Doppio interesse in bottega

Finanza etica è anche aprire un libretto di risparmio nelle botteghe del commercio equo. Un investimento di giustizia, ben remunerato Nel novembre 2007 circa trecento piemontesi si ritrovano nella buca delle lettere un maialino. O meglio: è il disegno di…

Tratto da Altreconomia 104 — Aprile 2009

Finanza etica è anche aprire un libretto di risparmio nelle botteghe del commercio equo. Un investimento di giustizia, ben remunerato

Nel novembre 2007 circa trecento piemontesi si ritrovano nella buca delle lettere un maialino. O meglio: è il disegno di un tipico salvadanaio stampigliato su un volantino, che accompagna lo slogan “Operazione 4 e ½”. I destinatari sono i soci di Mondo Nuovo, cooperativa di commercio equo e solidale che gestisce sei botteghe in Torino e provincia, che con questa iniziativa invita i propri aderenti che non lo avessero già fatto ad aprire un libretto di risparmio “equosolidale”. In altri termini a investire finanziariamente nell’attività delle botteghe. In cambio, un interesse lordo del 4,5%. Mondo Nuovo è una delle circa cinquanta botteghe del mondo italiane che hanno attivato un progetto di finanza solidale. I soci di queste botteghe hanno cioè la possibilità di aprire presso la propria cooperativa un “libretto di risparmio”: una sorta di salvadanaio personale su cui si può versare e prelevare denaro. Il denaro depositato è di fatto un prestito che il socio fa alla cooperativa e sul quale riceve un interesse. Si chiama infatti  “prestito sociale” ed è un’opportunità che la “Legge sulla vigilanza delle banche” offre a tutte le società cooperative. Le botteghe che usufruiscono di questo sistema raccolgono oggi, nel complesso, circa 14 milioni di euro, remunerati con tassi di interesse che variano dallo 0,3% al 4,5% (vedi tabella a destra).
Per poter aprire un libretto di risparmio di questo tipo occorre dunque, prima di tutto, essere soci di una bottega che abbia attivato la raccolta del prestito sociale.
Da un punto di vista legale, diventa socio di una cooperativa chi acquista una o più quote di capitale sociale, le “azioni” che costituiscono il patrimonio della società. Non si tratta di una donazione, perché le quote di capitale rimangono intestate al socio, anche se non sono remunerate con un interesse. Per l’apertura di un libretto occorre mettere in conto, normalmente, una spesa di 10/12 euro una tantum, più le spese annuali di gestione, di solito inferiori ai 10 euro. Il libretto di deposito non è assimilabile a un conto corrente: non può essere impiegato per effettuare pagamenti verso terzi e, sul piano pratico, non esiste uno strumento paragonabile al bancomat per effettuare le operazioni. La gestione è, per così dire, un po’ più casalinga: per ritirare o depositare una somma di denaro si compila un modulo e lo si consegna al referente in bottega o tramite posta elettronica.
L’interesse applicato varia notevolmente da una cooperativa all’altra, così come cambia il criterio con cui viene assegnato. I soci risparmiatori di E’ Pappeci, cooperativa napoletana che fa finanza solidale da oltre 10 anni, ricevono un interesse più o meno alto a seconda del rapporto fra capitale sociale sottoscritto e denaro versato sul libretto. L’interesse più vantaggioso si riconosce ai soci il cui capitale sociale non è inferiore a un terzo dell’ammontare depositato sul libretto. In cifre: un socio che ha 1.500 euro sul libretto di risparmio riceve il 2,5% lordo, se le sue quote di capitale sociale ammontano almeno a 500 euro. Se sono comprese fra i 500 e i 300 euro, l’interesse sul libretto è l’1,5% lordo; se il capitale del socio è inferiore a un quinto del denaro depositato sul libretto, l’interesse su quest’ultimo sarà lo 0,75% lordo.
La regola che abbina il tasso di interesse al rapporto capitale/risparmio è applicata da molte cooperative equosolidali e ha l’obiettivo di incentivare i soci, attraverso la leva dell’interesse, ad accrescere il capitale sociale della cooperativa, dato su cui si fonda la solidità economica dell’impresa sociale. Un “patto” di reciproca convenienza sperimentato con buoni risultati da Pace e Sviluppo, storica realtà del commercio equo di Treviso, che da sola raccoglie quasi un milione di euro di prestito sociale. Quando, nel 2007, la cooperativa ha innalzato il tasso di interesse massimo al 4,5% lordo, molti soci risparmiatori hanno acquistato nuove quote sociali per rientrare nel rapporto 1 a 3 e godere di questa remunerazione. D’altra parte, un’esperienza come quella di Mandacarù, cooperativa che gestisce 12 botteghe in Trentino, mostra come la volontà dei soci di sostenere il progetto possa motivare a investirvi denaro anche se i tassi di interesse applicati non sono particolarmente alti. Con un milione e mezzo di euro di capitale sociale e oltre due milioni e mezzo di risparmio raccolto, Mandacarù è la cooperativa equosolidale che vanta i numeri più alti in fatto di finanza solidale. I tassi di interesse vanno dallo 0,3% al 2,1% lordi. Come in altre cooperative, c’è anche chi ha scelto volontariamente l’opzione a tasso zero. Se i tassi di interesse sui libretti possono essere impiegati come leva per aumentare il capitale sociale, anche il denaro depositato come prestito sociale è utile alla cooperativa, perché fornisce un serbatoio di liquidità funzionale alla gestione economica tipica di ogni impresa, in particolare quando si avviano attività che richiedono investimenti economici significativi, come l’apertura di una nuova bottega o i lavori di ristrutturazione di un locale. Con l’aumento di capitale e risparmio, Mondo Nuovo non ha più attinto al fido, sul quale pagava un tasso di interesse superiore a quello corrisposto ai propri soci. Lo stesso vale per la cooperativa Chico Mendes, le cui botteghe sono di proprietà grazie anche alla finanza solidale, in un mercato immobiliare caro come quello di Milano. Per contare di poter usufruire con continuità del denaro prestato dai soci, cooperative come Ex Aequo di Bologna e Pangea – Niente troppo di Roma propongono invece i “libretti vincolati”: l’interesse più alto è riconosciuto ai soci che si impegnano a non prelevare dal proprio deposito per un periodo di tempo prestabilito, che può andare da uno a tre anni. Più lungo è il periodo, più alto l’interesse.
Quando non è necessario a coprire le esigenze interne alla cooperativa, il prestito sociale viene normalmente immesso nel circuito del commercio equo e solidale. Per le botteghe socie di Ctm altromercato la destinazione più naturale è il consorzio stesso, che a sua volta raccoglie capitale e risparmio fra le organizzazioni associate. Il prestito sociale del consorzio ammonta oggi a circa 8,5 milioni di euro e viene impiegato per effettuare il pagamento anticipato ai produttori e per avviare progetti di accesso al credito in Paesi dove il piccolo produttore che necessiti di un prestito può normalmente rivolgersi solo agli usurai locali. Alcune botteghe impiegano parte del denaro raccolto con la finanza solidale nello sviluppo di progetti di importazione diretta. I soci risparmiatori de La Bottega Solidale di Genova ricevono un bollettino semestrale che riporta le attività avviate nell’ambito del gemellaggio con il Rwanda, come la creazione di un fondo di microcredito per gli artigiani della cooperativa Copabu. Con il proprio progetto di finanza la cooperativa marchigiana Mondo Solidale ha costruito due magazzini: uno in Italia, con impianto fotovoltaico sul tetto, l’altro in Guatemala, dove ha sede la cooperativa che produce il caffè “El Bosque” (nella foto di pagina 33).
D’altra parte, facendo due conti, la finanza “equosolidale” può rivelarsi interessante anche per le tasche del risparmiatore. In una cooperativa che applica il 3% lordo a chi ha un rapporto capitale/risparmio non inferiore a 1:3 (questa la condizione più diffusa), un socio può scegliere, ad esempio, di sottoscrivere 1.000 euro in capitale sociale e versare 3.000 euro sul libretto. Dopo un anno riceve un interesse netto di 78,75 euro, pari a poco meno del 2% dei 4mila che ha impegnato in totale nell’operazione. Una remunerazione superiore ai Bot (nello stesso anno, la Borsa di Milano è crollata del 45%). Non sempre le scelte di valore etico e sociale vanno contro gli interessi del portafoglio.

Glossario
Socio:
diventa socio di una cooperativa chi acquista almeno una quota di capitale sociale. Il socio è co-proprietario della cooperativa insieme agli altri soci e può partecipare ai processi decisionali della società, con diritto di voto.
Capitale sociale:
è il patrimonio su cui si fonda la cooperativa ed è costituito dalla somma delle “quote” di capitale sociale acquistate dai soci. Il capitale sociale di una cooperativa non è remunerato. È per definizione capitale di rischio dell’impresa. Il valore delle quote di capitale sociale è stabilito dallo statuto della cooperativa. Un socio può acquistare in qualsiasi momento nuove quote di capitale sociale.
Risparmio o prestito sociale:
è una forma di finanziamento della società cooperativa che si concretizza nell’apporto, da parte dei soci, di capitali rimborsabili, a fronte del quale vengono corrisposti degli interessi.
Libretto di risparmio/deposito:
ciascun socio prestatore è titolare di un “libretto” sul quale vengono registrati i movimenti del denaro prestato dal socio e gli interessi corrisposti. Di norma non esiste un libretto cartaceo, la registrazione avviene per via informatica e il socio riceve periodicamente un resoconto dei movimenti.
Interesse lordo/netto:
l’interesse riconosciuto dalla cooperativa come remunerazione sul prestito sociale è soggetto a ritenuta d’imposta. Per le cooperative considerate micro e piccole imprese (con meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo/totale di bilancio non superiore a 10 milioni di euro) la ritenuta sugli interessi applicati ai soci persone fisiche è oggi fissata al 12,5%.

Non tutte possono

Quali botteghe possono avviare la raccolta di prestito sociale? Le “Istruzioni di vigilanza per le banche” della Banca d’Italia (Circ. n. 229 del 21.4.1999 – 12° Agg. del 21.3.2007) prevedono che una società cooperativa possa effettuare raccolta di risparmio presso i propri soci. Da questa possibilità sono pertanto escluse le botteghe con ragione sociale diversa dalla cooperativa.
La raccolta di risparmio fra i soci deve essere prevista nello statuto della cooperativa. Sono i soci stessi che definiscono le condizioni economiche e le condizioni generali di gestione del prestito sociale attraverso un “Regolamento di gestione” che deve essere approvato dall’assemblea dei soci.
L’ammontare complessivo dei prestiti sociali non deve eccedere il limite del triplo del patrimonio della cooperativa; questo limite è elevato al quintuplo del patrimonio qualora la cooperativa si doti di determinati sistemi di garanzia sul prestito raccolto. Il limite non si applica alle cooperative con un numero di soci pari o inferiore a 50.
Perché non tutte le cooperative equosolidali lo fanno? La burocrazia per avviare la raccolta del prestito sociale non è particolarmente complessa, ma le botteghe sono generalmente caute nell’assumersi questa importante responsabilità verso i soci. Non mancano tuttavia esperienze di piccole botteghe che gestiscono un progetto di finanza solidale anche con risultati interessanti.

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