Ambiente / Opinioni

Expo, una scusa buona per tutte le stagioni


L’Esposizione universale del 2015 è un contenitore di grandi opere, la cui realizzazione però non sembra strettamente necessaria alla manifestazione. L’ultimo caso è quello della M4, la quarta linea metropolitana di Milano: non arriverà in tempo, ma viene finanziata dal governo "nel capitolo Expo 2015".
Il "grande evento" giustifica tutto: dalla M5 alla terza pista di Malpensa; dalla riqualificazione dell’ex Alfa di Arese alla Tangenziale Est esterna di Milano. Ed è sempre più "Exboh",  come raccontammo in copertina a settembre 2012

“L’opera è strategica più per la città che per l’Expo”. A parlare è Carmela Rozza, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Milano, e il virgolettato è riportato da Il Sole 24 Ore del 21 agosto. Il soggetto è M4, la linea 4 della metropolitana di Milano, quella che dovrebbe collegare il quartiere intorno a via Lorenteggio con l’aeroporto di Linate, e le parole della Rozza segnano un punto di non ritorno nel dibattito intorno all’Esposizione universale del 2015.
Sì perché la M4, anche se è più utile alla città, e verrà realizzata “solo” nel 2018, è finanziata dallo stato con 480 milioni di euro (su un totale di circa 1,9 miliardi) proprio perché inserita nel dossier Expo, tra le “opere connesse” alla manifestazione, che dovrebbe aprire i battenti il primo maggio 2015 (“Purtroppo, ci sono poche possibilità che i milanesi vedano, prima o poi, questa metropolitana in funzione. I lavori sarebbero dovuti iniziare a metà 2009, ma i soldi non ci sono” si leggeva sul numero di luglio/agosto 2009 di Ae). 

Lo abbiamo scritto a settembre 2012, dedicando la copertina di Altreconomia all’“Exboh” a  mille giorni dall’evento, e oggi lo possiamo affermare: Expo 2015 è una scusa buona per tutte le stagioni, per un disegno di “sviluppo” che va a discapito del paesaggio lombardo, e i cui autori sono Regione Lombardia e Comune di Milano (principali soci di Expo 2015 spa) e governo (che finanzia). 
Nell’ultimo anno, abbiamo raccolto le prove: è l’Expo 2015 a giustificare l’urgenza di realizzare la terza pista di Malpensa; è stata l’esigenza di realizzare un parcheggio a servizio dell’Esposizione universale a rendere urgente e improcastinabile la firma dell’Accordo di programma per la “riqualificazione” dell’area ex Alfa di Arese; è l’orizzonte Expo -maggio 2015- a rendere necessario e ammissibile un extra costo di 80 milioni di euro (a favore del consorzio di costruzione) per terminare più rapidamente la M5, la quinta linea metropolitana di Milano. 

E adesso arrivano le parole di Carmela Rozza.



Tra le “opere connesse” all’Expo che resteranno incomplete -ormai la “notizia” è apertamente sdoganata- c’è anche la Tangenziale Est esterna di Milano (TEM). I ritardi sono dovuti, principalmente, all’incapacità dei soci della concessionaria di finanziare l’opera con capitale proprio e di reperire finanziamenti sul mercato del credito. 
Di fronte al baratro (Milano sarebbe “isolata” in vista dell’Expo, senza la nuova autostrada, dicono), il governo è corso ai ripari: a fine luglio -attraverso il Comitato interministeriale per la programmazione economia- ha assegnato all’opera un finanziamento da 330 milioni di euro, nell’ambito del “Decreto del Fare”. Peccato che ci avessero garantito che l’opera sarebbe stata realizzata in project financing, senza alcun intervento pubblico, anche perché il traffico dei turisti in visita all’Expo (nuovamente, la “scusa perfetta”) avrebbe dovuto garantire la sostenibilità economia dell’opera.
Ecco che i soci della concessionaria, una società passata negli ultimi mesi da una maggioranza pubblica a una privata, che avrà in gestione la TEM per cinquant’anni, proprio in virtù del proprio sforzo economico sostenuto, arriva una spinta da parte del governo. Per questo, Legambiente Lombardia ha richiesto un intervento all’Autorità dei trasporti, “sulla legittimità del finanziamento di 330 milioni nell’ambito delle sue competenze sui meccanismi contrattuali, le concessioni e la concorrenza”. Infatti, spiega in un comunicato l’associazione ambientalista “le condizioni della gara esperita nel 2009 erano: costi 2 miliardi (comprensivi degli oneri finanziari) da sostenere con la finanza di progetto per i 32 chilometri di rete da costruire. In cambio Tem poteva godere per 50 anni di concessione pubblica per lo sfruttamento e la gestione dell’autostrada, il primo caso di un arco temporale cosi lungo, se si pensa che la Commissione europea ritiene già lunghi 30 anni”. Secondo Legambiente c’è da rifare una gara, insomma.         



Ecco: il grande evento serviva a tutto questo. Con buona pace dell’agricoltura lombarda, dato che di “Nutrire il pianeta” non se ne parla più. Da tempo. 

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