Forum sociale, effetto dejà-vu – Ae 45

Numero 45, dicembre 2003Numeri vivaci, ma la formula delle grandi assemblee plenarie appare logora e incapace di approfondimento. Parigi non si lascia contaminare tranne che dalle buone prassi dell'economia solidale“Altermondialistes”. I francesi sono eccezionali nella definizione delle idee. Amano la…

Tratto da Altreconomia 45 — Dicembre 2003

Numero 45, dicembre 2003

Numeri vivaci, ma la formula delle grandi assemblee plenarie appare logora e incapace di approfondimento. Parigi non si lascia contaminare tranne che dalle buone prassi dell'economia solidale

“Altermondialistes”.
I francesi sono eccezionali nella definizione delle idee. Amano la precisione. E questo è il nome con il quale il “movimento” esce dal Forum sociale europeo di Parigi, il secondo dopo quello del novembre 2002 a Firenze.

50 mila iscritti, il doppio nella manifestazione finale. I numeri del Forum, al solito, sono vivaci, la formula invece forse già un po' logora: le assemblee plenarie hanno offerto dibattiti già ascoltati, affollati ma raramente dialettici e capaci -proprio in ragione della formula- di approfondimento.

I giornali della destra non sono stati teneri: “Qui la pensano tutti allo stesso modo -hanno scritto- e sempre allo stesso modo”. Con decine di assemblee plenarie ogni giorno, centinaia di workshop, di seminari e di incontri tradotti in tre, quattro, cinque lingue, è evidente che un giudizio del genere non può essere del tutto vero; eppure l'impressione è che Parigi segni un punto di arroccamento, una minor capacità e disponibilità alla contaminazione rispetto alle esperienze precedenti.

Il concetto di “contaminazione” -caro ai disobbedienti italiani- riassume bene il modo in cui il movimento di critica alla globalizzazione neoliberista si è formato in questi anni, agglutinando esperienze molto diverse fra loro.

Ma appunto Parigi si fa notare per il passaggio -nei dibattiti ufficiali, nei pour parler occasionali, nei volantini- dalla critica ai processi di globalizzazione alla critica al capitalismo tout court. Se il prossimo anno, come pare, il terzo Forum sociale europeo si svolgerà a Londra, guidato dai Socialist worker e dai marxisti inglesi, l'involuzione potrebbe essere senza ritorno.

Ma forse questo è soltanto il frutto di una radicalizzazione tutta francese che risente oltretutto della stagione elettorale alle porte (la prossima primavera per i francesi, ma anche per noi italiani). Lo capiremo tra l'altro il 20 marzo e il 9 maggio prossimi quando il movimento scenderà in piazza, la prima volta per esprimere tutta la sua opposizione alla guerra in Iraq, la seconda per manifestare contro il progetto di Costituzione europea steso sotta la guida di Valéry Giscard d'Estaing.

L'Europa, d'altra parte, resta una delle grandi ambiguità del Forum continentale: dal vertice di Nizza in poi, cioè da un paio d'anni a questa parte, l'Unione europea è entrata tra i bersagli negativi del movimento; sotto accusa la burocratizzazione di Bruxelles, il suo protezionismo agricolo che impoverisce i Paesi del Sud del mondo e, soprattutto, la sua scelta a favore del mercato neoliberista (in ambito Wto per esempio). Ma questo tipo di analisi rischia di far dimenticare che l'Unione europea è uno dei pochi esempi di “globalizzazione inclusiva”, un modello che punta sull'allargamento dei diritti politici e sociali e non solo sull'apertura dei mercati (come è per esempio l'Alca, l'Accordo di libero commercio delle Americhe di cui si parla in questo stesso numero a pagina 23).

Molti comunque anche i punti positivi di Parigi, a cominciare dallo spazio che l'economia solidale ha ormai conquistato: a Saint-Denis è stato allestito un vero e proprio “villaggio” che ha nutrito di idee e di cibo migliaia di persone.

Anche Attac, uno dei principali padri-padroni di questo Forum parigino, è parso sorpreso dalla forza di coinvolgimento e di convincimento dell'economia solidale e, in particolare, del movimento del commercio equo. Una forza che gli “altermondialistes” stanno rivalutando, soprattutto per le “buone prassi” alle quali dà vita. Ma, spiega Giorgio Dal Fiume, presidente di Ctm Altromercato che di questa rivalutazione è stato protagonista insieme ad Alberto Zoratti di Roba, “noi abbiamo delle buone prassi perché abbiamo delle buone teorie, abbiamo cioè ben chiari i meccanismi che, a livello globale, creano ingiustizia ed emarginazione”.!!pagebreak!!

Questa capacità di coinvolgimento (di partecipazione) è patrimonio prezioso per un movimento che, al di là delle grandi manifestazioni di piazza, riconosce di essere minoritario nella società. E una delle assemblee plenarie ha ragionato proprio su questo tema: “Come convincere la maggioranza della gente della bontà delle nostre idee”. E qui il sociologo Claude Polliak ha gelato gli entusiasmi: il movimento -ha detto-, ha lo stesso problema dei partiti politici: da una parte il disinteresse della gente comune, dall'altra la separazione tra i “professionisti del movimento” e i “profani”.

La dimensione politica è stata ben presente in tutto il Forum: in parte per l'accelerazione che Attac pone su questa dimensione, ma poi anche per la significativa presenza della Cgt, il maggior sindacato di sinistra francese che al Forum ha offerto centinaia di volontari e il sostegno delle proprie strutture organizzative (ottenendone in cambio, come quasi tutti gli altri “benefattori”, la presenza di diversi suoi oratori all'interno delle plenarie).

Infine, la dimensione politica è emersa per il forum delle autorità locali che a Saint Denis ha messo insieme oltre 700 politici venuti da 200 città francesi e una trentina di Paesi europei.

Alla tavola rotonda conclusiva (alla quale partecipava anche Antonio Negri) si è molto parlato di quale confronto ci può essere tra movimento e istituzioni. Claudio Martini, presidente della Regione Toscana, lo stesso che lo scorso anno aveva sostenuto più di tutti la volontà che Firenze ospitasse il primo Forum europeo, è stato chiaro: “Proviamo a uscire dalla mitologia del confronto fra di noi e incominciamo a discutere del fare: scegliamo quattro o cinque temi e facciamo un passo in avanti, sapendo che la nostra idea di politica non si riduce soltanto all'amministrazione ma anche alla volontà di cambiare la realtà nella quale viviamo”.

Una volontà e un dinamismo che si sono colti soprattutto nel Forum delle donne, il più nuovo all'interno dell'organizzazione. Trasversale e onnipresente in tutte e quattro le cittadelle degli “altermondialistes” è stato invece il tema dell'immigrazione e, in particolare, dei sans-papier, visibile nelle assemblee e, largamente, per le vie della città di Saint Denis che, in alcuni quartieri, ha una popolazione musulmana ormai pari al 30%.

E il mancato incontro tra islamici e ebrei ha rischiato di fare vittime illustri in quel di Parigi, dove il tema della laicità dello Stato, il velo islamico e i simboli religiosi nelle scuole, e alcuni atti di antisemitismo sono materia incandescente. La pubblicazione di un articolo di Tariq Ramadan su Le Monde nei giorni precedenti il Forum, articolo accusato di antisemitismo, ha dato il definitivo colpo di grazia all'idea di una tenda comune alle grandi religioni da installare proprio sul sagrato di Saint Denis, un luogo di preghiera condiviso così come era successo a Porto Alegre e a Firenze.

Il cattolicesimo francese, temprato da ben altri confronti, non ha comunque perso l'occasione di partecipare al Forum sia negli atelier sia nell'organizzazione di alcuni seminari gremiti; presenti in particolare la stampa periodica, il Secours catholique (Caritas) e il Ccfd, il comitato francese contro la fame e per lo sviluppo.

Tra le presenze significative anche il migliaio di delegati che è arrivato dall'Europa dell'Est: anche questa una presenza nuova, giovane e particolarmente agguerrita (per esempio sui temi ambientali).

In tutto circa 1.500 le organizzazioni iscritte provenienti da una sessantina di Paesi (non soltanto europei).

Ma quanto è costato tutto ciò? Almeno 3,7 milioni di euro, che sono stati gestiti da un'associazione creata ad hoc e presieduta da Bernard Cassen (fondatore e ora presidente onorario di Attac , vero iniziatore del Forum sociale mondiale di Porto Alegre; da leggere il suo recentissimo libro “Tout a commencé à Porto Alegre” che, tra l'altro, accusa gli italiani di eccessivo protagonismo per portare a Firenze l'organizzazione del primo Forum europeo).

Un milione di euro sono arrivati dal Comune di Parigi (sindaco Delanoe, socialista), gli altri dagli enti locali (in particolare i Comuni che hanno ospitato i lavori del Forum, Saint Denis, Bobigny e Ivry, a guida comunista). Ma anche il governo centrale e il ministero degli Esteri (a guida della destra) hanno contribuito con 250 mila euro a testa. Il resto è venuto da altri soggetti (anche l'ong Oxfam) e qualcosa anche dalle iscrizioni dei partecipanti.

Uno sforzo economico e organizzativo enorme, come sempre. I denari sono serviti soprattutto per allestire le sale e gli spazi (1,7 milioni di euro), affittare cuffie e materiali per la traduzione in simultanea (500 mila euro, mentre i traduttori hanno lavorato gratis, spesati per vitto e alloggio così come le migliaia di volontari) e il materiale di promozione (almeno 200 mila euro).!!pagebreak!!

Un Attac nel motore
All'inizio fu Attac, anzi Le Monde Diplomatique, storico mensile della sinistra internazionale, anzi ancora prima fu un editoriale di Ignacio Ramonet: è da questo scritto, che proponeva di “gettare un granello di sabbia” negli ingranaggi della speculazione finanziazia che nel 1998 nasce Attac Francia, Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e l'aiuto ai cittadini. Non un movimento monotematico ma una associazione che mette sotto accusa i meccanismi finanziari ed economici della mondializzazione. Attac è fin dall'inizio tra i promotori del primo Forum sociale mondiale di Porto Alegre, nel gennaio 2001, pensato come contraltare del Forum economico mondiale che, da decenni, raduna a Davos, in Svizzera, in quegli stessi giorni, i protagonisti del potere economico mondiale.

Oggi Attac conta su circa 30 mila militanti in Francia ed è presente in 35 Paesi. Bernard Cassen (nella foto), direttore editoriale di Le monde Diplo, è stato fino a circa un anno fa presidente di Attac. Ora ha passato la mano a Jacques Nikonoff restando però presidente onorario dell'Associazione.

A casa del contadino
Si chiama “Accueil paysan” ed è una delle associazioni che sono andate al Forum per farsi conoscere. Non ha a che fare con la più famosa Confédération paysanne di José Bove ma sicuramente ne condivide alcuni assunti di base. Una sorta di agriturismo ma dove la produzione agricola, e non l'attività alberghiera, conserva lo spazio maggiore. Circa 450 punti di accoglienza in Francia e qualcuno sparso per il mondo con un occhio fisso allo sviluppo locale. Il Forum più politico della storia del movimento è anche questo. Per info:
www.accueil-paysan.com

Il fascino di Negri
Ad ascoltarlo non ci sono i cinquantenni ma alcune centinaia di giovani: la sala prevista per il seminario “Masse o moltitudini” non è sufficiente per tutti e così, dopo rumorose proteste, si tasloca all'aperto con tanto di impianto acustico. La vera star del Forum di Parigi è lui, Toni Negri, ex cattivo maestro leader di Autonomia operaia e condannato per terrorismo, ex transfuga in Francia, e poi detenuto in Italia, a tempo pieno intellettuale marxista. Il suo libro “Impero” è stato un successo negli Stati Uniti e, naturalmente, in Francia. Un po' meno in Italia dove è stato pubblicato nel 2002 da Rizzoli: ma l'idea delle moltitudini che oggi fanno la storia è sua. Prossimo ai 70 anni Negri ha l'energia di un insonne. Parla del potere e della riduzione di tutta la nostra vita a “tempo di lavoro”. “Persino il tempo del sogno -dice- è ridotto a tempo produttivo”. “Questa è la novità rispetto al passato: il movimento operaio si occupava solo del tempo del lavoro. Il movimento dei movimenti ha capito che deve occuparsene su tutti i fronti: il tempo del lavoro, quello dei trasporti, quello dello studio” insomma la vita. Non c'è dubbio: con lui il pensiero è energia e si trasforma presto in indignazione sul vivere quotidiano. Ad applaudirlo molti giovani francesi, inglesi, greci e italiani.

I laboratori di quartiere
Ricreare legami sociali nei quartieri degradati, costruire nuovi modelli di democrazia partecipativa e solidale. Non hanno l'aria di grandi idealisti ma di gente molto pratica quelli che, nel villaggio dell'economia solidale di Saint Denis, illustrano l'esperienza dei Régies, veri e propri “laboratori di quartiere”. La Francia offre la grandeur di Parigi ma anche l'esperienza delle banlieux, periferie anonime a rischio perenne di emarginazione.

È su questi territori che intervengono da 15 anni i Régies; obiettivi: la riqualificazione urbana, la responsabilizzazione degli abitanti e la loro partecipazione alle scelte collettive. Un'esperienza che si fonda sulla partecipazione della gente che i quartieri li abita e che si rivolge in primo luogo a coloro che non hanno lavoro (cassaintegrati, disoccupati, donne sole). La scommessa è quella di coinvolgere gli abitanti nella creazione di nuovi servizi di prossimità offrendo loro il supporto tecnico necessario.

130 i Régies di quartiere oggi attivi. Per informazioni si veda il sito internet nazionale: www.cnlrq.org

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