumentati del 44%, sono state distrutte 200mila abitazioni in più rispetto al 2014, le persone bisognose di aiuto umanitario sono aumentate di 1,5 milioni, gli sfollati sono un milione in più, oltre 4,5 milioni di persone vivono in località praticamente impossibili da raggiungere, 500mila persone vivono sotto assedio (il doppio rispetto al 2014). L’aspettativa di vita -che nel 2010 era di 80 anni- oggi è di 55, la disoccupazione al 53%, il tasso di povertà l’85%. Francia, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Arabia Saudita, Iran, Qatar e Turchia hanno intensificato nel corso dell’ultimo anno -il più tragico dall’inizio del conflitto- il proprio impegno militare in Siria. In particolare, i bombardamenti russi hanno avuto “un impatto particolarmente negativo” sui civili.

“La guerra mi appare ignobile e spregevole -scrisse Albert Einstein, anch’egli profugo il cui genio celebriamo da un secolo-. Sarei piuttosto disposto a farmi tagliare a pezzi che partecipare a un’azione così miserabile. Eppure, nonostante tutto, io stimo tanto l’umanità da essere persuaso che questo fantasma malefico sarebbe da lungo tempo scomparso se il buon senso dei popoli non fosse sistematicamente corrotto, per mezzo della scuola e della stampa, dagli speculatori del mondo politico e del mondo degli affari”.

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia