Diario dal Social Forum Africano


Nairobi.
Si svolge per la prima volta in Africa il Forum Sociale Mondiale

Un appuntamento chiave per il movimento internazionale che chiede economia di giustizia, equa distribuzione delle risorse, rispetto dell’ambiente e dei diritti umani di tutti, ovunque nel mondo.

Lo seguono per noi Alberto Zoratti di Fair e Giorgio dal Fiume di Ctm altromercato. Ecco il loro diario.



Nairobi – 21 gennaio 2007

Giorgio Dal Fiume, Ctm altromercato

L’Africa ed il Kenya si sentono tutto attorno alla sesta edizione del World Social Forum. La difficolta’ organizzativa evidente, il consiglio ripetuto a non uscire dall’hotel la sera, internet che non funziona… Ma c’e’ dell’altro, e non solo nella musica e nelle danze africane che ieri hanno rallegrato la cerimonia inaugurale del Forum. Arrivare in Kenya e trovare eventi e organizzazioni che parlano della condizione degli intoccabili in India, del nucleare in Iran, il gruppo ecologista arabo che presenta le sue iniziative, i delegati del Vietnam che gentilissimi ti sorridono anche se dalla loro espressione e’ evidente che si chiedono dove sono capitati…, fa una certa impressione. E poi c’e’ tutta l’Africa, e questa ovviamente e’ la cosa piu’ importante, la grande novita’ per cui vale la pena aver organizzato il WSF e venire fin qui.

Madame Safiatou Diallo della Guinea Konakry lo ha ben presente quando nel suo perfetto vestito africano mi dice: “Per noi il Forum e’ importantissimo, e’ l’unico spazio di confronto libero che abbiamo, e’ il momento nel quale possiamo entrare in contatto con organizzazioni eestere ed anche africane. Il commercio equo? Si ne ho sentito parlare, verro’ ai seminari perche’ voglio saperne di piu”’. Noi di Ctm altromercato siamo venuti a Nairobi per interrogare il Forum con la seguente domanda  “quale ruolo puo’ esso continuare a giocare per incidere su una politica mondiale che va drammaticamente in tutt’altra direzione?”. La domanda pero’ non e’ astratta ma da collocarsi in un presente critico per le prospettive stesse del Forum Sociale Mondiale: l’essere alla sua sesta edizione, lo scontare inevitabili ripetizioni ed un forte riflusso del movimento altermondialista (molto visibile in Italia) che ne e’ stata la culla e la cassa di risonanza.

Con questa domanda in testa (presente nella maggioranza dei veterani del Forum) qui scopriamo quello che gia’ sappiamo e che porta noi di Ctm altromercato e altri a continuare a frequentare il WSF ed investire nel suo percorso: il valore di questo spazio non e’ piu’ nelle sue ripetitive parole d’ordine, ma nel permettere l’interconnessione e messa in rete di soggetti diversi, e nel grande valore sociale ed educativo dei suoi mille eventi che, per quanto propongano da anni gli stessi contenuti, permettono a pubblici sempre diversi di ascoltare parole e temi oscurati da politica e media tradizionali. Per questo l’essere qui in Africa e’ estremamente importante, nell’opportunita’ di connettere le grandi problematiche di questo continente (che riflettono gli effetti degli squilibri politici e commerciali sui quali si basa il sistema mondiale) al percorso di critica alla globalizzazione ed al neoliberismo, valorizzando la rete africana di organizzazioni sociali che lavorano quotidianamente per “un altro mondo possibile”, e normalmente marginali nel cirquito degli eventi che in questi hanni hanno promosso e diffuso la critica alla globalizzazioni e le relative proposte alternative.

Un segno concreto di cio’ e’ stato il coinvolgimento delle popolazioni ed organizzazioni delle baraccopoli di Nairobi (citta’ di 7 milioni di abitanti,  il cui 60% vive negli slums, i piu’ grandi dell’Africa) nel Forum, come ieri mi testimoniava Alex Zanotelli, tornato con grande emozione per la prima volta a Nairobi dal 2002, dopo i 12 anni passati nella baraccopoli di Koroghocho: alcuni seminari sono organizzati direttamente negli slums, sono previsti un paio di eventi (il primo stamane) che coinvolgono i “ragazzi di strada”, le organizzazioni sociali che lavorano nelle baraccopoli sono presenti nel Forum. Ma ovviamente noi abbiamo come priorita’ la promozione dei temi del commercio equo e dell’economia sociale, sia dentro il Forum che, soprattutto, fuori. Ieri sera 20 gennaio c’e’ stata la riunione preparatoria dei partecipanti alle iniziative sul commercio equo e l’economia sociale (al Forum sono formalmente presenti solo 3 organizzazioni del comes europeo), per coordinarci e dare degli obiettivi comuni alla dozzina di eventi (tra cui il seminario organizzato da Ctm altromercato, Fair, Ideas e Meru Herbs sulle prospettive e cambiamenti nel Fair Trade, che si terra’ oggi pomeriggio), che confluiranno nella sessione conclusiva del 24 gennaio.

Il valore della riunione non era dato dalla presenza di noi “soliti noti”, ma dai rappresentanti di organizzazioni attive sui temi dell’economia sociale o Fair Trade provenienti dal Togo, dalla Nigeria, dal Burkina Faso, dal Benin, dal Senegal, dalla Guinea, dal Niger, dal Sud Africa, e ovviamente dal Kenya. Nell’incontro si sono confrontate due ipotesi tra loro parzialmente diverse: una da’ priorita’ al lavoro di scambio di contenuti e di costruzione di un documento comune, l’altra di tradurre cio’ in proposte di azioni concrete da richiedere al Forum di inserire nella lista del PIANO DI AZIONE che dovrebbe concludere il Forum di Nairobi. Noi ci siano nettamente schierati per questa seconda ipotesi, proponendo che la delegazione al Forum dell’economia sociale proponga che il Piano d’Azione includa una settimana di mobilitazione mondiale sul consumo critico e responsabile, declinando azioni concrete e simboliche sulle quali dovrebbe convergere tutto il movimento mondiale coinvolto nel WSF. Cio’ perche’ questa secondo noi e’ la grande novita’ (e speranza di evitare un declino) di questo WSF: il volersi concludere con una lista di azioni correlate a 21 macro temi (uno dei quali e’ l’economia alternativa, e quindi ci riguarda direttamente) sui quali organizzare nel 2008 eventi mondiali che costituiscano da un lato la dimostrazione del risultato concreto del Forum, dall’altro la modalita’ per cui tenere attiva la tensione sui temi globali anche tra un Forum e l’altro (questione a nostro avviso principale per il futuro del Forum). Questa proposta, ardita ma possibile, dimostra a mio avviso che pure scontando le difficolta’ di dare prospettive ad un movimento mondiale che si incontra massimo una volta l’anno. il confronto interno produce proposte interessanti, positive, concrete.

A parte le nostre tematiche, questo Forum si caratterizza per temi non a caso collegati a problematiche tipiche del continente che lo ospita: la sovranita’ alimentare, la poverta’ estrema ed i bambini lavoratori, gli squilibri degli scambi commerciali internazionali, l’agricoltura, i diritti umani. Gli eventi organizzati sono oltre 1.100. Le organizzazioni italiane presenti sono una trentina, 500 gli italiani annunciati.

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Nairobi – 22 gennaio 2007

Alberto Zoratti – Fair

Cominciamo dalle piccole cose.
E cosa c’e’ di piu’ semplice di un nome? Nairobi. Una citta’ che sembra radicata nella storia, per quanto ne abbiamo sentito parlare. Alti grattacieli dove lavorano migliaia di business men ed enormi baraccopoli, dove vivono piu’ di due milioni e mezzo di persone. Una citta’ che convive quotidianamente nelle sue contraddizioni; a cominciare dalla percezione di essere di fronte ad una citta’ antica, ed invece di ritrovi in una citta’ particolarmente giovane, se pensiamo che ha visto le sue prime fondamenta attorno agli anni novanta del 1800. Per arrivare al nome. Nairobi, che in antico Masai significa “fonte delle acque fredde”, in una citta’ dove l’acqua e’ simbolo di discriminazione sociale, dove poche persone hanno diritto ad una acqua tutto sommato potabile, mentre diversi milioni si devono arrangiare tra un pozzo ed un rigagnolo.

Per questi motivi e per tanti altri ha un senso un Forum Sociale a Nairobi, nel paese dei parchi nazionali, dal Masai Mara ad Amboseli, e delle grandi discriminazioni sociali, dove decine di migliaia tra delegati e partecipanti, solo ieri si parlava di oltre 46mila persone, cercano in questi giorni di condividere le tante di letture del mondo che hanno fatto la forza di questo movimento.

 

Diverse migliaai di pass sono stati distribuiti tra le persone che vivono nelle baraccopoli, il Forum diventa cosi’ una vera occasione sociale per tutti, per poter incontrare quelle reti e quei movimenti che diverse volte hanno parlato a nome di un’umanita’ violentata e senza giustizia. Nairobi ti permette di guardarla in faccia, quell’umanita’, e di decidere (quando possibile) se e come andare avanti. Questo credo sia l’altro elemento centrale di questo Forum, inj questo molto simile al WSF di Bamako del 2006: c’e’ spazio e voce per i movimenti sociali, per i movimenti di contadini, per le donne e per gli abitanti degli slums. Ma non e’ uno spazio scenografico, non e’ la classica riserva naturale dove inserire la comunita’ in via di estinzione, ma e’ un luogo dove assieme si ascolta e si decide. Il movimento, soprattutto quello europeo, aveva bisogno di questo. Quello che potremmo definire un vero e proprio “bagno di realta’, dove le comunita’ ti chiedono di lasciar loro le redini del loro sviluppo, che passa attraverso l’integrazione dei mercati locali, ma senza dimenticare la dimensione sociale e quella culturale.

 

La risposta? Complessa, come del resto complessa e’ la realta’. E in questo anche il commercio equo ha trovato il momento per interrogare se stesso, per mettersi alla prova e per continuare a ragionare sulle sue contraddizioni: sostenibilita’ ambientale, economia d’esportazione e commercio sud-sud.

 

I prossimi giorni, cosi’ come quelli post WSF, saranno cruciali per riordinare le idee. E dopotutto, come non riordinarle, dopo che alcuni ragazzi della baraccopoli di Korogocho hanno contestato le mense all’aperto perche’ troppo care ed i delegati che li’ mangiavano perche’ definiti “ricchi”? 400 scellini per un panino o per un piatti di pasta sono troppi, dicono loro, quando un maestro di scuola primaria guadagna circa 10mila scellini al mese ed un dipendente statale quasi la meta’. Esagerati? Puo’ essere. Ma benvenuti nella patria della contraddizione, da dove i movimenti, paraddosalmente potrebbero rifondare se stessi.

Giorgio Dal Fiume

La disorganizzazione e’ notevole: sto scrivendo in ginocchio nella sala stampa causa mancanza di sedie…. al mio fianco un liberiano cerca da molto tempo, con grande calma, di comunicare con il suo paese… la connessione con internet viene e va liberamente… Ma come ho detto a un collega cercando di giustificare

i vari evidenti problemi organizzativi, ‘qui non siamo a Cambridge’.

E comunque, come sempre, la grande fiera che sono i Forum Sociali va avanti, ed i workshop si stanno svolgendo (pur in condizioni logistiche difficoltose per l’ascolto), e la gente partecipa. Questa edizione africana ha (come in parte avvenne anche nel 2004 a Mumbai in India, la cui edizione fu sorprendente per molti occidentali) per il momento modificato l’identita’ esterna del Forum: niente bandiere rosse, niente cheguevarismo da esposizione o simboli della sinistra tradizionale, scarsa visibilita’ per le organizzaizoni e gli eventi che richiamano esplicitamente il militantismo occidentale. Il che e’ un gran bene: da un lato corrisponde ad una effettiva decentralizzazione dei nostri miti e riti (il che non significa abbandonarli), dall’altro permette di meglio concentrarsi sui contenuti degli eventi e percepire le organizzazioni di base che costituiscono il valore aggiunto e l’energia propellente dei Forum Sociali (anche se esse da sole non possono dare una prospettiva concreta al Forum ed esaurirne l’orizzonte). Tra esse sono diverse quelle provenienti dagli enormi e disperati slums della capitale (dove si stanno svolgendo alcuni seminari cui contiamo di partecipare domani): e capita anche di essere contestati duramente mentre mangi nel ristorantino del Forum da un gruppo numeroso di ragazzi che accusano la ristorazione presente di ‘prezzi da capitalisti’ (effettivamente sono cari) e di esclusione sociale; hanno vari cartelli, ed alcuni bambini portano quello con scritto ‘puro ladro al 100%’.

A parte cio’ il WSF si trova in un equilibrio difficile: tra il fortissimo valore socioeducativo che ha rappresentato, ed il destino di ripetitivita’ e calo di tensione cui e’ destinato se non si innova qualcosa. Dopo aver saggiamente rinunciato negli anni scorsi  a dotarsi di un Comitato Centrale che detti la linea, o di trasformarsi in una sorta di partito politico sovranazionale, ora la scommessa lanciata dal Comitato Organizzatore di far sortire dal WSF un piano di azione che traduca la partecipazione al Forum in pressione sociale, e nella pratica di richieste/proposte concrete in grado di dare continuita’ e visibilita’ ai temi ed alle reti costruitesi durante i Forum, costituisce a nostro avviso il punto cruciale nella vita dei Forum Sociali Mondiali: cresciuti ed affermatisi come la piu’ grande novita’ politica e sociale del panorama mondiale dell’ultima decade, sono (siamo) condannati al declino se non riescono (riusciamo) ora a dimostrare di poter influenzare parte dell’opinione pubblica ed elevare i propri contenuti ad un grado di conflitto (nonviolento) tale da imporli almeno in parte nell’agenda della globalizzazione. Non sara’ facile e non potra’ avvenire in un anno, ma questa

e’ la direzione giusta, la scommessa da fare. Il mondo dell’economia sociale qui riunito (oltre agli africani: italiani, spagnoli, brasiliani, messicani, canadesi) la sera del 22 gennaio si e’ riunito per continuare la discussione su cose proporre come azione da inserire nel Piano, dato che uno tra i 21 temi del previsto Piano di Azione del Forum e’ sull’ “economia alternativa”; dopo alcune ore di discussione  (ai rappresentanti dei paesi gia’ citati si sono aggiunti quelli di Mali, Colombia, Guatemala) la decisione e’ stata di proporre una settimana di azione sul tema della sicurezza e sovranita’ alimentare e sul consumo critico e responsabile

I PRIMI SEMINARI SUL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE Il 21 e 22 si sono svolti i primi workshop sul Fair Trade, con una partecipazione notevole che porta sempre a constatare come il tema continui a “tirare” ed interessare molto: anche se noi stessi ci ripetiamo, ed scriviamo gli eventi con un po’ di inerzia, alla fine constatiamo che serve, serve. Nel seminario dedicato allo sviluppo del commercio equo in Africa si sono illustrate le attivita’ dei coordinamenti africani che si occupano di commercio equo, le difficolta’ e i percorsi per coinvolgere le organizzazioni africane nel Fair Trade, il rapporto con il commercio equo mondiale. Come sempre alla fine i bigliettini di presentazione personali scorrevano tra tutti i presenti, ma con una differenza sostanziale rispetto alle prime edizioni: nessuno (ne’ il produttore dello Zambia, ne’ il Vescovo dell’Uganda) ha chiesto ‘cos’e’ il Fair Trade?’: lo conoscevano gia’!

Noi siamo rimasti molto soddisfatti del workshop di ieri organizzato da Ctm

altromercato, Fair, Ideas (Spagna) e Meru Herbs (produttore kenyano): oltre

alle 80 persone presenti notevole e’ stato il livello degli interventi del

pubblico, cui abbiamo dedicato oltre meta’ del tempo: abbiamo raggiunto

l’obiettivo di coinvolgere i presenti nel pensare sulle problematiche

principali del Fair Trade del futuro, evitando di occupare il tempo presentando

le nostre organizzazioni e cosa facciamo: anche li’ tutti (maggioranza di

occiedentali, ma anche africani) davano per scontata la conoscenza del Fair

Trade, nonche’ la sua importanza come possibile strumento di cambiamento

sociale. Nella presentazione sono stati sollevati i temi principali che ci

stanno di fronte, come rischi, opportunita’, o entrambi: la possibile

confusione tra Fair Trade e commercio “etico”, anche dovuta alla

nostra crescita degli ultimi anni; il rapporto necessario ma problematico con

le imprese dell’economia tradizionale che vogliono entrare nel commercio equo

(tra cui le transnazionali); come riconoscere formalmente i criteri del

commercio equo, in che direzione andare, la necessita’ o meno del

riconoscimento legale; la ricerca del giusto equilibrio tra azione commerciale

e ruolo sociale; la connessione tra la visione del ruolo sociale del commercio

equo enfatizzata da (parte) del Nord del mondo, ed i bisogni concreti,

immediati e connessi spesso a problemi materiali o tecnici dei produttori. La

ventina di interventi si e’ perfettamente collocata su questa linea, proponendo

riflessioni e domande ed aggiungendo questioni: il rapporto tra mercato locale

ed esportazioni, e la necessita’ di evitare la dipendenza dei produttori

dall’export e di incentivare un modello di sviluppo centrato sulle esportazioni

mondiali; il ruolo educativo del commercio equo, su cui investire; la necessita,

di non chiudersi e rimanere una nicchia, aprendosi al mercato normale ed alla

grande distribuzione; la necessita’ di fornire opportunita’ concrete alle

condizioni di estrema poverta’ dei produttori africani, evitando scelte

elitarie; il rapporto con la certificazione, e come e quanto essa possa

tutelare gli attori del Fair Trade da imitazioni, o proporre altri problemi…

Abbiamo avuto la netta sensaizone che il pubblico se ne sia andato soddisfatto

di aver avito una rappresentazione non scontata delle questioni che

caratterizzano la fase attuale del commercio equo, e che rimangono aperte nella

riflessione ed azione di ognuno di noi. Tra gli organizzatori ci siamo detti che

ci piacerebbe portare questo livello di riflessione e partecipazione nei luoghi

di discussione del commercio equo italiano, a volte, in un contesto che

non e’ piu’ quello di pochi anni fa e che cambia in fretta, intento ad

osservare il proprio alluce e ragionare sul proprio
ombelico.

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Nairobi – 23 gennaio 2007

Giorgio Dal Fiume

Ieri sera i rappresentanti delle reti di commercio equo (per precisione le

organizzazione europee presenti sono: Ifat, Ctm altromercato, Fair, Ideas,

Mandacaru’, qualche altro rappresentante di Botteghe italiane sparso per il

Forum) hanno discusso di quale sara’ la proposta dell’economia sociale al Piano

di Azione che, centrato su 21 macro temi (dalla guerra al commercio

internazionale, dai migranti ai problemi ambientali, dall’agricoltura al

commercio delle armi…) costituira’ il prodotto del Forum Sociale Mondiale,

grande novita’ che rappresenta il punto di svolta fondamentale per il futuro

del WSF (vedi report del 22 gennaio). La discussione e’ partita dalla proposta

che era stata presentata il 20 sera da Ctm altromercato: una settimana di

mobilitazione mondiale sui temi del Consumo Responsabile. La discussione si e’

centrata sulle modalita’ ed i contenuti possibili, constatando un consenso che

alla fine ha lasciato da parte altre proposte. Consenso che ha coinvolto la

proposta, fatta da vari rappresentanti dei paesi del Sud del mondo, di

includere come tema della mobilitazione anche il tema della sovranita’

alimentare, per i suoi ovvi collegamenti con il tema del consumo alternativo ed

il forte coinvolgimento delle comunita’ del Sud del mondo. La proposta elaborata

dunque avra’ come titolo: UNA SETTIMANA DI MOBILITAZIONE MONDIALE SU SOVRANITA’

E SICUREZZA ALIMENTARE E SUL CONSUMO CRITICO E RESPONSABILE. PER UN MODELLO DI

SVILUPPO E CONSUMO ALTERNATIVO.

Le motivazioni della proposta tengono in considerazione che essa confluira’ in

un programma dove tutti gli altri macro temi sociali o connessi alla

globalizzazione saranno gia’ inclusi. E’ quindi importante per noi del Fair

Trade/economia sociale mantenere la nostra specificita’, e continuare a

caratterizzarci per portare aal Forum non solo temi di discussione ma anche

proposte concrete. La forza della proposta sta quindi nel permettere a tutte le

persone che verranno coinvolte dal paino di Azione che nel 2008 verra’ lanciato

dal Forum di poter tradurre la loro attenzione/partecipazione in una atto

concreto, che proprio percio’ acquisisce valore politico, momento di

partecipazione concreta al movimento globale, e atto pratico di contribuire ad

un modello di sviluppo basato su equita’ e rispetto dei beni comuni. Il senso

della proposta non e’ quindi quello di proporre una ‘buona azione’, ma di

evidenziare come la dimensione quotidiana del consumo costituisca un momento

nel quale associare alla critica al modello di sviluppo attuale una scelta

concreta che fa riferimento ad un modello di sviluppo alternativo. Inoltre e’

stata evidenziato l’alto valore educativo che puo’ avere una mobilitazione che

divulghi l’esistenza delle reti di economia sociale e dei valori connessi. La

decisione rappresenta anche una volonta’ di evitare campanilismi (cioe’ che

ogni realta’ presenti proposte relative al proprio ambito specifico: noi del

commercio equo abbiamo tutti chiesto subito di non fare proposte connesse al

Fair Trade, e di convergere tutti sul tema globale dell’economia sociale),

frutto anche del lavoro di collaborazione, lavori collettivi e reciproca

conoscenza che e’ stato possibile attuare grazie a i Forum Sociali Mondiali. Il

tema dell’economia sociale permette di presentare un tema complessivo,

facilmente comunicabile e comprensibile (non solo in Occidente), che permette

di tenere assieme tutti membri della famiglia dell’economia sociale

(servizi-finanza etica inclusi), favorendo la percezione delle reciproche

connessioni, della percezione di un modello di produzione/consumo non limitato

ad alcuni prodotti specifici, dell’inclusione del tema del consumo locale.

Domani 24 mattina ci sara’ la sessione conclusiva dei workshop sul commercio

equo, dove la proposta, che ci soddisfa molto, verraa’ dettagliata prima della

presentazione, il 24 pomeriggio, alla sessione conclusiva del WSF.

Infine l’ennesimo particolare esplicativo delle condizioni organizzative: dopo

tre giorni nei quali internet e’ stato piu’ assente che presente, ora chiudono

la sala stampa per ‘pulizie’…

Alberto Zoratti

Esther Penunia ha quarantacinque anni, viene dalle Filippine ed e’ presidente dell’AFA, l’Asian Farmers Association. IN un numero, nove milioni di uomini e donne, contadini, che vivono dei frutti della terra e rischiano di morire, non solo metaforicamente, per gli effetti del libero mercato. Se si potesse dare un peso alle persone sulla base di cio’ che rappresentano, i contadini farebbero la parte degli elefanti. Nove milioni nelle Filippine, cinquanta milioni nell’Africa occidentale, rappresentati da Roppa, diciotto milioni dall’Africa centrale, rappresentati dalla Propac. Una volta si sarebbe definita una massa di persone, oggi e’ una rete eterogenea, ma con le idee ben chiare.

“L’Africa e’ in grado di nutrire se stessa, perche’ e’ un continente ricco”, Philip Kiriro, in rappresentanza dell’EAFF, l’Eastern African Federation of Farmers. Nell’Africa dei paradossi, ecco il piu’ grande. Un continente ricco che cerca di amministrare il proprio capitale sociale, economico ed ambientale. E che chiede a gran voce ai contadini europei di fare pressioni sulla Commissione UE per rallentare, modificare, bloccare gli Accordi di Partenariato Economico che si stanno discutendo in questi mesi.

 Venti anni di moratoria, chiedono. “Per consolidare la nostra agricoltura e per chiedere un maggiore coinvolgimento dei movimenti sociali e contadini nei tavoli negoziali”, come chiede Kolyang Palebelo, dal Chad tesoriere di Roppa. Ed Esther Penunia a fianco fa eco dalle Filippine. “In rappresentanza di nove milioni di contadini asiatici, ci affianchiamo alle richieste dei movimenti di contadini africani, guardando loro come un modello di organizzazione politica e di interlocuzione istituzionale.”

 IL sasso e’ lanciato, la Wto e’ avvertita. Dallo stallo del Doha Round i negoziati stanno cercando di riprendere ossigeno, ma i movimenti contadini si stanno riorganizzando. Lo scontro e’ solo rinviato, per ora l’obiettivo sono gli Epa. Da bloccare. Subito/.

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