È tutta questione di scelte

Fare la spesa è una scelta politica, un voto che il cittadino dà alle politiche sociali e ambientali delle azienda. Pollice verso, comunque, per tutti gli Stati del Nord del mondo, colpevoli da oltre 500 anni di depredare il Sud…

Tratto da Altreconomia 106 — Giugno 2009

Fare la spesa è una scelta politica, un voto che il cittadino dà alle politiche sociali e ambientali delle azienda. Pollice verso, comunque, per tutti gli Stati del Nord del mondo, colpevoli da oltre 500 anni di depredare il Sud

Consumo ma critico
Un tè amaro per i lavoratori di Unilever in Pakistan. Secondo lo Iuf, il sindacato internazionale dei lavoratori agricoli e dell’alimentazione, la multinazionale con sede a Londra e Rotterdam avrebbe licenziato quasi i due terzi dei lavoratori della fabbrica di tè Lipton di Khanewal.
I lavoratori chiedevano che il loro contratto fosse regolato e reso permanente. L’azienda ha risposto mandandoli a casa. Contro l’utilizzo di contratti precari in Pakistan da parte di Unilever (che già aveva licenziato quasi 300 persone nello stabilimento di Rahim Yar Khan) lo Iuf ha messo in piedi una campagna di pressione che chiede a tutti di inviare un’e-mail di protesta al Ceo di Unilever, Paul Polman. Ma gli strumenti non finiscono qui. Come un mantra, da anni andiamo ripetendo che ogni acquisto equivale a un voto, che ogni scontrino è un sostegno all’azienda produttrice di ciò che compriamo, e quindi un tacito assenso ai suoi comportamenti. Modificare i propri consumi, una pratica che è nota come consumo critico, è una via necessaria (sia pur non sufficiente) per cercare di cambiare lo status quo e chiedere rispetto dei diritti dei lavoratori e per l’ambiente.
Unilever è una delle 17 aziende delle quali si occupa la Piccola guida al consumo critico, l’ultimo nato tra i piccoli libretti pubblicati da Altreconomia.
Il volume (sono 64 pagine in formato tascabile) è pensato per essere portato sempre con sé, in particolar modo quando si va a fare la spesa al supermercato o nei negozi. Per ogni scheda delle maggiori aziende (oltre a Unilever, Chiquita, Coca Cola, Danone, Procter&Gamble, per citarne alcuni) sono indicati i relativi marchi, che spesso non sappiamo associare alla stessa società. Dopo di queste, l’elenco di centinaia di prodotti, catalogati in oltre 80 settori merceologici, e per ognuno, una valutazione che tiene conto dei comportamenti dell’azienda che lo produce. Il risultato è una griglia di marchi “Da preferire”, o per i quali ci sono “Poche informazioni” e infine dei prodotti “Non consigliati”.
La guida è stata curata dall’Associazione Gaia di San Giorgio a Cremano, che da 15 anni si occupa di commercio equo e solidale.
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La strategia del Nord
Un buon viatico per affrontare la crisi è sfruttare i Paesi poveri. Non è una novità: da decenni il Nord del mondo prospera grazie alle sofferenze nel Sud. Perché allora non continuare, più agguerriti che mai, quest’opera di rapina? Il sistema economico-politico mondiale d’altra parte mette a disposizione dei ricchi numerosi strumenti (siano essi finanziari, o accordi internazionali) per approfittare delle risorse naturali e della manodopera a basso costo senza diritti. Gli stessi grandi organismi internazionali, dalla Banca mondiale al Fondo monetario internazionale, non fanno altro che aiutare gli interessi dei ricchi a mantenere lo status quo.
Per voi che volete partecipare al banchetto, abbiamo preparato un’altra piccola guida: Come depredare il Sud del mondo. Manuale per uscire dalla crisi sfruttando i Paesi poveri. In meno di 100 pagine c’è tutto: da come si corrompe un dittatore e come si apre una società in un paradiso fiscale, da come si impongono i propri prodotti e chiudono i propri mercati a come si camuffano affari per aiuti allo sviluppo. Altro che cancellazione del debito.
Ecco come inizia il libro: “Per diversi secoli, il Sud del mondo ha finanziato i nostri consumi e il nostro livello di vita. Per cinque secoli siamo andati avanti consumando e distruggendo tutto quello che il Sud creava e produceva.
Il bilancio di questo periodo: noi siamo diventati ricchi consumando, il Sud è rimasto povero producendo. Ciliegina sulla torta, il Sud ha dei debiti enormi nei nostri confronti. Purtroppo questo meccanismo di sfruttamento apparentemente perfetto sembra incrinarsi. La crisi rischia di rimettere in gioco gli squilibri politici ed economici faticosamente costruiti e difesi dai nostri governi. Per fortuna, abbiamo ancora diverse frecce nel nostro arco”.
Adesso fate un bel respiro: non siamo impazziti. Dietro a questo ironico e paradossale libretto, c’è la forte e documentata denuncia delle pratiche di accaparramennto dei ricchi nei confronti dei poveri del mondo, con documenti e dati incontrovertibili. Esce non a caso in concomitanza col G8 de L’Aquila e lo ha scritto per noi Andrea Baranes, della Campagna per la riforma della Banca mondiale e della Fondazione culturale responsabilità etica.

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