Dietro il successo di “Fa’ la cosa giusta!” a Trento


Da cosa si capisce
se una fiera del consumo critico funziona o meno? La prima edizione trentina di “Fa’ la Cosa Giusta!” (Trento 4-6 novembre), organizzata da Trentino Arcobaleno e Rete Lilliput del Trentino, in collaborazione con Confesercenti, è stata un successo che è andato oltre ogni più rosea previsione. Un successo che merita un’occhiata da vicino, per capirne le caratteristiche ma soprattutto le “conseguenze”, o meglio gli “effetti collaterali”.

Abbiamo chiesto a Dario Pedrotti, uno degli organizzatori, di ricapitolare i numeri e le sfide di esperienze di questo tipo.

 

In un momento in cui molti hanno iniziato a parlare di economia solidale, e le fiere su questi temi si stanno moltiplicando, spesso sulla spinta di enti fiera che hanno fiutato l’affare, rispondere a questo interrogativo è importante, perché i numeri da soli dicono poco. Paradossalmente dicono di più quando sono negativi, ma non è questo il caso: 142 espositori, 21 classi in visita per un totale di 366 studenti delle scuole elementari medie e superiori, oltre 600 persone che si sono alternate dietro agli stand, 12 volontari organizzatori e altri 32 che hanno fatto il grosso del lavoro, 5998 biglietti interi, 1111 biglietti ridotti, 3 convegni, 7 seminari, 12 laboratori, uno spazio bambini anche troppo frequentato. Da non credere, per una prima edizione. Ma sono sufficienti per dire che ne è valsa la pena?

A tutti gli espositori di “Fa’ la cosa giusta” è stato distribuito un questionario di valutazione restituito da più del 60% dei presenti. Ecco i risultati: qualità dell’organizzazione 8,57, logistica della fiera 8,16, vendite in fiera 7,68, soddisfazione complessiva rispetto all’iniziativa 8,57. Insomma, con le “pagelle” gli espositori hanno promosso la fiera, ma la cosa importante è che lo abbiano fatto anche in molti altri modi, commentando con entusiasmo l’esperienza vissuta, confermando la propria presenza ad una eventuale seconda edizione, ringraziando gli organizzatori, e in un caso addirittura comunicando via mail che vista la qualità complessiva dell’evento l’espositore rinunciava allo sconto sullo stand che aveva ottenuto al momento dell’iscrizione.

Più di 110 standisti hanno preso parte all’incontro, a loro riservato, incentrato sul tema dei distretti di economia solidale e finalizzato a verificare se ci fosse interesse a questo riguardo.

Un altro elemento importante è quello del clima respirato durante la fiera, gioioso, ma fatto anche di grande interesse, curiosità per le proposte e voglia di approfondire la conoscenza di produttori, associazioni e proposte di consumi diversi.

Ultimo ma non ultimo l’interesse dimostrato dalle istituzioni per la manifestazione. Il presidente della Provincia ha partecipato al convegno più importante sui distretti di economia solidale, due assessori provinciali e il sindaco di Trento hanno partecipato all’inaugurazione, un senatore, un altro assessore provinciale, almeno due consiglieri provinciali, il vicesindaco di Trento e un paio di consiglieri comunali hanno visitato la fiera: troppi per pensare che tutti fossero lì solo per farsi vedere. E del resto se le parole del sindaco che parlava di uno spazio permanente da dedicare all’economia solidale sono sembrate più un auspicio che altro, quelle del presidente della Provincia che invitata gli organizzatori della fiera a incontri periodici di confronto per trovare insieme una strada per far crescere questo tipo di economia, sono sembrate invece un impegno meditato e preciso.

Ed è proprio qui che è necessario iniziare a parlare di “conseguenze”, “effetti collaterali”, o meglio ancora “eredità” che questa fiera si lascia alle spalle. La sensazione forte è che si sia smosso qualcosa di grosso. Percezione per altro rinforzata dal notevole interesse per la manifestazione dimostrato a posteriori dal presidente della Federazione trentina delle cooperative (il colosso provinciale della cooperazione) e dal presidente del Sait, il consorzio della cooperative di consumo della provincia di Trento, per intendersi, il corrispettivo locale della Coop. Molti dei protagonisti dell’economia “tradizionale” hanno iniziato a guardare con molta attenzione a questa prospettiva di economia “diversa”, che non è ancora un vero progetto, ma che dimostra una consistenza maggiore di quello che molti pensavano. Ed in questo senso le sfide per Trentino Arcobaleno sono davvero numerose ed impegnative, a cominciare dalla verifica della possibilità di impostare un dialogo con Confesercenti che vada oltre la sporadica organizzazione di un evento. A seguire, ce ne sono almeno altre cinque non meno importanti.

La prima è quella di rispondere alle aspettative suscitate negli espositori facendo però loro capire che solo con il contributo di tutti si può costruire qualcosa di duraturo e sostenibile anche dal punto di vista economico.

Strettamente collegata a questa c’è la necessità di dare continuità ai progetti avviati lo scorso anno (il gruppo di acquisto sui pomodori da passata, la biocesta cittadina, il progetto di cicloturismo, vedi www.trentinoarcobaleno.it).

La terza è quella di capire quale forma possa avere un soggetto che si faccia carico della promozione dell’economia solidale in Trentino. In varie località d’Italia si è iniziato a ragionare su questo aspetto. Qui forse si tratta di provare a costruirlo, o almeno ad immaginarlo, a partire dalle esigenze e dalle aspettative concrete dei soggetti che potrebbero essere coinvolti.

La quarta è quella di rispondere all’invito del presidente della Provincia, che implica un notevole impegno sia in termini di analisi e progettualità, sia in termini di costruzione di una identità riconosciuta anche dai numerosissimi altri soggetti che in Trentino si occupano di questi temi e che in qualche modo dovrebbero dunque essere rappresentati.

L’ultima, forse la più importante, è quella di crescere senza perdere lo spirito che ha animato questa fiera e quanto fatto fino ad ora, quella carica di valori e ideali che se non sono accompagnati da grande realismo e capacità di gestire la complessità rimangono solo utopia, ma senza i quali nessun percorso potrà davvero portare ad una economia più giusta.

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